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Maria Cariello

Maria Cariello

Le dimissioni del Papa per il Bene della Chiesa e la lezione per l'uomo

In principio fu il teologo, il Prefetto del Sant'Uffizio, il «panzerkardinal», l'inflessibile custode dell'ortodossia, il "pastore tedesco" come ebbe a titolare «Il Manifesto», nel 2005. Ma a quel teologo, non sono state risparmiate critiche da chi si attendeva il «pugno di ferro» nella riaffermazione dell'identità cristiana europea, di fronte all'Islam, dimenticando le parole del Suo vescovo all'inizio del pontificato: «Il nuovo Papa sa che il suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi la luce di Cristo: non la propria luce, ma quella di Cristo».

In principio fu il teologo, il Prefetto del Sant'Uffizio, il «panzerkardinal», l'inflessibile custode dell'ortodossia, il "pastore tedesco" come ebbe a titolare «Il Manifesto», nel 2005. Ma a quel teologo, non sono state risparmiate critiche da chi si attendeva il «pugno di ferro» nella riaffermazione dell'identità cristiana europea, di fronte all'Islam, dimenticando le parole del Suo vescovo all'inizio del pontificato: «Il nuovo Papa sa che il suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi la luce di Cristo: non la propria luce, ma quella di Cristo».

Come pure la decisione di liberalizzare la messa antica, è costata cara a Benedetto XVI: il Papa voleva che vecchio rito e nuovo rito post-conciliare si arricchissero, restituendo al primo una sacralità ridimensionata dalla odierna sciatteria liturgica. E se per taluni debole e per altri intransigente, progressisti e conservatori, dimenticano il messaggio di Benedetto XVI a Fatima «Quando, nel sentire di molti, la fede cattolica non è più patrimonio comune della società e, spesso, si vede come un seme insidiato e offuscato da "divinità" e signori di questo mondo, difficilmente essa potrà toccare i cuori mediante semplici discorsi o richiami morali, e meno ancora attraverso generici richiami ai valori cristiani

In una Chiesa flagellata dalla pedofilia, dagli appelli alla disobbedienza, dal carrierismo delle toghe ecclesiastiche, dai denari, dai complotti, il Papa tedesco ha continuato a richiamare all'umiltà, alla testimonianza di una Chiesa "demondanizzata", in modo da essere veramente aperta al mondo.

Lucidamente e criticamente consapevole della fragilità della Chiesa nel riconoscere che: « la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione», Benedetto XVI rinnova la richiesta di umiltà nella Chiesa, perché solo chi è umile, sa di essere bisognoso del sostegno di un Altro, come ricorda nell'omelia celebrata a Lisbona l'11 maggio 2010: «Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e di funzioni; ma che cosa accadrà se il sale diventa insipido?».

Talmente insipido questo sale, che il fedele custode dell'ortodossia, forse piegato da un apparato troppo malato di potere, fece il gesto rivoluzionario, con una decisione antica nell'essenza e moderna nel Tempo, perché nelle Sue dimissioni è racchiusa una grande Lezione per l'uomo. Non riesco ad immaginare le inquietudini, gli interrogativi, i si ed i no di un Pontefice che decide di lasciare in vita la guida del suo Popolo, di abbassare il sipario sulla "Seconda Repubblica vaticana", in un mondo di oggi soggetto a rapidi mutamenti.

Possiamo forse calarci, al limite delle nostre possibilità, nei panni di un Pontefice - Uomo che si valuta inadeguato quanto a "vigore sia del corpo, sia dell'animo", proprio in questo tempo, quello agitato da questioni di grande rilevanza. Difficile comprendere quando la tentazione sia diventata determinazione, di compiere un gesto «per il bene della Chiesa», quella Chiesa, ce lo ha ripetuto ieri a proposito delle rivalità, delegittimata nel suo primato morale.

E non vi è dubbio che occorra un eccezionale vigore di corpo e di anima per contrastare questa malattia, auspicando un successore che vigoroso nel corpo e nell'anima, faccia pulizia, perchè nel momento in cui decide di dimettersi, Benedetto XVI utilizza se stesso come termometro, dando nei fatti, ragione a quegli episcopati che lamentano una Roma papale quale il luogo di interessi esclusivamente terreni .

Il tempo delle dimissioni non è casuale: arrivano nell'anniversario dei Patti lateranensi, nel mezzo di questa tristissima campagna elettorale ed il Conclave questa volta, metterà i giusti, davanti a pesanti responsabilità . E allora, lasciatemi leggere nelle parole e nell'unicità del gesto, una Lectio sulla grandezza dell'Essere Umano, nell'accettazione dei propri limiti e nell'Amore per gli altri, perchè in un'epoca dove il singolo considera se stesso l'unico universo da proteggere, l'Uomo potente rinuncia, perché quell'Universo di umanità, abbia la migliore delle Guide.

"Vi ho convocati a questo Concistoro ...... per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato".

Ecco il messaggio e l'invito: la responsabilità di ognuno verso l'altro, perché quel Dio nel distribuire ad ognuno qualità diverse, chiama a compiti e responsabilità diverse, tutti intimamente legati, che sia l'impegno come laici o come presbiteri, nella società e nella Chiesa, nei piccoli circoli come nelle auliche residenze. Non è un caso che nel dicembre 2012 il Papa sul Financial Times, nelle "Lezioni di Natale in tempo di austerità", invitava a "lasciarsi coinvolgere nel mondo, impegnandosi anche nella vita politica e nell'economia", senza "trascendere ogni forma di ideologia".

E come Gesù esorta all'amore attivo, quello del dono di sé di cui Egli stesso è testimone, così Ratzinger ci ricorda, Egli stesso testimone il più importante dei comandamenti: non è la Chiesa al servizio dell'uomo, bensì l'uomo al servizio della Chiesa.

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