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A cura di Blog Collettivo

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Le dinastie sindacali nel trasporto: prima i "clienti", poi utenti e aziende

Oggi l'Italia, con un parlamento e un governo nuovi, cerca di voltare pagina e scrivere un capitolo eccezionale della sua storia in una nuova dimensione e consapevolezza europea e europeistica. Mettere al centro il lavoro e la crescita non sarà semplice. Il trasporto pubblico locale è parte di questa centralità ed è fondamentale per non perdere la competizione con l'Ue.

Oggi l'Italia, con un parlamento e un governo nuovi, cerca di voltare pagina e scrivere un capitolo eccezionale della sua storia in una nuova dimensione e consapevolezza europea e europeistica. Mettere al centro il lavoro e la crescita non sarà semplice. Il trasporto pubblico locale è parte di questa centralità ed è fondamentale per non perdere la competizione con l'Ue.

Se l'Italia vuole diventare un paese competitivo, attrattivo, dovrà seriamente prendere in considerazione quanto è "smart e green", insomma indispensabile per il presente e il futuro, un buon sistema di trasporto pubblico. In Europa è già così; in Italia e soprattutto nel Sud ancora no. Il settore e' stato colpevolmente abbandonato, malgrado la domanda che anche da noi è in costante e in notevole aumento (dal 4 al 13%).

Le metodologie di mobilità attraverso il trasporto pubblico sono al centro delle attenzioni di tutte le città europee mentre in Italia il settore e' stato bombardato da norme contraddittorie e confuse ed è stato sottoposto ai tagli e alla riduzione dei trasferimenti. Le aziende che gestiscono il trasporto pubblico locale ne hanno pagato le conseguenze assieme ai lavoratori e agli utenti.

Va detto però che le aziende di trasporto vivendo troppo di trasferimenti e di contratti di servizio coperti da fondi pubblici si sono abituate nel corso degli anni a non prendere in considerazione con serietà e rigore la politica delle entrate dai ricavi da traffico e quella per aumentare il numero degli utenti. C'è stato e c'è molto continuismo burocratico nella gestione del trasporto pubblico locale sia da parte degli enti pubblici e locali, sia da parte delle aziende. Così come persiste ancora una cultura aziendale e sindacale che ha sempre sottovalutato la necessità di una efficace riorganizzazione interna come condizione per sempre più adeguate politiche di trasporto, così come persiste un atteggiamento di irresponsabile connivenza con fenomeni diffusi di evasione.

Oggi questo non è più possibile se si vogliono rispettare le nuove norme e se si vogliono salvare le stesse aziende di trasporto. Bisogna ricreare una nuova cultura delle gestioni aziendali e una nuova cultura sindacale per far partecipare i lavoratori del settore ai necessari processi di risanamento,di efficientamento e di rilancio delle aziende di trasporto pubblico locale. Non sono più sufficienti il solo trasferimento di risorse pubbliche e i corrispettivi dei contratti di servizio che saranno sempre di meno.

Per mantenere in equilibrio i conti e le gestioni delle aziende sono necessari anche interventi in direzione dei ricavi da traffico e di organizzazione dei servizi rivedendo sia le tratte, i percorsi , gli orari e sia gli strumenti e le forme di lotta all'evasione. Ci vuole per questo un nuovo e più coraggioso coinvolgimento dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali. Gli ultimi accordi per i rinnovi contrattuali del settore potranno certamente aiutare a creare queste condizioni.

Le vecchie logiche di gestione delle aziende di trasporto, storicamente sensibili alle spinte e alle pressioni politiche e sindacali, hanno dato vita a forme di consociativismo che hanno fatto il loro tempo. Non sono ( se mai lo siano mai state) compatibili con le esigenze di efficienza e di rigore gestionale delle aziende.

Tutte le aziende pubbliche, per le politiche aziendali, per il reclutamento, per la organizzazione e utilizzazione del personale, nella pur legittima e necessaria contrattazione aziendale, hanno da sempre subito e accettato le pressioni e le conseguenti mediazioni di sindacati e di capi sindacali che hanno costruito il loro consenso e le loro carriere attraverso un sistema di relazioni fatto molte volte di ricatti e di favori.

La storia delle relazioni sindacali delle aziende di trasporto, quella del reclutamento del personale è piena di fatti e di esempi di gestioni consociative che alle esigenze degli gli utenti, della qualità del servizio, degli stessi interessi delle proprietà pubbliche, hanno preferito le esigenze dei dipendenti, delle loro retribuzioni, delle loro carriere (con una maggiore attenzione a quelle dei sindacalisti aziendali). E con questi sistemi si sono affermate le fortune di molti sindacati aziendali. Faccio queste considerazioni sulla base della mia esperienza di amministratore di una azienda di trasporto interregionale dove all'atto del mio insediamento ho trovato molti dei problemi esposti.

Nove sigle sindacali produttrici di permessi sindacali e di rivendicazioni corporative, tra l'altro, molte volte difficilmente conciliabili con le esigenze del servizio e degli utenti. Un gran numero di lavoratori e lavoratrici con lo stesso cognome e molti di questi con riferimento parentale a varie generazioni di sindacalisti. Scarsissima attenzione ai sistemi di controllo e di lotta all'evasione. Disinteresse ai ricavi da traffico e alla riduzione dei costi. Tutto questo non è più possibile oltreché non più sopportabile. E se si riesce a contrastare e sconfiggere questa cultura, i risultati sono garantiti. Almeno questa è la mia esperienza.

Si è entrati in un'altra epoca, ci sono nuove normative che richiedono mutamenti radicali e comportamenti virtuosi sia agli amministratori, sia ai lavoratori. Ho letto e ho apprezzato l'intervento dell'avvocato Almiento, presidente della Stp di Brindisi. Le sue condivisibili considerazioni più che di solidarietà o delle solite denunce o minacce di un certo vecchio sindacalismo hanno bisogno invece di sostegni e di impegni da parte degli enti soci (Regione, Provincia, Comune Di Brindisi) e delle organizzazioni sindacali per poter risolvere alcune questioni strutturali relative ai costi aziendali che stanno soffocando l'azienda e ne stanno pregiudicando il futuro.

Mi permetto di suggerirgli per questo di insistere, di garantire impegno per la trasparenza nelle procedure per la selezione e il reclutamento di nuovo personale, ma di valutare anche, prima di eventuali assunzioni, se sono veramente necessarie e le condizioni che si potranno determinare con il nuovo Piano regionale dei servizi che, attenendosi alle nuove condizioni normative e regolamentari del settore, la Regione Puglia sta predisponendo (revisione dei servizi a domanda debole,riorganizzazione delle tratte e delle corse, obbligo per l'aumento dei ricavi da traffico,ecc.). Tale piano potrà avere conseguenze non solo sull'organizzazione del lavoro, sui turni, sugli orari ma anche sugli stessi organici aziendali che definiti in altre epoche non possono essere più considerati dei totem.

Nella mia esperienza di amministratore di una azienda pubblica di trasporto ho compreso che non bisogna mai fidarsi, quando si tratta di assunzioni di personale, delle proposte in materia che vengono soprattutto dai dirigenti e dai responsabili aziendali, molte volte avanzate per il quieto vivere e per non cambiare consuetudini e privilegi. L'autonomia di un amministratore si misura anche nel respingere spinte, pressioni, lusinghe di chi, sentendosi più vicino al sole, pretende avanzamenti o salti di carriera che rispondono solo alla vicinanza al potente di turno.

Il dibattito che l'intervento del presidente della Stp ha suscitato mi è apparso,alla luce di quanto sta accadendo nel settore e della situazione della Stp, fuorviante e tende a rimuovere i veri problemi che l'azienda ha di fronte. A partire dalla sua situazione finanziaria. Per la terza volta il bilancio della Stp è in disavanzo e per chiudere in pareggio, anche quest'anno ha fatto ricorso al fondo di riserva costruito dal defunto Giovanni Mitrotta. Fondo ormai esaurito.

Il prossimo esercizio finanziario della Stp (per capirci quello in corso) sarà in perdita netta se non ci saranno interventi strutturali o di riconoscimento di servizi erogati ma non finanziati o di chiusura di quei servizi finanziariamente non più sostenibili. Altro che risanamento avviato dalla gestione precedente a quella di Almiento e che qualcuno senza cognizione di causa aveva strombazzato come virtuosamente avviato da un "manager disinteressato e capace".

I problemi della Stp sono ancora tutti lì ma di questo parlerò in un prossimo intervento a partire dal futuro di questa azienda che nel 2013 rischia di dover rinunciare a due dei tre soci dal momento che la Regione ha deciso di vendere le proprie quote e che, comunque vada, non ci sarà più la Provincia di Brindisi.

 

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