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Martedì, 30 Novembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Le emozioni non si controllano, si vivono

Cosa possiamo fare per stare bene? Ci dicono fin da piccoli di essere leggeri, non fare pensieri negativi, non stressarsi, non piangere per una banalità. E ad ognuno di noi è capitato più di qualche volta di provare emozioni e pensieri spiacevoli

Cosa possiamo fare per stare bene? Ci dicono fin da piccoli di essere leggeri, non fare pensieri negativi, non stressarsi, non piangere per una banalità. E ad ognuno di noi è capitato più di qualche volta di provare emozioni e pensieri spiacevoli come rabbia, tristezza, angoscia, vergogna, gelosia legati all’idea di non farcela, non essere inferiori, messi da parte, giudicati, ignorati, presi in giro, scavalcati. Ecco che avremo messo in atto strategie per evitare di stare male, perché non ci hanno mai detto che il dolore fa parte dell’esistenza e non si può evitare. A nessuno, di fatto, piace soffrire e, quando questa sofferenza diventa troppo grande per essere sopportata, cerchiamo il modo per non sentirla.

In realtà le emozioni vanno guardate, sempre e tutte perché abitano dentro di noi come la dolcezza, la tenerezza. E per cacciarle via mettiamo in atto strategie di controllo tra cui la fuga e la lotta. Al primo gruppo appartengono il nascondersi o evitare luoghi, persone situazioni, attività che tendono a suscitare pensieri o emozioni spiacevoli; il distrarsi stordendosi con l’uso di farmaci, droghe e alcol. Attraverso l’attacco invece, reprimiamo pensieri ed emozioni indesiderate, spingendoli nel profondo, oppure lottiamo contro di essi tentando di renderli più piacevoli; oppure li dominiamo dicendoci “stai calmo!”, “reagisci!” autocostringendoci a sentirsi diversamente.

Queste strategie assorbono una grande quantità di tempo e di energie e, qualora riducano le emozioni spiacevoli nel breve periodo, si rivelano inefficaci a lungo termine. Primo perché siamo in una continua lotta con noi stessi e ciò non può renderci tranquilli, e poi perché è dimostrato che la frequenza del pensiero al quale si cerca di non pensare si ripresenta più frequentemente di prima. È un po’ come dirci “Non pensare all’elefante blu che vola” e sarà la prima cosa a cui penderemmo e spesso. Quindi, se il dolore è inevitabile, possiamo evitare di creare ulteriore sofferenza cercando di evitarlo. 

Per agire in modo coerente con i propri valori e ciò che è importante per noi è necessario prima accettare i nostri sentimenti, accoglierli, abbracciarli e fare loro un po’ di spazio. Non devono necessariamente piacerci, ma possiamo scendere a patti consapevoli che in quel momento viviamo quella sensazione.  

Dentro di noi ci sono luci ed ombre e le seconde servono perché ci siano le prime: è necessario “accogliere” appieno gli errori, i matrimoni sbagliati, i litigi, l’ira, la rabbia, la gelosia, il dolore per un lutto. In tal modo ci ricongiungiamo con il nostro lato più profondo e ci conosciamo meglio. Non dobbiamo dirci come stare, ma possiamo provare a percepirci in che stato siamo, guardandoci dentro e dall’esterno, come osservatori di un quadro. Dalla giusta distanza, senza giudizi o commenti. Pensiamo alla fioritura: improvvisamente un fiore si apre ed ecco il profumo. La pianta non si oppone, si arrende a qualcosa che non sa cosa sia. Ed è questa la meraviglia.

Se siamo immersi dentro di noi in quello che stiamo facendo, di volta in volta, non siamo passivi, ma impariamo a essere protagonisti della nostra stessa vita, senza perderci nemmeno un attimo di ciò che ci accade. Pronti e consapevoli delle grandi risorse che nascondiamo a noi stessi per fronteggiare non necessariamente vincendo, ogni situazione

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