Domenica, 24 Ottobre 2021
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Alla ricerca dei contatti nel nostro Paese del terrorista Anis Amri

Continuano, senza soste, le indagini degli inquirenti dopo l’uccisione avvenuta a Sesto San Giovanni, da parte di un agente della polizia, di Anis Amri, il giovane tunisino responsabile del recente attentato compiuto a Berlino e costato la vita a 12 persone

Continuano, senza soste, le indagini degli inquirenti dopo l’uccisione avvenuta a Sesto San Giovanni, da parte di un agente della polizia, di Anis Amri, il giovane tunisino responsabile del recente attentato compiuto a Berlino e costato la vita a 12 persone. Si sta cercando di capire esattamente dove Amri fosse diretto la notte scorsa, in quanto proprio dal luogo dove è stato rintracciato partono abitualmente numerosi bus, diretti sia verso l’estero quanto al Sud Italia.

Non si esclude, infatti, che il tunisino godesse di amicizie ed appoggi logistici anche nel nostro Paese, dove ricordiamo era stato anche detenuto per ben 4 anni. Pu essendo personaggio già segnalato alle autorità europee per la sua provata radicalizzazione sul terreno dell’ estremismo islamico, Amri avrebbe preso la decisione di compiere l’attentato di Berlino, impadronendosi un Tir di un camionista polacco dopo averlo freddato a colpi di pistola, in maniera autonoma, senza una precisa regia esterna.

Il cadavere di Anis Amri-2

Intanto, continuano le polemiche per la diffusione dell’ identità e della foto dell’ agente di polizia che lo ha individuato ed eliminato a Sesto San Giovanni, dopo che lo stesso Amri aveva ferito un suo collega ad un spalla. I suoi profili privati sui social sono stati oscurati, ma resta da capire bene chi è perché abbia voluto far da subito trapelare la sua identità a tutta la stampa italiana, mettendo questo agente sul binario del serio rischio di vedette e ritorsioni da parte dei fondamentalisti islamici.

Dal fronte politico non mancano le polemiche. Beppe Grillo ha detto che in Italia vanno accolti tutti i richiedenti asilo, ma che i clandestini devono essere subito rimpatriati, nell’ ottica anche della revisione del trattato di Schengen. Dal Pd gli rifacciano di essersi ora appiattito sulle posizioni di Salvini, mentre vengono da più parti tirate in ballo le regole sui rimpatri che sarebbero tutte da riscrivere. Dopo la detenzione per reati connessi agli stupefacenti nel carcere dell’ Ucciardone a Palermo, infatti,  Amri era stato espulso, ma la Tunisia si era rifiutata di farlo rientrare in patria.

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