Martedì, 26 Ottobre 2021
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Le psicosi e la schizofrenia: un modo diverso di vedere l'ovvio

In questo quinto appuntamento sugli aspetti psicopatologici più diffusi nella nostra società, parleremo di uno disturbo che colpisce circa il 2% della popolazione italiana: la schizofrenia, disturbo circoscritto nel più largo e diffuso quadro psicotico

In questo quinto appuntamento sugli aspetti psicopatologici più diffusi nella nostra società, parleremo di uno disturbo che colpisce circa il 2% della popolazione italiana: la schizofrenia, disturbo circoscritto nel più largo e diffuso quadro psicotico. Questo tipo di disturbo può incutere un forte senso di timore data la sua apparente sintomatologia ma, parimenti a qualsiasi altra patologia psicologica o organica, essa può esser affrontata solo dal momento in cui decade lo stigma del malato come essere “diverso” da tutti gli altri. Del resto, riportando la frase di Franco Basaglia (eminente psichiatra e neurologo italiano): “Visto da vicino, nessuno è normale”.

“Giovanni è un adolescente di 19 anni, primogenito, proveniente da una famiglia composta da madre, padre e dure sorelle. La sua infanzia è stata simile a quella di qualunque bambino, anche se Giovanni è sempre stato un po’ chiuso ed introverso, ma in linea con tanti altri bambini  riflessivi, capaci di esprimere grande intelligenza e sensibilità nelle varie situazioni in cui si trovano.

Il suo rendimento scolastico non è mai stato eccelso, ma ciò non gli impediva di raggiungere facilmente la promozione, sia alle scuole primarie, che secondarie di primo grado. I cambiamenti più importanti sopraggiungono quando si appresta a terminare il biennio delle scuole superiori: le nuove conoscenze e quel senso d’onnipotenza tipico degli adolescenti lo porta a fare nuove esperienze, strutturare nuove abitudini e il contatto con il mondo delle droghe leggere.

Non è una novità che sono gli anni della tarda adolescenza (16-18 anni) quelli in cui i giovani entrano a contatto con questa tipologia di sostanze: hascisc e marjuana fanno parte del gergo tipico degli adolescenti. Se poi consideriamo che, secondo i dati Onu, circa il  14,6% dei cittadini italiani tra i 15 e 65  anni hanno fatto uso di cannabis nel 2015 (cifra logicamente stimata per difetto), avremo ben chiaro come l’errore di Giovanni è comune a molte persone.

Durante questi anni la personalità del nostro adolescente cambia: non ha più quell’indole dolce, sostituita da un’estrema propensione all’irritabilità;  nonostante un senso di stanchezza e fiacchezza che pregiudica le sue normali attività quotidiane, vive sempre sul chi va là, in un costante senso di allarme ed inquietudine.

I genitori riconducono questi atteggiamenti alle normali vicissitudini tipiche dell’adolescenza, e ne si può dar loro torto: anche se eccessivi, gli atteggiamenti di Giovanni sono sovrapponibili a tanti “momenti no” che attraversano i ragazzi: un brutto voto a scuola, litigi con i propri coetanei e illusioni amorose sono episodi importantissimi in questa età.

Diversamente dagli altri però, i comportamenti del nostro ragazzo sono molto più “pervasivi” cioè capaci di alterare il proprio modo di vedere la realtà e di influenzare profondamente il proprio  stato d’animo. Le conseguenze di questi stati interiori portano l’adolescente ad una progressiva chiusura in sé stesso. Tali atteggiamenti sono i sintomi prodromici dello stato psicotico che verso cui Giovanni sta andando incontro.

Ha ormai 18 anni e il suo comportamento è divenuto sempre più “bizzarro”, tanto da far crescere la preoccupazione dei genitori, ancora restii a riconoscere completamente il problema. L’adolescente ha problemi nel dormire, ha perso il suo interesse verso gli amici, il basket, sport che da piccolo gli dava parecchie soddisfazioni, ed accusa un umore depresso, accompagnato da quel senso di tensione già citato prima.

Il vero “punto di rottura” arriva quasi all’improvviso quando durante un pomeriggio, mentre Giovanni stava riposando in camera,  la madre sente il giovane urlare frasi apparentemente senza senso: sono come degli sfoghi, in cui il ragazzo urla verso il vuoto intimando i propri pensieri, che egli percepisce come voci, di lasciarlo in pace. Vi è il riferimento a spiriti che gli intimano a fuggire di casa prima che sia troppo tardi.” Il caso appena riportato può esser considerato il modello con cui si verificano molti stati psicotici tipici della tarda adolescenza, che possono evolvere in schizofrenia.

Le psicosi si definiscono come un gruppo eterogeneo di disturbi in cui possono comparire comportamenti e sintomi che inducono il soggetto ad una “compromissione dell’esame di realtà”. Fra tutte le patologie, queste sono le più insidiose e difficili da curare, malattie invasive ed invalidanti. 

Le fasi premorbose sono caratterizzate da tratti di personalità specifici, utili per una diagnosi “a posteriori”, mentre le fasi prodromiche (cioè antecedenti all’insorgenza della chiara patologia) compaiono con  sintomi stabili e facilmente interpretabili, anche se non ancora così pervasivi e debilitanti per poter effettuare una diagnosi. Questa verrà effettuata solo quando compariranno una serie complessa di disturbi: allucinazioni (vedere o sentire figure o voci inesistenti); deliri (pensieri privi di logica o di elementi reali); appiattimento affettivo (sostanziale assenza di emozioni, soprattutto positive); perdita d’interessi; comportamenti aggressivi.

Questi elementi, riferenti alla classica schizofrenia, possono sfociare in convinzioni magiche, preoccupazioni estreme su temi religiosi o magico occultistici, perdita delle componenti cognitive superiori ed isolamento sociale. Anche se i sintomi si possono mostrare in modo diversificato e soggettivo in base ai singoli casi, le esperienze più frequenti riportano il fastidio nello stare con gli altri.

Emergono sensazioni corporee intense, pensieri che viaggiano in modo autonomo finché non si impongono sulle volontà dei soggetti, e dispercezioni corporee (corpo fluido, parti del corpo vissute come esterne). In questi casi è di primaria importanza rivolgersi ai centri territoriali dedicati alla Salute mentale, affinché la persona e la sua famiglia possano esser aiutate da un’equipe multidisciplinare verso un processo di recupero o contenimento estremamente variabile in base ai vari aspetti specifici. Prima si intraprende il percorso terapeutico, maggiori sono le probabilità di guarigione.

L’insorgenza del disturbo inizia generalmente nell’adolescenza, prima con disturbi meno pervadenti, e poi col classico “punto di rottura” in cui si presentano  sintomi più evidenti. Secondo in modello cognitivo-comportamentale, la genesi del disturbo è dovuta a più fattori: la vulnerabilità psicobiologica unita ai fattori stressanti e alle abilità sociali deficitarie da parte del paziente sarebbero gli elementi alla base dell’insorgenza del disturbo. Da ricerche scientifiche decennali, sembrerebbe chiara la correlazione tra uso della cannabis e l’insorgenza della schizofrenia in personalità predisposte al disturbo. La guarigione si verifica nel 25% dei casi (specialmente nei casi in cui la comparsa dei sintomi si assesti intorno ai 25/30 anni d’età): un paziente su due avrà bisogno di un sostegno relativo o di una rete di supporto; nel restante 25% dei casi, la prognosi è sfavorevole .

Un esempio famoso di schizofrenia geniale è riscontrabile nel matematico premio nobel John Forbes Nash Jr., egregiamente interpretato da Russel Crowe nel film “A Bautiful Mind”. La pellicola uscita nel 2001 porta al grande pubblico una delle rappresentazioni tipiche della mente psicotica, una psiche in grado di vedere cose che non possono entrare nella mente intatta, ma non aperta, di molte persone sane (Ronald David Laing).

Per richieste specifiche su temi da affrontare prossimamente, potrete inviare i vostri suggerimenti all’indirizzo e-mail posto in calce a termine dell’articolo. (v.brugnola@libero.it)“

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