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Carmelo Molfetta

Carmelo Molfetta

Legge elettorale: corsi e ricorsi storici. La politica ne tenga conto

All’inizio fu la “Legge Acerbo”. Nel 1923, occhio alle date, nell’ottobre del ’22 c’era già stata la “Marcia su Roma”, fu approvata la nuova legge elettorale che, come usa, prese il nome dal deputato dell’epoca proponente. Mussolini utilizzò abilmente quella legge elettorale, nella più colpevole sottovalutazione della sinistra del tempo.

All'inizio fu la "Legge Acerbo". Nel 1923, occhio alle date, nell'ottobre del '22 c'era già stata la "Marcia su Roma", fu approvata la nuova legge elettorale che, come usa, prese il nome dal deputato dell'epoca proponente. Mussolini utilizzò abilmente quella legge elettorale, nella più colpevole sottovalutazione della sinistra del tempo, e, attraverso il famoso "Listone", nel quale confluirono la Destra liberale e cattolica, si accaparrò quasi il 65% dei voti.

Era una legge che consentiva a quella forza politica che avesse raggiunto (solo) il 25% dei voti un premio di maggioranza di ben i 2/3 dei 535 seggi parlamentari. Una enormità elettorale che spalancò, insieme a tanti altri fattori ben noti agli italiani, le porte al "ventennio fascista".

Era una legge elettorale del tipo maggioritario che attribuiva una amplissima maggioranza parlamentare al vincitore, ed assegnava i restanti 179 seggi con il metodo proporzionale. Tradotto possiamo dire che chi vinceva era un tutt'uno, chi perdeva era rappresentato per quota elettorale, cioè diviso e coagulato dall'essere all'opposizione.

Seguirono gli anni della tragedia della guerra mondiale, fino ai giorni della rinascita. L'Italia si dette l'imperativo categorico del "mai più" ed iniziò la rinascita democratica con la Costituente e con la Carta Costituzionale.

E così come ogni sistema democratico vuole, anche l'Italia abbracciò il principio del bilanciamento tra i poteri dello Stato, adottò una carta dei principi fondamentali, stabilì la irreversibilità della forma repubblicana sottraendola alla stessa possibilità di essere sottoposta a revisione costituzionale, e soprattutto indicò nel Popolo Italiano l'unico sovrano riconosciuto contro ogni altra idea di sovranità antidemocratica.

In questo contesto di "mai più" venne adottata una legge elettorale che potesse dare ad ogni singolo cittadino la possibilità di scegliere il proprio partito e il proprio candidato. Dal 1946 al 1993, si è votato con il sistema elettorale cosiddetto "proporzionale", la cui essenziale caratteristica è costituita dal principio generale "di una testa un voto", per dire cioè, che il voto di ogni elettore ha lo stesso "peso" in termini di efficacia sulla rappresentanza.

A seguire, sino al 2005 si è votato con il Mattarellum; un sistema misto tra maggioritario e proporzionale, e dal 2006 si è votato con il Porcellum recentemente dichiarato incostituzionale.

Durante la vigenza del sistema proporzionale, con una legge promulgata nel 1953, che è passata alla storia come "legge truffa", si introdusse una modifica al vigente sistema elettorale introducendo il premio di maggioranza del 65% dei seggi a favore di quella lista, o gruppo di lista, che alla consultazione elettorale avesse raggiunto il 50% dei voti (per certi versi finanche più democratica del Porcellum che invece attribuiva il premio di maggioranza senza aver previsto un tetto minimo da superare).

Per una manciata di voti le forze politiche centriste dell'epoca mancarono l'obiettivo, e un vero e proprio sommovimento popolare portò all'abrogazione di quella legge elettorale tornando al sistema proporzionale.

Quando la Politica ascoltava il popolo era la stessa Politica, attraverso i Partiti, a trovare le soluzioni, oggi che la Politica è sempre più asserragliata nel proprio fortilizio, occorre l'intervento della Corte Costituzionale per rimettere a le cose a posto (speriamo!)

L'analisi politica sottostante alle varie leggi elettorali che si sono succedute, ha evidenziato il passaggio dalla necessità, primaria, di garantire la piena espressione di voto al singolo elettore, che con il sistema proporzionale veniva rispettata, a quella di garantire la cosiddetta "governabilità", modificando così la prospettiva di interesse da tutelare.

Oggi, poi, si è raggiunto il massimo della contorsione e dell'aggrovigliamento su se stessa della politica, per cui chi ha votato un partito, una idea o anche solo un programma, si trova rappresentato e governato da forze politiche antagoniste tra di loro. L'opinione pubblica ed il senso comune della gente, tuttavia, oggi sotto i morsi feroci della crisi, vuole che la Politica trovi soluzioni ai tanti problemi che ci affliggono: almeno quelle la Politica le dia.

 

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