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Carmelo Molfetta

Carmelo Molfetta

Legge elettorale: la partita preferenze è ancora aperta

La questione è tutt’altro che chiusa. Le indecisioni e le titubanze politiche in relazione alla riforma elettorale stanno a dimostrare che sul tema alcune questioni sono ancora aperte e hanno un peso decisivo sullo stesso esito finale. Si tratta di incertezze che serpeggiano in modo trasversale tra i partiti politici che si sono impegnati nel procedere ad effettuare la riforma, ma anche all’interno degli stessi partiti.

La questione è tutt'altro che chiusa. Le indecisioni e le titubanze politiche in relazione alla riforma elettorale stanno a dimostrare che sul tema alcune questioni sono ancora aperte e hanno un peso decisivo sullo stesso esito finale. Si tratta di incertezze che serpeggiano in modo trasversale tra i partiti politici che si sono impegnati nel procedere ad effettuare la riforma, ma anche all'interno degli stessi partiti: è troppo forte l'attaccamento al potere decisionale sulle scelte delle candidature.

L'impressione che si ha da cittadini appena appena scolarizzati in materia politica è che sulle scelte che si compiranno in via definitiva peseranno ancora i calcoli elettorali a discapito di scelte di sistema a garanzia della volontà di voto del corpo elettorale il più corrispondente possibile ai suoi intendimenti. Vedremo come si chiuderà la partita, anche se non è detto che si possa considerare definitivamente chiusa: alcune rivendicazioni assolutistiche dei pentastellati e di FI non lasciano sperare nulla di buono.

Il percorso tracciato dalla Corte Costituzionale ha previsto alcuni punti fermi ineludibili. La governabilità ha acquisito i connotati di rango costituzionale: la nuova legge elettorale dovrà tenerne conto. Il premio di maggioranza è stato sdoganato a condizione che sia previsto un tetto minimo da superare per potervi accedere e dovrà essere contenuto entro limiti accettabili. Le liste bloccate sono state bocciate, in particolare sono state bocciate quelle molto affollate.

Sulle preferenze la partita è ancora aperta. Nonostante la nuova proposta di legge elettorale preveda le liste bloccate corte, e con ciò sembrerebbe rientrante negli indirizzi della Corte, la soluzione prospettata risulta indigesta a tanti. L'elettorato, che pure si è già espresso per l'abrogazione delle preferenze multiple con il referendum elettorale del 1991 sconfessando l'ordine di Craxi di "andare tutti al mare", continua a vedere nelle liste bloccate una limitazione delle proprie libertà di scelta ed a ritenere le preferenze lo strumento più idoneo a rappresentare il territorio.

Tuttavia, sul punto, rifuggendo da ogni considerazione populistica, occorre ricordare che, a differenza di altre esperienze conosciute nel mondo, (la costituzione americana non consente l'elezione né al Senato né alla Camera dei rappresentanti, se non si è residenti nello Stato in cui si viene eletti), in Italia, ma si potrebbe estendere il principio all'Europa, prevale il principio della rappresentanza nazionale e del divieto di mandato imperativo - su cui abbiamo già scritto - rispetto al principio della rappresentanza territoriale.

Come tutti ricorderanno alle ultime elezioni Berlusconi si è presentato capolista per il Senato in tutte le circoscrizioni, così come Ingroia in quasi tutte. Ed anche questo meccanismo è risultato elusivo delle reali capacità di rappresentanza degli eletti perché i non eletti venivano promossi a seconda della scelta operata da colui che veniva eletto. Questo vulnus della multicandidabilità sembrerebbe essere stato definitivamente escluso ed è cosa giusta.

Il bilanciamento tra il principio della rappresentanza nazionale con quello della rappresentanza territoriale sembrerebbe garantito dalle liste bloccate corte con collegi elettorali piccoli (e dunque più candidati) ed il divieto della multicandidabilità. Rimane il problema di chi sceglie i candidati candidabili.

Secondo la Costituzione, sono i partiti politici lo strumento della democrazia attraverso i quali i cittadini liberamente associati, partecipano alle scelte di politica nazionale. Ma di questi tempi i partiti non godono di grande fiducia nei cittadini e sono spesso disertati o, addirittura osteggiati.

Eppure è attraverso i partiti politici che le scelte dei candidati devono passare, e sarebbe opportuno che i cittadini se ne riappropriassero cacciando avventurieri, senza mestieri, demagoghi, affaristi e tutti quelli che vedono nella politica solo un mezzo per la propria realizzazione personale.

Il trionfo del merito è la chiave di volta: nella vita civile e in politica. Se si applicasse questo criterio la distinzione tra uomini e donne, a proposito di quote rosa,("il sessismo è un virus" ha detto il Presidente Napolitano) non avrebbe senso perché ad essere premiati sarebbero i migliori: a prescindere.

 

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