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Peppino Caldarola

Peppino Caldarola

L'incomprensibile scontro nella sinistra pugliese, che litiga invece di interrogarsi

Non capisco. Devo confessare che non capisco quel che sta accadendo nella sinistra pugliese. Invece di trovare un accordo per rilanciare la giunta regionale e evitare che alle prossime elezioni la palla passi alla destra (o a Grillo?), vedo che lo scontro si fa incandescente.

Non capisco. Devo confessare che non capisco quel che sta accadendo nella sinistra pugliese. Invece di trovare un accordo per rilanciare la giunta regionale e evitare che alle prossime elezioni la palla passi alla destra (o a Grillo?), vedo che lo scontro si fa incandescente. Non capisco Vendola che non dialoga con il partito di maggioranza. Non capisco questo partito che addebita solo a Vendola la sconfitta elettorale che ha molti padri. L'unica buona impressione me l'ha fatta Rosa Stanisci, compagna di altri tempi, che si è dimessa per evitare di finire stritolata in un braccio di ferro senza senso.

L'abc della politica dovrebbe spingere i duellanti a interrogarsi, possibilmente insieme, sulle ragioni di una sconfitta bruciante. Il dato di fondo è allarmante: una fase politica si è esaurita, pezzi di elettorato se ne sono andati, la proposta di centro-sinistra non ha avuto appeal. Le leadership si valutano e si apprezzano, anche e soprattutto, nelle sconfitte, quando mettono insieme i dati della realtà e non cercano scorciatoie auto-giustificative. Nessuno è innocente. Tutti dovrebbero dire agli elettori che sono rimasti e che se ne sono andati: chiediamo scusa ma ora abbiamo capito.

Diceva Mao che chi non fa inchieste non ha diritto di parola. Non sono così intransigente e Mao è ormai giustamente fuori moda. Ma non ho letto ancora una spiegazione scientifica del disastro elettorale. Eppure sono certo che c'è un'opinione pubblica di centro-sinistra che sta osservando curiosa e angosciata quel che accade nel proprio campo e che tutto vorrebbe meno che una guerra civile. Invece i toni si fanno alti, le sfide pure, si minacciano dimissioni con leggerezza, ci si infila in tortuosi ragionamenti auto-giustificativi. E' davvero un brutto spettacolo.

Ma credete davvero che se si sono perse le elezioni sia solo responsabilità di Bersani (che pure ha le sue)? Non c'è forse un'inquietudine di fondo del nostro mondo che non siamo riusciti ad intercettare? Non c'è bisogno di maggiore umiltà da parte di chi dirige, ad ogni livello, per assumersi la responsabilità e aprirsi alle critiche senza mostrare fastidio o supponenza? Con quel che accade attorno a noi, con quel che accade nelle nostre fabbriche, nei posti di lavoro, è proprio necessario offrire questo spettacolo da comari invelenite? Scusate lo sfogo di un emigrato sempre più apolide.

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