Domenica, 24 Ottobre 2021
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Lo psicologo a scuola: a cosa serve, come rivolgersi al servizio di ascolto

Chiedere aiuto, confidarsi, esprimere un disagio, esporsi. Allungare la mano perché qualcosa non va e aver bisogno di una persona accanto, di una spalla sulla quale piangere, una pacca per sentirsi appoggiati, confortati, amati, ascoltati

Chiedere aiuto, confidarsi, esprimere un disagio, esporsi.  Allungare la mano perché qualcosa non va e aver bisogno di una persona accanto, di una spalla sulla quale piangere, una pacca per sentirsi appoggiati, confortati, amati, ascoltati. Spesso lo facciamo con un’amica, un genitore, una collega e ci sentiamo meglio. E ritorna il sorriso. Se, però quel dolore resta, quella sofferenza continua a dilaniarci dentro, forse avremo bisogno di un supporto diverso. Specialmente nelle scuole, dove accadono atti di bullismo, di razzismo, di impulsività, dove la gestione di un gruppo classe diventa sempre più difficile, si sente l’esigenza di essere ascoltati.

La scuola è il primo scoglio dopo la famiglia, a cui approdano decine di generazione di alunni pronti a formarsi, non solo didatticamente, ma come uomini e donne del domani. Le famiglie odierne presentano diverse difficoltà economiche, di rotture coniugali, di affidamento, di gestione dei figli molto importanti e che il minore porta a scuola come un disagio personale. Nelle scuole della nostra provincia, tra cui Latiano, Brindisi, San Vito dei Normanni, Ostuni, si offre lo Sportello d’Ascolto Psicologico gratuito come grande opportunità per affrontare e risolvere problematiche inerenti la crescita, l’insuccesso, la dispersione scolastica, il bullismo, o quelle tipiche del periodo adolescenziale.

Lo Sportello d’Ascolto è uno spazio dedicato prioritariamente ai ragazzi, ai loro problemi, alle loro difficoltà con il mondo della scuola, la famiglia, i pari, per capire e contribuire a risolvere le difficoltà che naturalmente possono sorgere nel crescere. L’esperto a disposizione mantenendo il segreto professionale (D. Lgs. 30.6.2003, n.196), non svolge un vero percorso di psicoterapia, ma un counseling, con l’obiettivo di ri-orientare il minore, di ridurre la confusione, ristabilire ordini di priorità sulla base dei suoi valori, di focalizzare le proprie esigenze tenendole separate dalle pressioni di tipo sociale cui egli è sensibile.

Gli incontri, 3-4 per alunno sono sufficienti per consentire al minore di focalizzare le soluzioni attuabili, a riscoprire le proprie potenzialità inespresse, ad uscire dall’impasse che in alcuni momenti della vita causa passività e sofferenza. Se, invece, dovessero emergere problematiche che necessitano un maggior approfondimento, lo psicologo si occuperà di indirizzare lo studente presso un Servizio adeguato al proseguimento del lavoro. L’ascolto rivolto agli alunni è orientato all’accogliere il problema presentato, in spirito di non giudizio, accettazione del momento difficile che si sta attraversando, di cooperazione e gestione alla risoluzione di conflitti/disagi.

Lo psicologo a scuola è a disposizione anche di insegnanti e genitori, al fine di considerare insieme modalità di relazione più funzionali al benessere dell’allievo, cercando una linea di collaborazione comune tra tutti gli “adulti” che ruotano attorno al ragazzo. Per gli adolescenti è necessario il consenso informato dei genitori. I docenti sono supportati nel loro giornaliero lavoro educativo e formativo, al fine di ottimizzarlo e ritagliarlo ad hoc per l’alunno o il gruppo classe che necessita. Rispetto ai genitori, si privilegia il potenziamento delle capacità genitoriali e delle abilità comunicativo /relazionali con i figli.

Lo sportello d’ascolto si configura come uno spazio riservato, personale e anonimo di accoglienza e di ascolto della persona; ci si rivolge a seguito di difficoltà di tipo personale, interpersonale, affettivo e relazionale. Confrontarsi e aprirsi rispetto ad un problema, una difficoltà è il primo passo verso la risoluzione e la serenità. Riuscire ad parlare ad un esperto non è un etichettamento alla “follia” lo sarebbe se avessimo la presunzione di portare il fardello da soli: invece qualcuno che ha studiato ed è specializzato potrebbe alleviarci quel peso.

Cosa ci costa? L’immagine, il ritenersi deboli nel chiedere aiuto? Questo è un preconcetto verso noi stessi: dovremo imparare a pensare che non siamo così onnipotenti da poter risolvere “tutto e sempre”. Varcare la soglia dello sportello d’ascolto è un modo per diventare consapevoli del fatto che il disagio esiste e può essere risolto, perché noi stessi siamo gli artefici del nostro benessere psicofisiologico e di chi sarà uomo domani. Ciò che ci accompagnerà nella vita siamo noi stessi, impariamo a prendercene cura e insegniamo ai più piccoli a farlo. (rita.verardi@libero.it)

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