Martedì, 18 Maggio 2021
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Non arrendersi alla depressione: guarire si può

Che cosa hanno in comune Jim Carrey, Kirsten Dunst, Leonardo Di Caprio, Gigi Buffon, Robbie Williams e Uma Thurman, Francesco Testi ed Anne Hathaway? Oltre a un certo grado di popolarità, tutti i personaggi citati (ma l’elenco potrebbe continuare…) hanno avuto esperienze depressive

Che cosa hanno in comune Jim Carrey, Kirsten Dunst, Leonardo Di Caprio, Gigi Buffon,  Robbie Williams e Uma Thurman, Francesco Testi ed Anne Hathaway? Oltre a un certo grado di popolarità, tutti i personaggi citati (ma l’elenco potrebbe continuare…) hanno avuto esperienze depressive: il grande male del ventesimo secolo. Eppure, la depressione ha sempre accompagnato l'uomo nel corso della sua storia, basti pensare che anche Ippocrate si soffermò nel descriverla come il frutto dello squilibrio tra mente e corpo.

Ad oggi, questo disturbo è stato ampiamente studiato e frammentato, al punto da distinguere le depressioni maggiori da quelle minori, la depressione psicotica da quella bipolare, la post partum, la depressione stagionale e così via. Generalmente tutte le persone che sono state colpite da forme lievi o importanti, riportano di aver vissuto dei disturbi emotivi, sentimenti inadeguati ai contesti, con un umore triste e la perdita di piacere nel fare attività quotidiane che prima erano espletate felicemente.

Tutto questo provoca l’apportarsi di ritmi disadattati rispetto alla routine giornaliera e la costante difficoltà ad adempiere ai propri impegni, se non a costo di enormi fatiche difficilmente ripetibili nel tempo. Infatti, le sensazione di stanchezza provata induce l'individuo a risparmiare energie diminuendo la propria attività, diventando più passivo ed esponendosi ancora di più al senso di fatica.

Nel corso dell'attività terapica, i pazienti rimangono sorpresi mentre intuiscono che la depressione si esprime sull'individuo con un senso di sfiducia verso sé stesso, gli altri e il futuro, una triade che colpisce ogni aspetto della propria vita rendendo difficile scorgere anche il più flebile alito di speranza nel cono d'ombra in cui ci si sente attirati.

Ed è questo il motivo per cui non sempre è possibile uscirne con le proprie forze.
A provocare la depressione c'è di solito un evento scatenante che può materializzarsi in un insuccesso lavorativo, un lutto in famiglia, la malattia di persona amata o altre cause più sfuggenti come il cambio di stagione o la nascita del proprio bambino nei casi di depressione post-partum. In altri casi la depressione può sorgere senza un motivo specifico.

I tabù imposti dalla nostra società, orientata all'emoticon sorridente e impaurita dalle naturali difficoltà dell'uomo, non devono indurre all'errore di credere che la depressione sia qualcosa di raro e di cui vergognarsi: secondo le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’anno 2020 la depressione sarà la seconda causa di malattia, dopo le malattie cardiovascolari, in tutto il mondo, Italia compresa.

Quindi, il disturbo depressivo è tra le malattie più diffuse nel mondo e in continua crescita: si stima, per difetto, che ne soffra almeno il 15% della popolazione italiana (i diabetici, per fare un esempio, sono solo il 5%). Una dei migliori orientamenti terapeutici psicologici, in termini di guarigione, riguarda il versante cognitivo comportamentale, che propone una piena collaborazione tra paziente e terapeuta, i quali formano una squadra che lavora per raggiungere il medesimo obiettivo.

Il percorso che si intraprende è organizzato secondo una struttura solida che richiede, da una parte, la collaborazione attiva del terapeuta col paziente nell’esplorare e comprendere le esperienze psicologiche di quest’ultimo e, dall’altra, la partecipazione e la collaborazione attive del paziente come protagonista del proprio percorso terapeutico, stabilendo assieme al terapeuta i programmi di attività e homework per massimizzare i miglioramenti.

La nostra vita, le nostre emozioni e il rapporto con i nostri cari sono elementi troppo importanti per rinunciarvi, il mondo si mostra con una serie infinita di colori ed è un vero peccato abbandonarsi alla condizione di vedere tutto il concepito con delle lenti grigie, capaci di appiattire la vivacità di ogni forma di gioia. Guarire si può, basta provare.

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