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Lo sport fa bene all'autismo: stare in gruppo aumenta l'autostima

Può avere il potere di aprire la strada a nuove forme di comunicazione nei bambini che ne soffrono. E la disabilità non è più un impedimento

L’autismo, come sappiamo è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d'interessi e comportamenti ripetitivi. E non c’è cura definitiva. Ci sono interventi psicoeducativi e parent training per le famiglie che alleviano le sofferenze e possono dare un certo grado di autonomia ai bambini. In particolare la musica e lo sport possono avere il potere di aprire la strada a nuove forme di comunicazione nei bambini che ne soffrono. E la disabilità non è più un impedimento per praticarle.

In particolare numerose ricerche hanno dimostrato che esiste una stretta correlazione tra sport e salute mentale portando benefici a livello psicofisico e importanti miglioramenti nel funzionamento comportamentale. Sono stati considerati la corsa, l’equitazione, le arti marziali, lo yoga e la danza, il nuoto, praticati in un rapporto di uno a uno e sembra abbiano portato benefici per i comportamenti stereotipati e ripetitivi, livello di attenzione, performance accademica, comportamento socio-emotivo.

Ci sono dei fattori da tenere ben presente. Il basso funzionamento pone maggiori sfide in termini di compliance all’intervento; un ambiente caotico e con tante persone – come uno spogliatoio -  potrebbe in un primo momento essere vissuto come frustrante e poco comprensibile. Pertanto sarebbe preferibile iniziare con sport di piccoli gruppi e in cui il ragazzo autistico possa mantenere i propri spazi.

Occorre valutare le reali abilità motorie, e proporre sport in cui non sia richiesta un eccessiva prestazione fisica, perché il bambino possa implementare le proprie capacità, la forza, la flessibilità e la coordinazione nel corso del tempo, migliorando la performance. Un'altra variabile è il livello di frustrazione nell’accettare la competizione. Importante poi è chiedersi se il bambino mostra severe difficoltà nella socializzazione, scegliendo sport apparentemente individuali, ma hanno in realtà una connotazione gruppale e consentono di partecipare senza la necessità di interpretare i segnali verbali degli altri, nuoto di gruppo, tiro con l’arco, atletica, bocce, scherma.

Di fatto però una volta scelta l’attività più adeguata, essa sarà un aiuto nella gestione dei comportamenti problema del bambino. Si punta all’integrazione, all’autonomia, ad abbassare i livelli di frustrazione e imparare, seppur lentamente e con difficoltà, alla cooperazione e alla socializzazione. Tutti questi fattori rendono partecipativo il bambino autistico ad un attività che regala senso al suo tempo libero, poiché è giusto che ogni bambino abbia la sua dose giornaliera di moto per scaricare le tensioni. Stare in gruppo e mettere in atto le proprie abilità aumenta anche i livelli di autostima, riducendo i comportamenti ripetitivi e stereotipati rendendoli più funzionali.

Sarà importante contattare centri e associazioni che si occupano di questo, in cui ci siano professionisti, equipe scientifica e volontari pronti a collaborare con la famiglia e a prendersi carico non solo del bambino ma anche dei genitori. Mettendo al centro non solo la disabilità, ma soprattutto la persona. (rita.verardi@libero.it)

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