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Lupi spiazza Assoporti: arriva una riforma radicale. E Brindisi rischia

La svolta per la portualità italiana, almeno dal fronte delle buone intenzioni, arriva a fine mattinata di ieri 29 ottobre quando all’assemblea di Assoporti, fino ad allora immersa in un profondo torpore da sonno letale, è intervenuto il ministro delle Infrastrutture Lupi. Fino all’intervento del ministro, l’assemblea annuale dell’associazione che rappresenta le 24 autorità portuali italiane, è stato lo specchio della profonda crisi in cui versano queste istituzioni.

La svolta per la portualità italiana, almeno dal fronte delle buone intenzioni, arriva a fine mattinata di ieri 29 ottobre quando all’assemblea di Assoporti, fino ad allora immersa in un profondo torpore da sonno letale, è intervenuto il ministro delle Infrastrutture Lupi. Fino all’intervento del ministro, l’assemblea annuale dell’associazione che rappresenta le 24 autorità portuali italiane, è stato lo specchio della profonda crisi in cui versano queste istituzioni (quasi un terzo commissariate), inefficienti, costose, soffocate dall’ingerenza della politica, inadeguate rispetto alle esigenze della moderna logistica che pensa e ragiona in termini di sistemi intermodali, che vede i porti non come attori principali ma componenti di una catena logistica in cui nessun anello deve essere debole.

Per poter competere un territorio deve diventare “logistico”. Deve offrire infrastrutture che garantiscono l’intermodalità, essere agganciato ai corridoi europei, essere attrattivo grazie all’offerta di infrastrutture per i grandi operatori logistici, i soli soggetti capaci di offrire servizi necessari al moderno mercato dei trasporti. Questo ragionamento è valido su scala nazionale, regionale e territoriale, non è più sufficiente ragionare in termini di singoli piani regolatori portuali rinchiusi nei miseri confini demaniali appartenenti al porto, ma bisogna ragionare per ambiti più estesi. E mentre in Senato la politica supportata da qualche lobby portuale di vecchio stampo, cerca di far passare una cattiva, inadeguata e conservatrice riforma della portualità italiana, il ministro Lupi opportunamente rompe i giochi e promette un intervento radicale in merito alla portualità italiana, affermando il corretto principio che i porti sono una parte di un sistema più vasto a cui occorre dare gli strumenti per essere competitivo.

Ma cosa ha detto Lupi di rivoluzionario? Se non diamo risposte – ha affermato il ministro - arriveremo al titolo del Secolo («associazione finta» riunita «in un’assemblea inutile», così titolava ieri il Secolo XIX quotidiano genovese in merito all’assemblea dei porti tenuta ieri). Oltre a bacchettare l’associazione, le affermazioni del ministro rappresentano la fine della proposta di riforma portuale ora al Senato. Il ministro Lupi facendo capire che il lavoro del Ministero è in fase avanzata, ha dichiarato che in 30 giorni presenterà una riforma radicale, concertando con il Parlamento, gli operatori, le associazioni, i provvedimenti urgenti che il governo metterà in campo.

Da fonti attendibili si percepisce che vi sia già un testo bello e pronto, in cui si prevede un superamento delle Autorità Portuali così come sono attualmente concepite, cioè enti pubblici non economici che gestiscono un demanio marittimo limitato, localizzato attorno alle banchine, senza proiezione territoriale. Si va ad un superamento delle stesse autorità portuali, introducendo finalmente le “Autorità logistiche” con una nuova natura giuridica da conferire, che potrebbe essere quella delle Società per azioni che gestiscono macroaree, individuate probabilmente ricalcando lo schema dei Sistemi logistici definiti nel Piano della Logistica Nazionale. Finalmente non si parla solo di porti ma di modello di governo di tutta la filiera intermodale e logistica di un territorio.

Il ministro ha concluso il suo intervento con un “basta parlare del numero delle Autorità portuali in Italia. Sono 24, ne vogliamo 7, 8, 10…Basta! Non ne usciamo più, cambiamo logica”. Se è questa la strada segnata dal ministro, sono pienamente convinto della sua validità, grosso modo è quella indicata dal gruppo di esperti di cui facevo parte, guidati dall’allora sottosegretario alle Infrastrutture Paolo Uggè, che varò nel 2006 il Piano nazionale della Logistica basato sui sistemi logistici territoriali. Alla luce di questa riforma epocale prospettata dal ministro Lupi attuabile pare in tempi brevi, occorre chiedersi che influenza avrà sul nostro territorio?

Le domande sono tante, se le autorità saranno 7,8,10, che fine farà quella brindisina? Se si introdurranno le Autorità Logistiche, quale contributo logistico oggi il territorio brindisino è in grado di dare al sistema logistico in cui territorialmente si collocherà, visto che in tutti questi anni le istituzioni locali non hanno appoggiato le proposte progettuali che andavano in questo senso ed oggi Brindisi si ritrova colpevolmente senza una vera piattaforma intermodale a servizio del porto e del proprio territorio, cosa non accaduta a Taranto e Bari? Cosa dire dei progetti inutili di questi anni e costati tanti soldi pubblici? Siamo sicuri che i tre binari, la cui gara è stata appena pubblicata in questi giorni dall’Autorità Portuale di Brindisi renderanno la banchina di Costa Morena Est un terminal intermodale?

Ma perché la stessa Autorità ne limita la funzionalità progettando al lato dei binari, una strada per connettere un originale terminal Crociere da collocare in testa alla stessa banchina di Costa Morena Est, limitrofo alle navi carboniere? Come mai si progetta e si mette in gara questa opera su una banchina destinata fra l’altro non a traffico passeggeri ma a traffico commerciale, col risultato quando mai fosse realizzato il terminal crocieristico (è stato previsto il traffico capace di attrarre?) di compromettere fortemente una importante risorsa commerciale del porto di Brindisi costato milioni di euro? Forse il Terminal traghetti delle Vele localizzato in quella posizione su Costa Morena Ovest garantirà lo sviluppo del traffico traghetti rendendo il porto di Brindisi adeguato alle autostrade del mare?

Cosa dire dei famosi cinque nuovi accosti per i quali è stato perso il finanziamento Cipe di 50 milioni di euro, la cui mancata realizzazione indebolisce le potenzialità del porto? Tutte domande legittime a cui gli enti locali dovrebbero iniziare a fornire risposte concrete, se si vorrà gestire con successo questa nuova fase di cambiamento epocale per la nostra città, che prevederà l’inclusione del porto in un sistema territoriale più ampio, cercando di giocare un ruolo di primo piano in questa nuova partita.

E mentre si promette di varare nuovi piani regolatori e nuove strategie di sviluppo agganciate a chi sa quali visioni strategiche, vale anche per noi brindisini l’affermazione del ministro Lupi fatta ieri all’Assemblea dei porti “Basta! Non ne usciamo più, cambiamo logica”. Se non lo si fa, vuol dire che abbiamo visto all’opera l’ultimo presidente dell’ Autorità Portuale brindisina, l’ultima se mai verrà proposta, strategia di sviluppo portuale, l’ultimo Comitato Portuale, l’ultimo balletto per la nomina dell’ultimo segretario generale e via continuando. Mi auguro di cuore che fra le tante cose ultime che stiamo vedendo, a riforma Lupi fatta, non assisteremo nel prossimo futuro all’immobilismo delle attività portuali che stanno caratterizzando il territorio in questi ultimi anni della nostra storia cittadina.

 

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