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Francesco Saponaro

Francesco Saponaro

L'utopia? Meglio riprendersi il proprio destino partecipando alla vita pubblica

Caro Carmine, ho letto del tuo disappunto per il dibattito sul futuro della sinistra svolto si il 12 aprile a cura di Left. I relatori, tra cui il sottoscritto, ti hanno dato l'impressione di avere la testa rivolta al passato. Mi assumo un terzo della responsabilità di aver deluso le tue aspettative.

Caro Carmine, ho letto del tuo disappunto per il dibattito sul futuro della sinistra svolto si il 12 aprile a cura di Left. I relatori, tra cui il sottoscritto, ti hanno dato l'impressione di avere la testa rivolta al passato. Mi assumo un terzo della responsabilità di aver deluso le tue aspettative. Ma permettimi di esprimere la mia incredulità' quando ho ascoltato dalla tua voce, e poi letto nel tuo intervento, che la ricetta per costruire il futuro e attrarre i giovani a sinistra starebbe nella capacità di far sognare o addirittura nella proposizione di una Utopia ( letteralmente "un mondo che non c'è'' secondo il Dizionario Treccani).

Ma come, siamo nel pieno della crisi di aspetti fondamentali del modello sociale europeo, uno dei più avanzati della storia dell'umanità, di cui la sinistra socialista democratica europea, compresi noi, può menar giusto vanto, e tu dici: scordiamo il passato e sogniamo una terra che non c'è senza indicare almeno un contorno di questa isola? Non vorrei sembrarti troppo polemico ma mi sembra una fuga dalla realtà. Va bene, non discutiamo del passato se dubiti che discutere del proprio passato sia anche il miglior rimedio per non incorrere negli stessi errori. Parliamo solo del futuro.

Caparbiamente ti chiedo: non ti sembra il caso di elaborare "semplicemente" una nuova frontiera del socialismo democratico che, partendo dall'ideale di una Europa unita produttiva, giusta e solidale, affronti le nuove sfide del mondo globalizzato e interconnesso? Non sono più attuali gli ideali della giustizia sociale e della piena occupazione solo perché sono più' difficilmente praticabili o solo perché da Occhetto in poi si è detto presuntuosamente di voler andare oltre il secolo socialdemocratico senza spiegare dove si trova e come è fatto questo 'oltre'? Certo che la lezione del voto è importante. Ma la mia impressione è che si tratti di una lezione antitetica all'utopismo sociale.

Persino nelle forme più ingenue di aspirazione alla democrazia diretta che percorrono una parte dell'elettorato grillino io vedo la concretezza disincantata di chi, giovane o meno giovane, comunque vuole cercare di riappropriarsi del proprio destino partecipando alla vita pubblica piuttosto che nutrire aspettative di palingenesi sociale. Meno Irap e costi della politica burocratica piuttosto che Città del Sole. Sicuramente la sinistra storica ha pagato l'appannamento del suo profilo riformatore e di promozione della partecipazione popolare. La ricetta per risalire la china? Semplice e difficile: programmi di riforma sociale accompagnati, come propone Fabrizio Barca, dal tentativo di superare i limiti oligarchici della democrazia rappresentativa.

Nel 2007 io e Guglielmo Minervini abbiamo promosso una consultazione popolare sulle scelte della programmazione regionale. I numeri di questa esperienza sono: 2000 partecipanti ai Forum; 57.000 contatti via Internet, circa 600 contributi propositivi anche pregevoli. Guglielmo ha continuato instancabilmente ricercando la partecipazione anche sul Piano della Salute e su altri programmi regionali. Non sarà stata "democrazia deliberativa", ma abbiamo cercato di sperimentare una diversa idea della amministrazione regionale.

Perché ora non meritiamo nemmeno di poter partecipare ad una consultazione telematica sulle scelte del Partito Democratico? Ma ora ti lascio. Non voglio parlare troppo del passato. La politica dei giorni nostri non impone distrazioni. Vado a votare Stefano Rodotà....

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