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A cura di Blog Collettivo

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Mare e industria: l'università certifica che le nostre acque sono pulite

Parlare di ambiente nel nostro territorio in maniera oggettiva e scientifica non è un mestiere facile a causa di una storia ormai secolare di insediamenti industriali nella nostra città. La mancanza di informazione e di dati scientifici spesso genera in larga parte della cittadinanza una serie di giudizi preconcetti e di reazioni di autodifesa istintiva.

Parlare di ambiente nel nostro territorio in maniera oggettiva e scientifica non è un mestiere facile a causa di una storia ormai secolare di insediamenti industriali nella nostra città.  La mancanza di informazione e di dati scientifici spesso genera in larga parte della cittadinanza una serie di giudizi preconcetti e di reazioni di autodifesa istintiva. Quando poi l'ambiente viene associato alla salute, bisogna porre la massima attenzione alle correlazioni tra le attività cosiddette antropiche - e cioè quelle che normalmente svolgiamo nella vita cittadina, nelle campagne e nelle industrie - e gli effetti sulla nostra salute e sul nostro habitat naturale.

Alla luce delle considerazioni che precedono, vorrei occuparmi di una componente significativa dell’ambiente in cui viviamo (che i tecnici definiscono “matrice ambientale”): intendo riferirmi al tratto di mare antistante la città e, in particolare, la zona industriale. Il mare è certamente un bersaglio, se non il principale, degli scarichi idrici delle varie attività umane (urbane, agronomiche, industriali) attraverso corsi d'acqua, condotte e falde acquifere. E nel mare vivono e prosperano piante e animali che rappresentano un valore del nostro territorio anche, per non dire soprattutto, in ottica turistica e di fruizione eco-sostenibile delle risorse marine (pesca).

Pochi sanno che nel 2006 la Provincia di Brindisi e le principali aziende insediate nella zona industriale del comune capoluogo hanno stipulato una convenzione per il monitoraggio dell’ambiente marino prospiciente l’area industriale. Le aziende hanno finanziato, con un contributo economico rilevante, un fondo che è stato utilizzato dalla Provincia per effettuare il primo monitoraggio marino sistematico durato ben 5 anni.

Mi corre l’obbligo di sottolineare, al riguardo, la totale indipendenza della Provincia nella gestione del monitoraggio. Nessuna delle industrie finanziatrici ha avuto, quindi, in alcun modo ruoli nella stesura dei piani, raccolta dati e redazione dei report finali.  La Provincia di Brindisi ha incaricato l’Università del Salento di svolgere le relative indagini. Le attività di monitoraggio hanno avuto inizio nel 2007 e sono terminate nel dicembre 2012, interessando il tratto costiero compreso tra il porto di Brindisi e la centrale termoelettrica di Cerano, oltre a due aree di controllo poste a Sud e a Nord dell’area principale.

Il 25 giugno del 2013, con il coordinamento di Confindustria Brindisi, la convenzione è stata rinnovata per ulteriori 5 anni.  Il piano di monitoraggio dell’ambiente marino assume una grande valenza proprio perché condotto dall’Università del Salento, ente terzo rispetto alla provincia di Brindisi e alle aziende finanziatrici, e ci riporta un quadro preciso e oggettivo dello stato di salute di questo tratto di mare. Ci consente inoltre, una volta tanto, di poter parlare della relazione tra industria e ambiente con il supporto di dati certi e non sulla base di preconcetti.

Mi preme, altresì, rimarcare che la maggior parte delle aziende aderenti alla convenzione lo ha fatto in maniera spontanea. Solo per alcune di esse, infatti, il monitoraggio rientra tra le prescrizioni previste dalle rispettive Autorizzazioni Integrate Ambientali.  Occorre considerare, nell’analisi dei dati, che Brindisi rappresenta il terminale ultimo degli “scarichi” (civili, agrari e industriali) che provengono da buona parte della provincia attraverso il Cillarese ed il suo corpo idrico superficiale che arriva dai paesi dell'entroterra.

Ciò nonostante, le analisi chimiche e microbiologiche delle acque, dei sedimenti e della componente biota (vita animale e vegetale), hanno dato atto di una situazione dell’ambiente marino assolutamente nella norma. In particolare, i campionamenti effettuati sulle acque hanno evidenziato che i composti ricercati sono risultati presenti in concentrazioni di poco superiori o al di sotto del campo di misurazione applicato. Solo in alcuni siti è stata riscontrata un’elevata quantità di Azoto Totale-indice di contaminazione da scarichi urbani ed attività agronomiche.

L’analisi dei sedimenti marini, inoltre, ha riportato la presenza di pesticidi, metalli bioaccumulabili e Ipa tutti abbondantemente al di sotto dei limiti massimi imposti dalla normativa vigente.  Anche per quanto riguarda la componente biota (vita vegetale e animale che caratterizza una determinata area), giova notare che i valori riferiti a sostanze con proprietà tossicologiche - quali diossine, pesticidi e Ipa - sono di molto al di sotto dei limiti di determinazione.

Infine, le analisi batteriologiche volte ad accertare la presenza di rischi igienico sanitari, hanno consentito di formulare un giudizio di qualità ambientale dell’acque “eccellente” (secondo la classificazione prevista dal D.lgs. 116/2008 per le acque destinate alla balneazione). Ciò anche grazie agli investimenti fatti per convogliare gli scarichi negli impianti di depurazione.

Le relazioni conclusive dell’Università del Salento riscontrano, peraltro, possibili impatti delle attività antropiche su alcuni degli organismi che popolano l’ambiente marino, pur qualificando lo “stato ecologico” delle acque come “decisamente elevato”, in conformità della classificazione prevista dal D.lgs. 152/2006. Proprio per queste ragioni, l’indirizzo dato dall’Università è quello di proseguire nelle analisi per ulteriori approfondimenti.

Invito che è stato prontamente raccolto dalle Società, attraverso la sottoscrizione, nello scorso giugno, del rinnovo della Convenzione per ulteriori 5 anni.  In conclusione, il monitoraggio in parola ha dimostrato, con dati ineccepibili, uno stato assolutamente positivo dell’ambiente marino, al di là di facili e demagogici catastrofismi ambientali. Uso questi aggettivi, senza alcuna intenzione polemica, ma solo per evidenziare la circostanza che solitamente talune posizioni non sono supportate da riscontri scientifici.  Le relazioni sullo studio condotto dall’Università del Salento sono disponibili presso gli uffici di Confindustria Brindisi.

*vice presidente vicario Confindustria Brindisi

 

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