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Covid-19 e psicosi: quando nel nostro cervello vince l'irrazionale

L'impatto sulla nostra mente dell'epidemia da coronavirus sta provocando visioni eccessive della effettiva realtà

Nelle foto, banchi desolatamente vuoti in un supermercato milanese nella serata del 23 febbraio

La comparsa del famigerato Sars-CoV-2, noto come Coronavirus, è probabilmente l’evento per cui verrà ricordato questo 2020. Le particolari condizioni igieniche e le abitudini di alcuni paesi della Cina hanno fatto sì che un microrganismo acellulare con caratteristiche di parassita, presente negli animali, facesse il salto di specie arrivando sino all’uomo.

Contrariamente a quanto pensiamo, le nuove tecnologie, la nostra vita iper-connessa e le opinioni quasi onniscienti se non arroganti che pullulano sui social, nulla possono contro il manifestarsi della natura in uno dei fenomeni più antichi sul nostro pianeta: la lotta per la sopravvivenza di ogni organismo, compreso il Sars-CoV-2.

Non starò qui a descrivere aspetti biologici e sanitari del virus in questione; ritengo, invece, utile soffermarsi sugli esiti psicologici che questi focolai d’infezione, sparsi nel pianeta, arrecano agli individui. È giusto chiarire che la situazione è seria e solo la prevenzione ed il corretto contenimento possono evitare dati ben peggiori di quelli scrupolosamente forniti dai telegiornali; questo, tuttavia, c’entra ben poco con gli episodi di psicosi collettiva verificatisi in Italia a partire dalla seconda metà di febbraio.

Treni bloccati a Lecce, Milano, Venezia e Napoli: è bastato uno starnuto od un banale colpo di tosse per innescare nei presenti reazioni quasi isteriche. Non solo nei treni, in qualunque locale pubblico siamo oramai attentissimi, se non paranoici, a percepire ogni possibile sintomo di raffreddore o influenza nel giro di svariati metri di distanza; supermercati e farmacie prese d’assalto, il sito Amazon vende persino piccoli stock di Amuchina al modico prezzo di 100 euro.

Se è vero che il virus è potenzialmente letale (come moltissimi virus di cui non ci preoccupiamo), è anche vero che la nostra mente è capace di perdersi in un bicchiere d’acqua. Probabilmente questa settimana vedrà in Italia il moltiplicarsi di pazienti infetti e l’aumento di misure di contenimento, con modalità ed informazioni che metteranno alla prova tranquillità e ragione.

Un supermercato milanese nella serata del 23 febbraio 2020-3

Il Coronavirus non è un’influenza banale ma i rimedi per contenerne la proliferazione sono i classici consigli dati dai medici ogni anno, indicazioni che puntualmente disattendiamo e comunque gli indici di mortalità non raggiungono valori drammatici, quindi perché questa psicosi?

È bene sapere che in tali condizioni di stress e bombardamento informativo, la nostra mente più antica, la paleocorteccia, inizia la sua lotta contro la parte più razionale e recente del cervello, in un duello talvolta impari da cui scaturiscono decisioni fondate sull’emotività e stati di terrore ed ansia ingiustificati.

Inoltre, il nostro cervello funziona molte volte tramite scorciatoie di pensiero: una di esse, chiamata “euristica della disponibilità”, rende falsamente più probabili, gli eventi che maggiormente vengono portati alla nostra attenzione. Dunque, la costante informazione mediatica relativa ai decessi per Coronavirus porta alla percezione, in alcune menti, di dati sovrastimati ed eccessivi, ignorando le dovute proporzioni e percentuali matematiche su cui si basa la scienza.

Facendo un esempio semplice: se i telegiornali dessero più spazio agli incidenti provocati dall'utilizzo di aspirapolveri, questi elettrodomestici probabilmente subirebbero un calo delle vendite che altrimenti non avverrebbe.

Quindi, la corsa nei supermercati per svuotare gli scaffali, l’acquisto di litri di amuchina e diagnosticare il Sars-CoV-2 ad ogni persona che sternutisce per strada è utile? Ovviamente no e non fa altro che amplificare la percezione di uno stato di emergenza catastrofica ben lontana dalla realtà dei fatti.

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Certi meccanismi di pensiero sono insiti nella nostra psiche, ma contrastarli si può, tramite la razionalità e la corretta informazione, lo studio da fonti attendibili e mettendo al bando le condivisioni delle fake news ed isolando post polemici o dai toni apocalittici dei social network. Queste piccole regole di buon senso sono forse tra gli strumenti più utili in questi momenti difficili.

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