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A cura di Blog Collettivo

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"Miracoli", vita e morte nella Brindisi ai tempi del divo Giulio (uno senza scorta)

Se c’è un personaggio politico di primo piano, di quelli che contano davvero per intenderci, che abbia segnato la vita di Brindisi e dei brindisini per quasi mezzo secolo, quello di sicuro è stato Giulio Andreotti. Non si può parlare dell’Andreotti brindisino senza riferirsi direttamente a chi gli fu particolarmente vicino, non solo politicamente.

Se c'è un personaggio politico di primo piano, di quelli che contano davvero per intenderci, che abbia segnato la vita di Brindisi e dei brindisini per quasi mezzo secolo, quello di sicuro è stato Giulio Andreotti. Non si può parlare dell'Andreotti brindisino senza riferirsi direttamente a chi gli fu particolarmente vicino, non solo politicamente. "Andreottiano" sin dentro il midollo e persino nelle budella, fu Italo Giulio Caiati, il leader della Democrazia Cristiana brindisina e salentina, deputato per otto o nove legislature, che dal 1945 alla fine degli anni Settanta segnò, nel bene e nel male, il governo e l'economia del nostro territorio.

Personalmente ho "sfiorato" l'Andreotti "brindisino" in un paio di occasioni. Intorno al 1965 quando, da ministro della Difesa, venne a Brindisi a inaugurare la "lampada perenne" che era stata collocata in onore dei marinai morti in guerra di fronte al Monumento al Marinaio d'Italia. Erano gli anni del primo centrosinistra, quello tra Moro e Nenni, cioè tra democristiani e socialisti tanto per intenderci, sottosegretari alla Difesa erano il democristiano Cossiga e il socialista brindisino Mario Marino Guadalupi, che di Caiati era il più tenace avversario politico.

Per far capire a tutti, qui a Brindisi in primo luogo, da che parte pendesse il potere, che non lo indicavano certamente i carabinieri motociclisti (otto? chi lo ricorda più?) che scortavano l'auto blu di Guadalupi, alla cerimonia partecipò con una pompa magna che non si vedeva sin dai tempi di Thaon de Revel, Andreotti in persona. Va aggiunto che, proprio per far andare di traverso a Guadalupi il suo ingresso nella "stanza dei bottoni" a Roma, lui aveva fatto nominare Caiati presidente di commissione parlamentare, indovinate di che? Della Difesa. Giovani socialisti ingenui, non riuscimmo a cogliere il sottile e perfido significato di quella cerimonia.

Altro episodio che mi è rimasto nella memoria e che, sollecitato dai colleghi di BrindisiReport.it, risale all'autunno 1979, faceva ancora caldo e Andreotti era stato costretto a rimanere in camicia. Si era alla vigilia di un importante congresso democristiano, l'epoca del governo della "non sfiducia" era finita per il disimpegno del Pci, e la Democrazia Cristiana, pesantemente orfana di Moro, andava al congresso per superare la linea del compromesso storico. Andreotti scese quindi nel Salento, dove nel frattempo stava crescendo Nicola Quarta, per rinsaldare le sue truppe in vista di una difficile contrapposizione congressuale.

L'incontro con i giornalisti avvenne all'albergo Internazionale e mi fece una certa impressione vedere così da vicino, sino a poterlo toccare, a potergli stringere la mano, quello che ci appariva come l'origine di tutti i mali e gli intrighi della politica, una sorta di Golia, non il cugino ma il vero Belzebù della politica, quel personaggio che in sé racchiudeva tutte le ragioni per le quali noi eravamo dalla parte opposta. Ricordo ancora le sue spalle esili e ricurve sotto la camicia senza giacca, e l'assenza di qualsiasi tutela personale nonostante fossimo nel pieno degli anni di piombo.

Come dicevo prima, l'aria che respiriamo (non solo quella omicida delle centrali) a Brindisi, ma forse anche nell'intero triangolo jonico-salentino, è ancora quella riconducibile agli anni in cui uno dei più fedeli scudieri di Andreotti fu proprio Italo Giulio Caiati che, va ricordato, era sistematicamente capolista nelle liste dc ed il più votato anche a Lecce e Taranto. Furono gli anni delle grandi trasformazioni sociali ed economiche, delle assunzioni facili - dall'Acquedotto alle Poste, dagli Ospedali ai Comuni- come formidabile strumento di costruzione del consenso di massa. Anche il saccheggio urbanistico della città è riconducibile agli anni del "caiatismo".

Quello che fa specie in questa città, è attendere la morte dei mammasantissima di serie A per raccontare quello che da noi facevano i suoi sottoposti, a suo nome e per grazia ricevuta, e che era sotto gli occhi di tutti.

 

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