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Mosul nella morsa di Daesh tra milizie sciite e forze governative

Questa battaglia è vista come la possibilità di ripristinare i rapporti tra i sunniti ed il governo nazionale a guida sciita, ricostruendo un clima di reciproca fiducia (indispensabile per pacificare l’Iraq). Tutto questo però potrebbe essere a breve messo in discussione dalla Turchia

Continua, senza soste, la battaglia per liberare la citta irachena di Mosul dall’ occupazione di Daesh. L’operazione procede in maniera alquanto lenta, non solo perché oggettivamente non è facile stanare i terroristi casa per casa. Bisogna infatti tenere conto delle divisioni profonde presenti sulla coalizione militare che sta intraprendendo la battaglia.

Da una parte le forze governative, appoggiate dagli Usa, dall’ altro le milizie sciite controllate dall’ Iran. E’ stato già previsto che non entrino nella città liberata, per evitare di suscitare tensioni settarie e regionali con la popolazione sunnita ed aumentare cosi tensioni e rivalità in uno scenario già molto complesso. Le milizie sciite hanno, per ora, lanciato in questi giorni un'offensiva verso la città di Tal Afar, a circa 40 km ad ovest di Mosul, a cui starebbero partecipando  più di 10.000 combattenti ( secondo le loro fonti). La liberazione della seconda città irachena è , in ogni caso, una sfida aperta per primo ministro sciita Haider al-Abadi, che dovrà essere in grado di trovare un equilibrio generale tra le due opposte fazioni in nome della lotta a Daesh, il nemico comune.

Questa  battaglia è vista, infatti, come la possibilità di ripristinare i rapporti tra i sunniti ed il governo nazionale a guida sciita, ricostruendo un clima di reciproca  fiducia (indispensabile per pacificare l’Iraq). Tutto questo però potrebbe essere a breve messo in discussione dalla Turchia, che sta continuando a gettare benzina sul fuoco, in quanto la città di Tal Afar è popolata da turcomanni. Ankara non solo ha più volte insistito con Washington per avere un ruolo nell'operazione di Mosul, nonostante le proteste furiose da Baghdad. La Turchia ha anche affermato, senza mezzi termini, di avere il dovere ed il diritto di proteggere la popolazione di Tal Afar, nascondendo in questo  un indubbio interesse strategico e geopolitico per contrastare l'influenza iraniana in Iraq.

"La questione Tal Afar è un argomento  per noi delicato", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in un recente discorso ad Ankara, aggiungendo che  la posizione della Turchia è chiara: proteggere i turcomanni dalle eventuali violenze degli sciiti. A queste dichiarazioni hanno fatto eco quelle di Jawad al-Tleibawi, portavoce delle milizie sciite, nelle quali ha ribadito che “eventuali forze turche in Iraq saranno trattate e considerate  come  nemiche a tutti gli effetti"  e che “ le nostre milizie sono già  pronte  ad affrontare qualsiasi intervento militare turco". Molte delle truppe sciite irachene sono proliferate in tutto l’Iraq a partire dal 2014 , quando sono intervenute per colmare le gravi  lacune sulla sicurezza interna dovute alla deflagrazione dell’ esercito nazionale iracheno che si era avuta in quell’ anno. Ma forse questa è la punta dell’ iceberg del problema, mai risolto, del rapporto interno tra sunniti e sciiti.

Quando, insieme a loro, l’ esercito iracheno ha infatti riconquistato la città occidentale di Falluja , entrambe le fazioni si sono poi riversate addosso delle gravi accuse, come quelle di compiere esecuzione sommarie, vendette trasversali e sequestri di persona. Vedremo ora quali equilibri ( o riequilibri) provocherà tra loro la liberazione di Mosul, sapendo benissimo che ora più che mai hanno , ed avranno ancora per molto tempo, gli interessi turchi nella regione con il fiato sul collo. 

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