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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Navi, politica allarmata. Faccia autocritica sui voti in comitato portuale

Una delegazione del Partito Democratico, composta dai senatori Alberto Maritati e Salvatore Tomaselli, dal segretario provinciale Corrado Tarantino e dai consiglieri regionali Giovanni Epifani e Giuseppe Romano, incontrerà Lunedì 5 marzo prossimo alle 9,30 il prefetto di Brindisi. Un colloquio su due temi: il primo la recrudescenza dei fenomeni criminosi, l’altro l’esternazione al prefetto della necessità “che si produca una forte iniziativa unitaria delle istituzioni locali, della Regione e degli operatori per bloccare il continuo declino del porto di Brindisi, a seguito di ulteriori perdite di traffico e di perduranti ostacoli di natura burocratica e gestionale che ne impediscono il rilancio e l’attrazione di nuovi traffici”.

Una delegazione del Partito Democratico, composta dai senatori Alberto Maritati e Salvatore Tomaselli, dal segretario provinciale Corrado Tarantino e dai consiglieri regionali Giovanni Epifani e Giuseppe Romano, incontrerà Lunedì 5 marzo prossimo alle 9,30 il prefetto di Brindisi. Un colloquio su due temi: il primo la recrudescenza dei fenomeni criminosi, l'altro l'esternazione al prefetto della necessità "che si produca una forte iniziativa unitaria delle istituzioni locali, della Regione e degli operatori per bloccare il continuo declino del porto di Brindisi, a seguito di ulteriori perdite di traffico e di perduranti ostacoli di natura burocratica e gestionale che ne impediscono il rilancio e l'attrazione di nuovi traffici".

Ancora, sempre per lunedì 5 marzo, l'altro consigliere regionale del centrosinistra Giovanni Brigante, candidato sindaco, annuncia per le 18,30 un incontro con gli operatori portuali nella sede del proprio comitato elettorale. Riccardo Rossi, di Brindisi Bene Comune, anch'egli candidato sindaco, ha già inviato una lettera di richiesta di intervento al console onorario di Tirana a Bari, per il trattamento subito nel porto di Brindisi dai passeggeri della linea per Valona.

Oggi c'è anche una richiesta di convocazione urgentissima "di un comitato portuale monotematico per programmare il futuro del porto di Brindisi. Dopo 20 anni durante i quali lo scalo brindisino è sempre calato sotto l'aspetto industriale, commerciale e turistico, abbiamo il dovere di rilanciarlo". La proposta è del presidente della Provincia, Massimo Ferrarese. " Costi quel che costi. Altrimenti, saremo costretti a pensare all'azzeramento dei vertici dell'Autorità Portuale. Non abbiamo bisogno solo del management, ma anche di quei finanziamenti promessi a suo tempo proprio dal governo nazionale per il rilancio del porto di Brindisi. Il riferimento è alla firma, da parte del ministro ai Trasporti Matteoli, di un protocollo d'intesa - con l'allora sindaco Mennitti ed il presidente dell'Autorità Portuale - che prevedeva lo stanziamento di un miliardo di euro per il nostro porto, ma del quale non si è visto neppure un centesimo".

Questa catena di reazioni è stata innescata dal fortissimo rischio che il porto di Brindisi, dopo aver perso in passato le linee per Durazzo che fatturano più di 700mila passeggeri l'anno al porto di Bari, perda anche quella per Valona, visto che gli armatori stufi di trovarsi di fronte a richieste di pagamento di servizi che non ricevono, stanno già lavorando da Otranto. Eppure sono anni che gli agenti marittimi dicono che a Brindisi non esiste una politica di incentivazione e consolidamento del traffico esistente verso Grecia e Albania, che non ci sono strutture e servizi e che in queste condizioni si può solo perdere quote di passaggi di passeggeri e merci, e giammai attirare nuovi operatori e compagnie.

La politica, e solo la politica e non certo chissà quale combinazione del destino, ha inviato a Brindisi sin dal primo anno di nascita dell'Autorità Portuale presidenti che hanno fatto molto poco per aumentare le infrastrutture, scavare i fondali, conquistare contratti. Il porto è immerso in una melassa dove ogni progetto diventa un'operazione interminabile: basti pensare ai cinque nuovi accosti di S.Apollinare che servono come il pane, basti pensare alla nuova stazione marittima di cui non sono ancora cominciati i lavori e che comunque non sorgerà dove saranno realizzati i nuovi ormeggi per traghetti e navi ro-ro, ma a Punta delle Terrare. Ciò vuol dire che tutti i passeggeri che dovessero continuare a passare da Brindisi saranno trattati come oggi gli albanesi: si dovranno fare una lunga scarpinata dalla nave al terminal, se piove sotto la pioggia, se c'è il solleone sotto il solleone.

Chi, se non la politica, ha concertato a Roma e non a Brindisi tutte le nomine che si sono succedute, sia di centrosinistra che di centrodestra? Gli unici assetti che i vari presidenti non si sono mai sognati di scalfire sono stati e sono quelli del servizio di rimorchio, del servizio di pilotaggio, della movimentazione del carbone. I passeggeri e i Tir, l'altra faccia di questo porto, i trailer e i piccoli traffici di container rappresentano nei fatti e non nell'immaginario collettivo, nei fatti incontestabili, l'ultima preoccupazione dell'Autorità Portuale. Si è passato più tempo in ciance su un improbabile polo fieristico nell'ex Capannone Montecatini (in tempi in cui anche la Fiera del Levante accusa grossi problemi), che su un'accoglienza più civile a chi poi porterà in giro in Italia e altrove i giudizi sulla nostra città.

Il problema è che i partiti sin qui non hanno cercato una professionalità assoluta e superiore alle loro ambizioni di controllo. A Brindisi, cari signori, servono le poche scelte razionali che chiedono gli armatori in tutti gli angoli del mondo: una stazione marittima dove ci vuole, lo scavo ulteriore dei fondali delle banchine commerciali, lo spostamento di carbone e gas nel porto industriale, a spese delle società interessate, la realizzazione delle nuove rampe in tempi rapidi, la collocazione sul mercato delle banchine di Costa Morena Ovest ed Est liberate da carbone, gas, lacci e laccioli, il collegamento ferroviario con la linea Lecce-Bari. Infine, per quanto riguarda il governo dell'ente, trasparenza massima su consulenze esterne, assetti dirigenziali, organizzazione del lavoro.

Che senso ha quel terminal crociere a Costa Morena Est? Qual è il fatturato che porta a Brindisi questa operazione? Chi l'ha studiata? Chi ha garantito un numero di toccate tali da rendere l'operazione conveniente? Che senso ha fare prima il bando per la gestione e poi quello per i lavori del terminal? C'era già un progetto pronto nel cassetto? Non bisogna poi dimenticare che il comportamento dell'Autorità Portuale all'epoca, è stato l'epicentro dell'operazione di consegna a British Gas di un grande specchio d'acqua a Capo Bianco per realizzarvi l'impianto di rigassificazione, e solo sulla base di un atto sostitutivo di concessione demaniale, e con un parere favorevole all'esclusione del progetto dalla Valutazione di impatto ambientale che la procura ha poi scoperto ricopiata (e divisa in due parti) da un documento approntato dalla società di engineering della stessa British Gas. Circostanze su cui molto presto il tribunale sarà chiamato a sentenziare.

La cosa trovò una contestazione anche nella commissione Via del ministero dell'Ambiente, perché il porto non aveva il Piano integrato di sicurezza portuale, e poi c'era il problema dell'incompatibilità tra il molo carburanti che la Marina prevedeva di realizzare all'epoca a Capo Bianco, e quello gasiere di British Gas Brindisi Lng. Appena lo scorso anno Brindisi si è trovata sia di fronte alla rinuncia da parte della Marina ad una nuova zona carburanti a Capo Bianco, che ad una bozza di Piano integrato di scurezza portuale in gran parte appiattito sullo Studio di impatto ambientale di Brindisi Lng, che era succeduta a British Gas nella titolarità dell'area. Tutto sonoramente rispedito al mittente, sino all'esclusione dalla bozza della previsione di un rigassificatore.Ecco intorno a cosa ruotano da anni le gestioni dell'Authority.

Intanto il porto si è impoverito. E ora la politica si spaventa. Allora bisogna aggiungere al fatto che è stata la politica a scegliere i vari presidenti (Giurgola arrivò in odore di Margherita, Haralambidis di PdL), quello che in Comitato portuale ci sono i rappresentanti di Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio, sindacati. Considerando neutre, ma non troppo, le categorie (agenti, armatori, terminalisti) e l'autorità marittima, la Capitaneria, perché i rappresentanti dei governi territoriali, i sindacati, la Camera di Commercio hanno lasciato passare il Piano triennale delle opere e un bilancio in più punti contestabile?

E perché hanno dato l'ok al bando per la gestione del terminale inesistente di Costa Morena Est? E che pretende ora la politica dal prefetto? Volendo, le gestioni contestate si possono mettere in minoranza. Si faccia ciò, si avanzino proposte alternative, si chieda e si pretenda trasparenza massima, anche sui costi della struttura. Si sganci il governo del porto dallo status quo, per blindato che sia da ordinanze di vario genere ed epoca. Su questo vogliamo vedere la politica all'opera. Il resto sono chiacchiere. In cui Brindisi rischia di annegare.

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