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A cura di Blog Collettivo

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Nessuno ha dimenticato Melissa, altri hanno dimenticato gli impegni per scuola e sicurezza

Sono trascorsi due anni e mezzo, ma l'immagine di quella adolescente seduta al suo banco di scuola, un frammento felice della sua vita spazzata dalla bomba del 19 maggio 2012, è rimasta conficcata nella mente di tanta gente.

Sono trascorsi due anni e mezzo, ma l’immagine di quella adolescente seduta al suo banco di scuola, un frammento felice della sua vita spazzata dalla bomba del 19 maggio 2012, è rimasta conficcata nella mente di tanta gente. Un ricordo struggente, intrecciato psicologicamente all’istinto di difesa di quello che è per ognuno di noi l’ultimo fortino: la famiglia, i figli. Nel giorno in cui Melissa Bassi avrebbe compiuto 18 anni, perciò, il ricordo di lei ritorna pubblico e dilaga sui social network.

Noi che lavoriamo in un giornale online possiamo misurare esattamente che peso abbiano ancora quell’immagine e quel fatto nelle coscienze individuali, che diventano coscienza collettiva attorno alla notizia: ecco perché possiamo dire che quella di Melissa, con tutto ciò che rappresenta, è una storia ancora molto viva, e scopriamo anche che c’è una bambina di due anni – quelli che separano la ricorrenza odierna dalla morte della studentessa 16enne – che porta il suo nome, per volontà precisa della mamma.

Ma bisogna avere la capacità di andare oltre il dolore ed il ricordo, per essere coerenti con le proprie emozioni e sensazioni. Quella bomba dimostrò che le scuole non sono isole protette dalle minacce esterne, sino a diventare con i suoi studenti luoghi che si possono sacrificare per progetti omicidi di cui – noi continuiamo a pensarla così – i retroscena non sono del tutto chiariti. Mai più, si disse in tante manifestazioni e discorsi dopo quel terribile 19 maggio. In realtà, molto poco è stato fatto per costruire qualche barriera protettiva.

Io non ho paura 2-2Le scuole sono sempre luoghi penetrabili, a volte troppo facilmente, per rubare, devastare, intimidire. Si investe quasi nulla nei sistemi di videosorveglianza. Oltre al fatto che non sono affatto gli edifici migliori e tecnicamente più sicuri e funzionali che una città possa mettere a disposizione di studenti ed insegnanti, perciò del suo stesso futuro. Chi è stato coerente con ciò che l’attentato del 19 maggio 2012 ha reso evidente, sono soprattutto i ragazzi che nei giorni successivi indossarono la t-shirt che divenne il simbolo di Brindisi: “Io non ho paura”. Proprio quelli che continuano a protestare perché vogliono studiare in luoghi sicuri, e che invece spesso non hanno neppure una palestra o un laboratorio degni di questo nome, o, ancora alunni della scuola primaria, rischiano di essere colpiti da pezzi di solaio che piombano sui banchi.

La sicurezza è perciò un terreno molto vasto, dove si incontrano i temi della repressione della criminalità, quelli della legalità nell’economia e nella pubblica amministrazione, dell’occupazione, della tutela della scuola, del disagio nei quartieri. Tutto ciò si può ottenere solo in un modo, e lo diciamo a due giorni dal forum degli amministratori della provincia di Brindisi sull’ordine pubblico: dando ai cittadini perennemente sommersi di chiacchiere segnali concreti di impegno sui problemi, sostituendo nelle cariche pubbliche chi con il proprio comportamento aggrava la sfiducia nelle istituzioni, risanando i partiti dal rampantismo elettoralista che li ha deturpati.

Vale la pena citare alla fine una decisione presa da Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, che riceve numerose minacce ogni settimana: “Chi è visibile perché ricopre un ruolo istituzionale è esposto, è un punto di riferimento per i criminali. Dividiamoci tra chi è onesto e disonesto. Ognuno ha una piccola-grande responsabilità. Ciascuno abbia la capacità, per quanto possibile, di farvi fronte: serve unità d'intenti. Si tratta di minacce anche pesanti che sono all'esame degli organi competenti, ma io vado avanti e nonostante mi sia stata proposta e garantita la scorta io ne faccio a meno perché credo che anche questo sia un segnale: stare in mezzo alla città come tutti gli altri cittadini”.

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