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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Nessuno si nasconda dietro Bobo

Si può anche comprendere che i Giovani Comunisti di Bologna, a 800 chilometri di distanza e senza sapere un tubo dei fatti di Brindisi, esprimano solidarietà ai “18 compagni arrestati” (Ansa), incluso quel noto estremista di sinistra di Aldo Cigliola. Passino pure le prese di posizione dei cosiddetti movimenti antagonisti (è la loro vocazione), e persino si può perdonare l’ex ministro della Solidarietà sociale del governo Prodi – assai poco espressa nei confronti del suo premier - , Paolo Ferrero, che la vocazione non l’ha persa e gli basta una telefonata da Brindisi per sparare il comunicato che circola nelle redazioni.

Si può anche comprendere che i Giovani Comunisti di Bologna, a 800 chilometri di distanza e senza sapere un tubo dei fatti di Brindisi, esprimano solidarietà ai "18 compagni arrestati" (Ansa), incluso quel noto estremista di sinistra di Aldo Cigliola. Passino pure le prese di posizione dei cosiddetti movimenti antagonisti (è la loro vocazione), e persino si può perdonare l'ex ministro della Solidarietà sociale del governo Prodi - assai poco espressa nei confronti del suo premier - , Paolo Ferrero, che la vocazione non l'ha persa e gli basta una telefonata da Brindisi per sparare il comunicato che circola nelle redazioni.

Ma che un parlamentare, un attivista dei movimenti di queste parti, conosca così poco il territorio dove viene eletto e si muove , le tensioni e i problemi che lo attraversano, e confonda la grande questione dell'occupazione al Sud e a Brindisi con i personaggi arrestati dalla procura di Brindisi e dalla Digos, è un altro paio di maniche. Una cosa è la solidarietà umana che può e deve essere liberamente espressa perché rientra nella sfera della moralità e delle convinzioni individuali, sacre in democrazia, un'altra cosa è da un lato mostrare di saperne meno, riguardo i problemi di Brindisi, di un magistrato e di un poliziotto, e dall'altro addirittura accusare esplicitamente o implicitamente gli inquirenti di aver colpito un movimento che si batteva per i propri diritti.

Certo, minacciando di sparare alla gambe chi non stava al loro gioco, o di andarlo a prendere da casa, o di rompergli il culo (testuale). La sorpresa per l'arresto della maggior parte degli indagati di questa brutta storia è perciò relativa, a meno che i diritti di quelli - i minacciati - non valgano meno, sulla piazza della politica un tanto al chilo. E soprattutto in vista delle elezioni del 2012. La sorpresa è invece costituita dal fatto che una persona come Roberto Aprile, con il quale abbiamo da lungo tempo contatti e scambi di idee, si sia fatta risucchiare in questo tritacarne.

Lui era stato l'unico a distinguersi nei giorni della grande mobilitazione contro Monteco, quando la tigre era cavalcata direttamente dai sindacati al gran completo. Con Monteco bisognava trattare e ottenere progressivamente migliori condizioni di lavoro, ci diceva, e fare in modo che Brindisi potesse giungere a quei livelli di differenziata da paesi civili che garantiscono l'ambiente e l'occupazione nel settore. Erano parole giuste, che condividevamo. Lui sapeva bene cosa c'era prima, e lui ha sopportato - con qualcuno dei suoi delegati - le stesse attenzioni che qualcuno del Comitato dei disoccupati poi ha dedicato ad altri. Insomma, Bobo Aprile non stava dalla parte dove lo abbiamo visto invece negli ultimi mesi. Cosa è accaduto? Penso che tra non molto potrà spiegarcelo lui stesso.

Tornando al punto, da quanto ne sappiamo noi, i disoccupati a Brindisi sono tanti che se applicassero gli stessi metodi denunciati dalla Digos e dal pm, si sarebbero già impossessati del municipio, della Provincia, della Prefettura e pure della base della Marina. Sono quelli che se ne stanno zitti e in fila negli uffici di collocamento, quelli che vanno a lavorare tre mesi all'anno su chiamate delle imprese quando c'è un appalto da sbrigare in fretta, che si sbafano anni di cassa integrazione arrabattandosi con lavoretti da idraulico o elettricista. O lavorando in nero da muratori. Li abbiamo visti qualche volta ai cortei sindacali, qualche volta in stazione in partenza verso il Nord, qualche volta morti ai piedi di una impalcatura.

Qui non si vuol fare una distinzione tra chi ha e chi non ha la fedina penale pulita. Al lavoro hanno diritto tutti, e il lavoro può salvare molti. Ma cosa c'entra tutto questo con la storia del Comitato dei disoccupati votato all'assedio della Monteco? La storia dei leccesi assunti al posto dei brindisini non regge. Quanti leccesi lavorano al petrolchimico, nelle aziende aeronautiche e nelle centrali di Brindisi? Che facciamo, li buttiamo tutti fuori? Ma quale movimento di sinistra può sostenere una tesi simile? Si vuole aprire una grande vertenza per il lavoro?

Le risposte non si possono trovare solo a Brindisi, e neppure solo in Puglia, ma intanto si può ragionare sul fatto che il porto possa dare o meno qualche centinaia di posti se si adottassero alcune scelte al posto di altre. Si può ragionare sulla stagione delle grandi bonifiche da avviare, e quanta gente può lavorarci e per quanti anni. Si può ragionare sulla chimica, sull'aeronautica, sulle opere pubbliche, su ciò che va sbloccato e su ciò che va progettato. Non è la Monteco l'ombelico del mondo, anche se si può capire cosa sia stato per anni il servizio di igiene pubblica a Brindisi grazie alla politica: costa un accidente e i risultati sono quelli che sono.

Allora chi fa politica si assuma sino in fondo le proprie responsabilità, faccia chiarezza e imprima efficienza alla trafila delle gare per il servizio di igiene urbana, sorprendentemente ancora spezzato in tanti rivoli nell'Ato Br/1 dove avere un gestore appare un'impresa titanica. C'è qualcuno a sinistra o a destra in grado di stilare un libro bianco sulla vicenda, invece che sprecare byte in comunicati stucchevoli? Nessuno si nasconda dietro Bobo Aprile, per cortesia.

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