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Omofobia, adolescenza e affermazione della propria identità sessuale - di Rita Verardi

Essere diversi esteticamente, in un atteggiamento o credenza, nel colore della pelle, nell'essere diversamente abili porta spesso alla discriminazione. Anche, e forse ancor di più nei nostri giorni, l'orientamento sessuale è motivo di avversione e atti diffamatori

Essere diversi esteticamente, in un atteggiamento o credenza, nel colore della pelle, nell’essere diversamente abili porta spesso alla discriminazione. Anche, e forse ancor di più nei nostri giorni, l’orientamento sessuale è motivo di avversione e atti diffamatori. E chi ne è vittima resta nell’ombra, a volte nel senso di colpa e nella confusione crescente. L’omofobia è l’accettazione passiva, consapevole o no, di atteggiamenti, credenze, pregiudizi, comportamenti e opinioni discriminatori che creano emozioni e sentimenti negativi come disgusto, avversione, rabbia, paura.

Le conseguenze per chi ne è perseguitato sono nascondersi ulteriormente e apparire per ciò che non si è, credere di essere sbagliati, non auto-stimarsi, non accettarsi poiché il disagio sociale causa ansia, colpa, vergogna, angoscia e tensione interiore, destabilizza. Il 33% dei giovani che ogni anno si tolgono la vita è costituito da omosessuali: giovani e adulti tendono ad autoescludersi socialmente in un comportamento passivo, stato di profonda tristezza, idee e convinzioni distorte e negative. È l’omofobia interiorizzata che fa credere che l’omosessualità sia sbagliata, da negare, nascondere, vivere sessualmente come esseri umani di serie B.

Spesso queste persone sono anche  molto giovani e nel periodo dell’adolescenza, affrontando già così tante battaglie interiori, si sentono fortemente schiacciati e confusi. Su 900 adolescenti tra i 14 e i 18 anni, il 40% ha pensato di suicidarsi; 13% ha realmente cercato di farlo. Ma le premesse, quel senso di vuoto e di solitudine che fa sprofondare quando qualcun’altro costringe a sentirsi diverso, quelle sono uguali per tutti coloro che hanno difficoltà a mostrare la propria omosessualità.

vignetta-bendati-omofobia-2“Riuscire a sentirsi accettati purtroppo ancora oggi è una conquista, e non dovrebbe essere così. Far superare agli altri il limite del pregiudizio è molto faticoso. Per chi è insicuro è tutto infinitamente più complicato. Perchè la verità è che a 14 anni devi stare bene. Non puoi sentirti sempre un diverso…vorrei essere giudicato solo per la persona che sono e non per il mio orientamento sessuale. Ma è difficile non sentire il peso della vita quando un’etichetta diventa la mia condanna già a 14 anni”.  Questi dati e la testimonianza di un adolescente sono allarmanti e dovrebbero farci riflettere.

È già estremamente difficile sviluppare un’inclinazione favorevole e una valutazione positiva verso i propri sentimenti omosessuali, comprendere cosa sta cambiando nel prorpio corpo, quali impulsi far emergere e decolpevolizzarsi per quello che si sente, che essere bollati come esclusi fa precipitare nel baratro della solitudine. Pur di essere accettati, di sentirsi parte di un gruppo, esigenza fortemente sentita in adolescenza, ci si omologa, ci si mimetizza oppure ci si avvicina a gruppi spirituali, religiosi o morali, che possono causare profondi danni economici e psicologici.

Eppure che male fanno alla società queste persone? Che torto subiamo noi? In concreto nulla. Anzi forse ci fanno riflettere su come il confronto con l’altro, che porta con sé un’esperienza diversa, può arricchirci, perché l’altro è il nostro completamento, il nostro prolungamento. Un modo per affrontare questa montagna di costrizioni è il coming out, quel processo di affermazione della propria diversità sessuale rivolto verso se stessi, gli altri e la società: questo determina una radicale rivalutazione di se stessi e del proprio stile di vita.

omofobia freeman-2Gli omosessuali che riescono ad affermare l propria identità sessuale tendono ad essere più soddisfatti di se stessi, maggiormente propositivi verso gli altri e più propensi a confrontarsi con il mondo circostante. È importante desensibilizzare la vergogna e la colpa che avvolgono pensieri, sentimenti e comportamenti omosessuali al fine di ottenere un atteggiamento verso la vita che combaci con i propri sentimenti interiori, sostenere attivamente l’apprezzamento per il sé corporeo e per gli impulsi; passare dalla confusione al confronto, tolleranza, accettazione, all’orgoglio omosessuale e all’interiorizzazione. 

Accettare ed accettarsi è il primo passo verso la consapevolezza che è molto bello vivere in un mondo in cui ci sono tanti colori che si mescolano per dar vita a nuove sfumature: è questo un modo onesto e semplice per rapportarsi agli altri, per quanto possiamo considerarli alieni da noi. Vivere la propria sessualità e la vita senza essere costretto a mentire o a rimanere in silenzio è una vittoria, ma potrebbe essere anche meno faticoso se si è sostenuti e non etichettati. Ricordiamoci che sperimentarsi con qualcuno che ha idee diverse dalle nostre non significa condividerle, ma condividere un’amicizia, un rapporto di lavoro, un dolore, una gioia, un valore questo si che è apprendimento, crescita e arricchimento del nostro sapere culturale, sociale ed emotivo ineguagliabile come esperienza unica. (rita.verardi@libero.it)

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