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Maria Cariello

Maria Cariello

Ospedali psichiatrici giudiziari: chiusura o ri-apertura? Tra inganni e bisogni

“Le notti, per noi malati, erano particolarmente dolorose. Grida, invettive, sussulti strani, miagolii, come se si fosse in un connubio di streghe” (Alda Merini) . Un’umanità sospesa nel tempo, solitudine e pazzia pericolosamente fuse, tra letti stretti, foto sbiadite, lenzuola sporche, muri scrostati, letti di contenzione con un foro per la caduta degli escrementi, bottiglie d'acqua nel buco dei bagni per farle rinfrescare d'estate o per impedire la risalita dei topi, il letto arrugginito per l’urina che da anni lo bagna.

"Le notti, per noi malati, erano particolarmente dolorose. Grida, invettive, sussulti strani, miagolii, come se si fosse in un connubio di streghe" (Alda Merini) . Un'umanità sospesa nel tempo, solitudine e pazzia pericolosamente fuse, tra letti stretti, foto sbiadite, lenzuola sporche, muri scrostati, letti di contenzione con un foro per la caduta degli escrementi, bottiglie d'acqua nel buco dei bagni per farle rinfrescare d'estate o per impedire la risalita dei topi, il letto arrugginito per l'urina che da anni lo bagna.

Così, per ore, per giorni. Un paziente nudo con corde a braccia e gambe, lo sguardo che non si affaccia su niente, il silenzio nell'anima, uno accarezza il gatto come quel figlio ammazzato, un altro trascina i piedi ma non ha un luogo da raggiungere, può infilarsi soltanto, alla stessa ora, nel suo pomeriggio di libertà. Così, per ore, per giorni.

E soltanto dove esiste la cura, tra un laboratorio di teatro ed una pedalata sulla cyclette, gli sforzi spingono a salire in superficie, fuori dal groviglio mentale o dal torpore, nel quale si è imbrigliati. Qui le medicine non curano, contengono, i medici, sono presenti per 4 ore a settimana, un infermiere ogni trenta internati, l'assistenza psichiatrica per trenta minuti al mese.

Loro (che potremmo essere noi), Ti racconterebbero biografie dannate, in fondo, non è strano che la mano aggredisca l'amato, l'odio profondo non lo provi mica per il postino e poi? la libertà. Già ?. ma se fuori non c'è una famiglia ad aspettarli questa solitudine diventa viaggio di ritorno. Così, per ore, per giorni.

Ti chiedi dove sei finito? Sei nell'Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg), struttura dell'Amministrazione penitenziaria, un luogo dove il mondo è sempre uguale, immerso in una dimensione satura di fortissimi odori, di rumori mai sentiti, di una porta che si apre al tintinnio del mazzo di chiavi del fido capo-sezione.

Forse Castiglione delle Stiviere l'unico con una sezione femminile di pazienti, per reati commessi in stato di "infermità mentale" e di cui sia riconosciuta la "pericolosità sociale", è l'unico dove la cura prevale sulla detenzione, medici e non guardie, camere al posto delle celle, il solo che il senatore Marino nell'inchiesta "Sull'efficacia e l'efficienza del servizio sanitario nazionale" - definì a norma.

Eppure negli Opg c'è chi è finito dentro per aver spaventato con una pistola giocattolo. Avrebbero dovuto sostituire i manicomi criminali, ma ne hanno prolungato il ricordo e le ferite a suon di proroghe.

Adesso però, i sei ospedali psichiatrici giudiziari dovranno chiudere i battenti il 31 marzo. Nel testo della legge 9/2012 si stabilisce che ciascuna Regione (180 milioni per la costruzione delle nuove strutture, 38 milioni nel 2012 e 55 milioni dal 2013) deve concludere un accordo con l'amministrazione penitenziaria per individuare le ministrutture da 20 posti letto dotate dell'attrezzatura, infermieri, psichiatri ed esperti di riabilitazione, individuando le funzioni del servizio sanitario e quelle dell'amministrazione penitenziaria, istituiti presidi di vigilanza all'esterno dei reparti.

E se pensiamo che la Sicilia da dieci giorni ha ratificato il passaggio della medicina penitenziaria al Servizio sanitario nazionale dal 2009 e sta cercando una sistemazione agli internati di Barcellona Pozza di Gotto chiuso dopo i rilievi della commissione, abbiamo l'idea dei tempi di attesa. Dall'1aprile oltre 800 ricoverati saranno a rischio ma certamente si andrà verso una gradualità nella chiusura ed una proroga degli attuali Opg dopo il 26 febbraio, prossima riunione del tavolo tecnico.

I nodi sospesi: la revisione degli articoli 88 e 89 del codice penale - "Vizio totale di mente" e "Vizio parziale di mente" che diversamente alimenteranno nuovi ingressi, il sistema delle strutture residenziali affidato a gestori privati, trasformerà il malato in una rendita, un po' come accade per i minori nella case famiglia (non lo sapevate ?) .

Le scadenze mancate: il decreto ministeriale sui requisiti dei centri è stato firmato ad ottobre, quello sul riparto per realizzare i nuovi centri il 7 febbraio, con l'obbligo per le amministrazioni di inviare i programmi entro 60 giorni; sicché si arriverà al 7 aprile soltanto per cominciare. Scadenza mancata pure quella delle dimissioni "senza indugio" di coloro per i quali è cessata la pericolosità sociale, previste dalla legge 9/12.

Il destino degli internati: quelli con disturbi meno gravi, passeranno in carico ai Dipartimenti di salute mentale a condizione che la Regione abbia approntato il piano terapeutico, per gli altri, che si sommeranno ai diecimila detenuti affetti da disturbi psichici e dipendenze, il carcere, consapevoli della carenza di assistenza psichiatrica.

Il grande inganno: i malati di mente sono rimasti abbandonati forse perché il matto non è produttivo, ma Basaglia immaginava ospedali veri per curare le persone, che sono vere, con infermieri veri, con medici autentici fedeli alla propria missione . Qualcuno reclama un'Autorità di Garanzia con funzioni commissariali, per l'attuazione dei programmi delle Regioni e per il loro monitoraggio.

Ma è questo che serve davvero ? Perché le persone che usciranno saranno un'avventura umana e spirituale, proprio quella che abbiamo sempre, rifiutato. Ed io non credo che siamo pronti ad accogliere persone che provengono da un cosmo così rarefatto navigato da intense vibrazioni, come a dirci che nessun mistero si rivelerà ai nostri occhi se non sapremo offrirgli in cambio, la nostra autenticità.

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