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Trump e Berlusconi, parallelismi tra due strategie politiche

Nel consueto appuntamento domenicale, Eugenio Scalfari su "La Repubblica" del 22 gennaio, in un articolo dal titolo "La forza dell'Io sul percorso di Donald Trump e Matteo Renzi" azzarda un parallelismo tra le figure dei due statisti

Nel consueto appuntamento domenicale, Eugenio Scalfari su "La Repubblica" del 22 gennaio, in un articolo dal titolo "La forza dell'Io sul percorso di Donald Trump e Matteo Renzi" azzarda un parallelismo tra le figure dei due statisti, dopo una lunga digressione di natura filosofica e psico-analitica.  Certo le pulsioni che dominano la vita dell'uomo sono rivolte all'autoaffermazione con la conseguente spinta all'autopotenziamento , che nelle forme estreme assume i connotati dell'egocentrismo esasperato e del narcisismo più deteriore.

In tale quadro, pur con diverse gradazioni e sfumature che caratterizzano la condotta degli uomini politici in generale e quelli che operano in altre attività, i due statisti non fanno eccezione, anche se si collocano ai limiti della norma: l'unica analogia che li distingue, come riconosciuto da Scalfari, è quella di essere "le due figure più interessanti ed attuali per noi cittadini italiani ed europei".

Al fine di delineare con più esattezza la figura di Donald Trump, appena eletto presidente della nazione più potente del pianeta  e per noi europei tanto importante per i futuri rapporti Europa-Usa, la somiglianza più naturale da sottolineare, come già riconosciuto da più parti,  è quella con Silvio Berlusconi, il monopolista capitalista ed esponente politico che ha segnato la storia del nostro paese per circa un ventennio. 

Ambedue -  caratterizzatisi come 'outsider' , estranei alla politica tradizionale e membri importanti dell'establishment capitalistico, nonostante i tentati travestimenti:  'uno di voi', ostentato dal neo presidente americano, rivolto al popolo americano - si sono affermati in situazioni di grave crisi e di disorientamento dell'opinione pubblica nei rispettivi paesi. 

In Italia, dopo 'tangentopoli', che aveva portato alla scomparsa di due tra i più importanti partiti politici, la Dc ed il Psi, protagonisti della scena politica dal dopoguerra in poi; in Usa , a seguito della transizione più difficile che quella nazione, insieme a tutto l'Occidente, con diverse intensità, sta attraversando a causa degli effetti perniciosi della globalizzazione, della delocalizzazione delle imprese, della perdita del potere d'acquisto dei salari, della proletarizzazione del ceto medio,  della disoccupazione, specie giovanile, endemica ed insostenibile, dei flussi migratori crescenti provenienti dai paesi poveri od in guerra, dalla incombente minaccia terroristica.

In tali condizioni le risposte dell'elettorato sono state quasi identiche , dopo campagne elettorali condotte promettendo la moltiplicazione esponenziale dei posti di lavoro ed in Usa con le proposte di attuare politiche di protezionismo economico, di drastica chiusura all'immigrazione e di disimpegno verso la Ue.  Il risultato è stato quello che fattori ritenuti limitanti si sono rivelati, invece,  vincenti nella competizione elettorale: il linguaggio ruvido e politicamente scorretto di Trump, rivolto alla 'pancia' dell'elettorato,  è stato apprezzato per fermezza e concretezza dai suoi simpatizzanti, mentre la ricchezza accumulata con spregiudicatezza dai due personaggi è stata interpretata come prova di eccezionali capacità imprenditoriali da mettere al servizio del paese, dopo essere servite per far prosperare le aziende di appartenenza.

L'altro ritornello premiante usato dai due protagonisti in tempi e circostanze diverse è stato quello che "da imprenditori noi creiamo vera ricchezza, mentre i politici di professione la prelevano dai contribuenti e la dilapidano:  inoltre, essendo ricchi non abbiamo bisogno di rubare".   Ma le analogie tra i due personaggi non si fermano qui : come Berlusconi aveva nominato uomini di sua fiducia nei dicasteri più delicati durante i  governi da lui presieduti a difesa dei suoi interessi patrimoniali, giungendo a proporre il sen. Previti a ministro di Grazia e Giustizia per regolare le numerose pendenze giudiziarie, senza riuscirvi per la ferma opposizione del presidente Scalfaro, così Donald Trump, con atto di sfacciato nepotismo, ha nominato il genero come consigliere alla Casa Bianca, circondandosi di banchieri e di lobbisti legati al petrolio per la gestione della cosa pubblica....altro che " ritorno del potere al popolo", come promesso!

Le proteste delle donne, le grandi manifestazioni di popolo contro Trump, svoltesi in contemporanea con la cerimonia di insediamento del neoeletto presidente USA, in molte città d'America e del mondo per l'affermazione di diritti fondamentali, la lotta al sessismo e all'omofobia, mi hanno ricordato il movimento dei "girotondi" dispiegatosi con grande partecipazione di popolo nel 2002 in molte città italiane contro il governo Berlusconi in difesa dei valori base della democrazia, della giustizia e della libertà di informazione.

Le vicende dei governi del Cavaliere si sono concluse da alcuni anni e sappiamo tutti come sono andate a finire, quello che hanno prodotto ed il gravoso lascito che hanno consegnato ai successivi governi, ora attendiamo alla prova, ben più impegnativa per le sorti del pianeta, il neo Presidente Usa, appena insediato, che dovrà dimostrare di saper passare dalle parole ai fatti nell'attuazione delle promesse fatte  durante la campagna elettorale. Perché la caratteristica che accomuna i movimenti populistici e Trump si è autodefinito populista, consiste nel proporre soluzioni semplici a problemi di grande complessità, come quelli che travagliano le società occidentali, ricorrendo ad un linguaggio aggressivo e denigratorio nei confronti degli avversari politici, sfuggendo all'onere della prova nelle loro argomentazioni.

Ad esempio, le misure protezionistiche adottate in economia mediante l'adozione di dazi doganali applicati alle merci importate, come ventilato anche dai populisti nostrani, allo scopo di proteggere i prodotti nazionali dalla concorrenza estera sono facilmente applicabili in teoria, il problema è che i paesi colpiti da tali misure, per ritorsione, finiscono per adottare provvedimenti restrittivi sulle merci importate, mettendo così in crisi i comparti produttivi concorrenziali di quei paesi che per primi hanno compiuto la scelta protezionistica.  

Altro esempio, l'uscita dalla moneta unica europea, dall'euro, teorizzata dai populisti di casa nostra, al fine di tornare in Italia alla gloriosa lira, così da attuare le svalutazioni competitive atte a  favorire le esportazioni, come in passato, non solo schiaccerebbe il nostro paese sotto il peso insostenibile del debito pubblico, ammontante ad oltre 2000 miliardi di euro che bisognerà restituire con una lira svalutata rispetto all'euro, ma non sortirebbe alcun effetto positivo ai fini della promozione delle esportazioni, in quanto se ci si avvia verso una fase di protezionismo  e di guerre commerciali tra le nazioni non ci sarà svalutazione sufficiente a superare le barriere doganali applicate dai paesi terzi sui nostri prodotti da esportare....l'unica alternativa in tale eventualità sarà il ritorno all'autarchia, come avvenuto durante il regime fascista di infausta memoria.

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