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Domenica, 28 Novembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Parlamento legato ai capricci del premier. E' ora di parlare di lavoro, di giovani e di Sud

Sta per iniziare un’altra settimana parlamentare e tanto per cambiare si parlerà solo di giustizia. Non quella con la “g” maiuscola che ormai, per chi ci crede, è affidata solo a dio, neppure quella che avvelena la vita di tanti concittadini alle prese con liti processuali e affanni vari. L’Italia del primo decennio del Duemila si arrovella attorno alle stesse questioni che l’hanno divisa alla fine del secolo scorso. Stiamo assistendo, tuttavia, a una ulteriore degenerazione dell’immagine della politica e, purtroppo, alla complicità di ampi strati di opinione pubblica con questo degrado. Le vicende personali del premier non solo affollano l’ordine del giorno di camera e Senato ma tuttora assillano la vita di tanti italiani convinti di doversi fare scudi umani a tutela del potere del premier.

Sta per iniziare un'altra settimana parlamentare e tanto per cambiare si parlerà solo di giustizia. Non quella con la "g" maiuscola che ormai, per chi ci crede, è affidata solo a dio, neppure quella che avvelena la vita di tanti concittadini alle prese con liti processuali e affanni vari. L'Italia del primo decennio del Duemila si arrovella attorno alle stesse questioni che l'hanno divisa alla fine del secolo scorso. Stiamo assistendo, tuttavia, a una ulteriore degenerazione dell'immagine della politica e, purtroppo, alla complicità di ampi strati di opinione pubblica con questo degrado. Le vicende personali del premier non solo affollano l'ordine del giorno di camera e Senato ma tuttora assillano la vita di tanti italiani convinti di doversi fare scudi umani a tutela del potere del premier.

Appena poche settimane fa alcuni ingenui esponenti della sinistra avevano creduto che con la proposta di Alfano si potesse aprire una stagione di grandi riforme in cui la discussione sarebbe stata concentrata sul merito, ma sono stati sorpresi dalla velocità con cui quel dibattito è stato soffocato dalla nuova presentazioni di leggine ad personam. Quel che non si riesce a far cogliere è che il tema posto in discussione non è una diversa concezione della giustizia ma quello, assai più prosaico, della impunità della classe dirigente. Se fossero di fronte solo due concezioni potremmo discutere a lungo e cercare di motivare il favore o il dissenso verso la separazione delle carriere ovvero l'obbligatorietà dell'azione penale.

Non è di questo che stiamo dibattendo. Il potere legislativo è stato messo a disposizione del capriccio del potere esecutivo. La norma è diventata una specie di plastica modellabile a seconda delle esigenze del leader. Il carattere drammatico dello scontro sulla giustizia non sta nello scontro fra giustizialisti e garantisti. Sta nella straordinaria innovazione di sistema per cui si legifera a seconda delle problematiche di chi governa. Solo negli stati assolutisti il sovrano modificava con eguale prepotenza la legge per modellarla al fine di conservare il suo potere. Il tema di fondo ormai è solo questo.

Quando si discute e si litiga sulla giustizia bisogna evitare di farsi ingannare. Non è vero che stiamo dibattendo fra chi vuole estendere le prerogative della pubblica accusa e chi vuole tutelare la difesa, stiamo occupandoci di una legislazione fai-da-te che non ha precedenti. Nei giorni scorsi l'ha teorizzata ad "Annozero" Maurizio Belpietro quando ha detto che si deve fare la prescrizione breve perché la procura di Milano ha applicato la prescrizione lunga. Uno scontro processuale diventa materia di modifica legislativa. Questo modo di intendere la battaglia per la giustizia, ovvero contro la giustizia, rischia di diventare una condizione permanente della vita pubblica se governerà a lungo la destra.

Diciamolo con un paradosso. Anche nell'ipotesi che passi la riforma Alfano, se ci sarà anche un solo magistrato che riuscirà a sfuggire alle maglie strette del controllo politico il legislatore di destra tornerà ad intervenire. E' un circolo vizioso. Queste considerazioni servono a dire che l'arcano da svelare alla pubblica opinione non è la rozzezza di alcune proposte di riforma ma l'inutilità del dibattito pubblico con chi governa perche quest'ultimo agirà sempre per sfuggire alla giustizia anche a quella da lui riformata. Non c'è niente da fare, dunque? Ai riformisti resta solo la predicazione, non potendo migliorare l'esistente? Questa è la linea dei neo-massimalisti.

L'altra proposta è quella di provocare, con lotte e movimenti, con campagne di massa e iniziative parlamentari una modificazione profonda nello spirito pubblico. Non capisco perché, dopo aver raccolto milioni di firme per cacciare Berlusconi, non si raccolgano milioni di firme per il lavoro ai giovani e nel Sud, per fare un solo esempio. Finché discuteremo solo di ciò che vuole Berlusconi si farà fatica a rimontare la china. Serve uno shock politico, culturale, di massa. Bisogna dare uno sbocco politico all'antipolitica.

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