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Il dibattito di Left sul futuro della sinistra

Il dibattito di Left sul futuro della sinistra

Per parlare di sinistra e futuro, bisogna sporcarsi le mani di utopia e di sogni

L'altra sera Left Brindisi ha organizzato un incontro per discutere sul futuro della sinistra. Tema per alcuni retrò, ambizioso e inattuale. Purtroppo, malgrado le numerose presenze, il dibattito non è stato all'altezza della attesa e dell'ambizione della iniziativa. Il titolo non a caso era: “Dopo il voto del 25 febbraio la sinistra ha un futuro?”.

L'altra sera Left Brindisi ha organizzato un incontro per discutere sul futuro della sinistra. Tema per alcuni retrò, ambizioso e inattuale. Purtroppo, malgrado le numerose presenze, il dibattito non è stato all'altezza della attesa e dell'ambizione della iniziativa. Il titolo non a caso era: "Dopo il voto del 25 febbraio la sinistra ha un futuro?". Sia le domande e sia le risposte sono cadute nel presente commentato da personalità che hanno dato, non per loro responsabilità, l'impressione di essere più "reduci di sinistra" che soggetti disponibili a parlare di realtà (il perché degli ultimi risultati elettorali) e di futuro (la domanda radicale di cambiamento).

Nella discussione la contingenza e l'attualità politica hanno preso il sopravvento (e forse non poteva essere altrimenti dato il momento che viviamo), trasformando l'incontro in quello che non voleva essere (l'ennesimo dibattito politico che si ascolta in tv). Ma al tema non si può sfuggire. La sinistra, chiamatela come volete (socialismo, giustizia sociale, eguaglianza, libertà), ha un futuro? Secondo me, sì. Essa è in natura ed è presente anche tra i giovani e si evidenzia in tante forme. I giovani e la sinistra doveva essere il tema. Si è di fronte a giovani precari che sognano un futuro di maggiori certezze, ma si e' di fronte a sogni individuali frustrati e a speranze spezzate e vanificate dall'incubo del futuro.

Ma la somma di tanti sogni o aspirazioni individuali così simili, diffusi e identici tra i giovani, non fanno sogno collettivo? E cosa è un sogno se non un po' di utopia e di speranza. La sinistra deve essere anche questo. Sono intervenuto ad un certo punto nella discussione per esprimere il mio disappunto e alcuni dubbi. E ho parlato di utopia e di un rapporto tra realtà e utopia (visione, senso, orizzonte, aspirazione). È su questo rapporto che la sinistra può ritornare attrattiva per i giovani e anche per adulti sfiduciati e rassegnati. Ma deve rielaborarsi ripensandosi senza farsi condizionare da quella che è stata la sua storia.

Io diventai di sinistra e comunista, come tanti giovani della mia età, perché volevo combattere le ingiustizie, volevo libertà e partecipazione, pensavo che con la lotta di massa si poteva cambiare il mondo, ho lottato ed ho organizzato tante lotte di giovani e di operai per la giustizia, per il lavoro, per la pace, per la democrazia. E abbiamo contribuito ad una emancipazione e portato più avanti i livelli di eguaglianza e di partecipazione.

Ho sempre pensato che il posto della sinistra non poteva e non può essere, soprattutto oggi, solo nella politica politicante o nelle istituzioni, tra l'altro decrepite e svuotate, ma deve essere anche nella società, nei luoghi delle vecchie e nuove contraddizioni del lavoro e dei lavori, nei luoghi della sofferenza,delle diseguaglianze. Luoghi da cui si è allontanata diventando così irriconoscibile, omologata, inutile.

Per questo la sinistra appare vecchia e inefficace. Ma la sinistra deve rinnovarsi ripartendo dai giovani se vuole darsi un futuro. Io spero che la sinistra ci sia ancora quando i nostri figli e i nostri nipoti diventeranno grandi e adulti. Sono consapevole che la sinistra di cui abbiamo fatto parte vive molte volte con la testa rivolta al passato della sua storia, travagliata e piena di ricordi, invece che al futuro della innovazione scientifica e sociale.

Non si scappa, chi è di sinistra deve scrollarsi di dosso la percezione che gli altri hanno di noi come individui irrecuperabilmente "vetero" e brontoloni. Insomma,essere di sinistra oggi non è per niente facile. Rimangono, però, le nostre ragioni e i nostri valori, ereditati dalla tradizione, a doverci guidare in un mondo caotico e sottoposto a grandi riequilibrii planetari. Ne sono convinto ma sono consapevole delle difficoltà.

Così come non ci può essere contrasto tra coscienza politica individuale e azione collettiva. Le libertà individuali e la reale capacità di partecipazione democratica collettiva sono il banco di prova per la sinistra del XXI secolo. Essere di sinistra oggi significa rifiutare la limitazione delle libertà individuali in nome della sicurezza dello stato o del conformismo alle norme sociali e istituzionali prevalenti.

Più semplicemente essere di sinistra oggi è avere un'avversione istintiva per l'ingiustizia e lo sfruttamento, un'affinità elettiva per la democrazia diretta e la partecipazione, avere un'empatia morale per la dignità delle altre persone che vivono nelle nostre città e nel mondo; essere consapevoli che la crisi ecologica e le minacce arrecate alla biosfera da uno industrialismo di cui la stessa sinistra e' stata per molto tempo acritica esaltatrice richiedono un cambiamento economico,produttivo e sociale radicale a partire dal ruolo che devono avere quelli che sono i beni comuni.

Insomma la sinistra non può più dipendere solo dalle sue tradizioni storiche, ma dalle emozioni politiche che è in grado di suscitare e accogliere contestualmente ad una rinnovata capacità di dare risposte innovative alle diffuse domande di cambiamento. Di questo avrei voluto che si fosse parlato l'altra sera ed era questa l'ambizione di Left quando ha pensato a questa iniziativa. Non ci siamo riusciti...per adesso. Ma e' intendimento di Left insistere e ritornarci. Ci siamo chiamati Left (sinistra) anche per questo; la sinistra è futuro, eguaglianza, solidarietà, libertà, valori questi attuali e sentiti in tante forme diverse tra i giovani.

*presidente Left Brindisi

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