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Peppino Caldarola

Peppino Caldarola

Nel 2013 più cultura politica e capacità d'informare, e idee forti per l'Europa

Tenetevi forte che il prossimo anno si comincia a ballare. Questo potrebbe essere il consiglio alle donne e a gli uomini della sinistra per il 2013. Conosco l’obiezione: abbiamo ballato finora, che cosa può accaderci mai di così prorompente da farci temere per il futuro? Può accaderci di governare avendo alle spalle due esperienze non positive, quella del quinquennio ‘96-2001 e soprattutto quella del 2006-2008. Non è più possibile sbagliare. Si dirà: dipende da Bersani, se sarà lui a guidare il governo, e dai suoi ministri. E’ vero. Ma è solo parzialmente vero.

Tenetevi forte che il prossimo anno si comincia a ballare. Questo potrebbe essere il consiglio alle donne e a gli uomini della sinistra per il 2013. Conosco l'obiezione: abbiamo ballato finora, che cosa può accaderci mai di così prorompente da farci temere per il futuro? Può accaderci di governare avendo alle spalle due esperienze non positive, quella del quinquennio '96-2001 e soprattutto quella del 2006-2008. Non è più possibile sbagliare. Si dirà: dipende da Bersani, se sarà lui a guidare il governo, e dai suoi ministri. E' vero. Ma è solo parzialmente vero.

Perchè il pezzo di verità che manca è il ruolo che l'opinione pubblica di sinistra e i militanti possono svolgere nell'orientare l'azione di governo. Voglio dire che il successo di questa dipende in egual misura da chi sta nella stanza dei bottoni e da chi non si limita ad applaudire o a lamentarsi ma decide di controllare e di incalzare. Torna così il tema del partito politico. In questi dodici mesi sono successe cose interessanti su questo fronte. La più importante riguarda la presenza di militanti organizzati e di cittadini elettori nella vicenda della scelta del candidato premier.

Faccio invece fatica a vedere segni positivi nelle procedure per la scelta dei candidati al parlamento. Qui il gioco è stato meno limpido fra ricatti di corrente, ambizioni di personaggi privi di consenso, ristrettezza della base elettorale. Non vale la pena parlarne, comunque non voglio farlo. Anche perché so che il centro dell'iniziativa politica prossima futura non sta nelle aule del parlamento, come non è mai stato lì negli scorsi anni. La battaglia la si conduce nel rapporto con la pubblica opinione e quindi sulla base dei rapporti di forza che si creano nella società.

Qui entrano in gioco altre potenze, quelle delle organizzazioni forti sul territorio, e quelle rappresentate dai mass media e, soprattutto, nel prossimo futuro, dai nuovi media come questo su cui vi scrivo. Un tempo avremmo detto, stampa e propaganda. La vulgata dava a questa coppia una lettura banale ma in essa si indicava la capacità del partito politico di comunicare e di trovare i nessi con il proprio mondo popolare. Nei prossimi mesi, appagati gli aspiranti parlamentari, e condannati ad appagare anche altre ambizioni nelle assemblee elettive che andranno a scadenza, consiglio regionale e consigli comunali, bisognerebbe trovare il tempo per dare una fisionomia all'organizzazione politica.

La prima condizione è quella di mettere in campo una comunità informata che conosca l'orizzonte del proprio impegno. Questa comunità informata deve essere strutturata su una cultura di saldo orientamento europeista. E' questo il nostro mondo di riferimento. In questo mondo sono possibili due opzioni, l'una tecnocratica e conservatrice, l'altra progressista e socialista. C'è anche la variante populista che ci condannerebbe all'agonia. Se non diamo alle nostre organizzazioni l'orizzonte del socialismo europeo non costruiremo niente di serio.

L'altro caposaldo è costituito da una strutturata cultura politica che sappia elaborare il proprio passato senza accettare demonizzazioni e nuovismi. E' vero anche oggi: veniamo da lontano, con i nostri errori, le nostre analisi sbagliate ma anche con una storia di legami di popolo e di speranze diventate movimenti di massa. Suggestioni tecnocratiche, populismi e giustizialismi sono i nostri avversari culturali contro i quali non si deve mai smettere di confrontarci a testa alta. Non eravamo figli di un dio minore ieri, non lo diventiamo oggi.

Poi l'organizzazione politica di nuovo tipo deve sapere penetrare nel profondo della società. Il segreto della sinistra e del movimento operaio, a cui si sono accodati successivamente i partiti popolari cattolici, è stato la sua capillarità fatta di opinione e di organizzazione. I nuovi media possono svolgere un ruolo fondamentale accanto alle strutture territoriali per accrescere la capacità della nostra gente di informarsi, di informare, di stare in prima fila. Non deve più accadere che una vicenda come quella dell'Italsider scoppi quando il bubbone è già gonfio. Non deve più accadere che imprenditori coraggiosi siano lasciati soli. Non deve più accadere che il lavoro venga svalutato e considerato variabile dipendente di scelte di governo opinabili.

C'è la necessità di un partito più colto, più organizzato, più ambizioso. La Puglia della sinistra storica ha saputo rompere le scatole a Roma in diverse occasioni, negli ultimi anni lo ha fatto meno. Si è affidata a leader. Oggi questa delega va ritirata a favore di un processo democratico che dia il comando a una vera e plurale comunità e non a singole personalità. Il 2013 che ci aspetta può vedere finalmente la nascita di una forza di rango europeo oppure può inabissarci in una nuovo fallimento. Ci tocca essere ottimisti e dobbiamo soprattutto essere esigenti con chi guida, comanda e governa. Il manovratore va disturbato.

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