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Peppino Caldarola

Peppino Caldarola

Primarie libere. Anche dai veti dei "rottamatori". Decidano i cittadini

Il tema della “rottamazione” rischia di diventare l’unico “ contenuto” delle primarie. Troppo poco per un partito che vuole governare. Cerchiamo di districarci in questo confuso dibattito. Un partito che mette al centro della propria cultura le primarie non può porsi il tema della rottamazione. Se il criterio è la scelta sovrana dei cittadini, persino di quelli non iscritti al partito, non si vede perché questo partito debba limitare la possibilità di accesso alla candidatura. Il limite era congeniale al vecchio Pci che aveva un struttura centralizzata, e anche stipendi parlamentari stabiliti dall’alto, e decideva secondo proprie regole e poi sottoponeva la scelta agli elettori. Se gli elettori possono invece partecipare ab origine alla scelta è bene che lo facciano senza limiti.

Il tema della "rottamazione" rischia di diventare l'unico " contenuto" delle primarie. Troppo poco per un partito che vuole governare. Cerchiamo di districarci in questo confuso dibattito. Un partito che mette al centro della propria cultura le primarie non può porsi il tema della rottamazione. Se il criterio è la scelta sovrana dei cittadini, persino di quelli non iscritti al partito, non si vede perché questo partito debba limitare la possibilità di accesso alla candidatura. Il limite era congeniale al vecchio Pci che aveva un struttura centralizzata, e anche stipendi parlamentari stabiliti dall'alto, e decideva secondo proprie regole e poi sottoponeva la scelta agli elettori. Se gli elettori possono invece partecipare ab origine alla scelta è bene che lo facciano senza limiti.

Tanto meno mi pare attendibile porre un vincolo per via legislativa come propone un deputato pugliese. Un conto è accettare il vincolo dei due mandati per i sindaci, altro è per chi deve far parte di assemblee rappresentative. Insomma stiamo discutendo con troppo farraginosità e incultura democratica. Il sistema americano che è abbastanza esemplare perché non pone liniti per camera e senato ma solo per la presidenza, l'accesso alla quale è interdetto al terzo mandato consecutivo essendo possibile, tuttavia, che dopo una sosta l'ex presidente possa ripresentarsi. Questo per quanto riguarda le regole. Per venire alla politica dobbiamo interrogarci se sia giusto o no sbarrare la strada a antiche carriere in nome di nuove carriere.

Anche qui la regola non può darsi in astratto. Vecchio e giovane non sono categorie né politiche né morali ma abbisognano di due connotazioni: merito e consenso. Un giovane bravo ha più diritti di un vecchio rincitrullito come un vecchio arzillo ha più numeri di un giovane vacuo. Questa scelta fra l'uno e l'altro va condotta sulla base del consenso, nel senso che la decisione appartiene solo a chi esprime con il proprio voto un orientamento. Non a caso lo Statuto del Pd prevedendo la regola dei due mandati ha previsto la deroga, cioè la possibilità che l'organo decidente con una propria determinazione stabilisca che una certa personalità ha i numeri per continuare. Meglio sarebbe se vi fossero primarie generalizzate così che a decidere siano i cittadini. Sarebbe altamente democratico e temo che così si falcerebbero gli attuali gruppi parlamentari anche pugliesi.

Resta quindi il tema se sia giusto o no che chi ha più anni o più legislature debba lasciare. Detto che a decidere devono essere gli elettori sono convinto che questa scelta spetti alla personale determinazione del candidato. Livia Turco ha ad esempio ha annunciato il ritiro. Nella scorsa legislatura lo fece Luciano Violante. Lo deve fare D'Alema? Io penso che D'Alema non ha bisogno del parlamento per partecipare alla vita pubblica di questo paese ma è vero che la campagna contraria di Renzi sta assumendo una sgradevolezza particolare non solo per l'accanimento personale quanto per i suoi significati. L'accantonamento di D'Alema viene proposto con un giudizio distruttivo su tutto il recente passato.

Io sono critico verso il nostro passato, direi più precisamente autocritico, ma non mi sento di condividere l'atteggiamento di chi vuole buttare anche il buono che c'è stato, fra cui l'accesso della sinistra tutta intera, per la prima volta nella sua storia, al governo. Non voglio giudicare Renzi né connotarlo ideologicamente, anche se mi è chiara quale sia la sua cultura di riferimento che è totalmente estranea alla mia. Vedo nel suo atteggiamento l'eterno ritorno di chi descrive la sinistra di tradizione solo con i suoi difetti e "tradimenti" piuttosto che nei suoi meriti e "valori". E' l'eterno processo alla storia nostra che mi mette in guardia e mi fa pensare che dietro la rottamazione vi sia ben più che una lotta contro vecchie leadership ma l'idea che nelle nuove leadership non ci debba essere spazio per la sinistra.

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