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Carmine Dipietrangelo

Carmine Dipietrangelo

Primarie Pd: connivenze per tutelare uscenti e correnti, ma non Brindisi

Certamente la scelta che Monti ha già fatto per la sua collocazione politica nella prossima competizione elettorale peserà sulle primarie del Pd. Nei prossimi giorni tutto sarà più chiaro. Il Pd deve essere consapevole che si è aperta una fase politica nuova e diversa. La coalizione di centrosinistra e' chiamata a caratterizzarsi dal punto di vista programmatico e politico. Berlusconi e' ormai fuorigioco. Saranno i contenuti a fare la differenza nelle prossime elezioni (lavoro, crescita, equità, occupazione giovanile, Mezzogiorno, riforma e semplificazione istituzionale, politica industriale).

Certamente la scelta che Monti ha già fatto per la sua collocazione politica nella prossima competizione elettorale peserà sulle primarie del Pd. Nei prossimi giorni tutto sarà più chiaro. Il Pd deve essere consapevole che si è aperta una fase politica nuova e diversa. La coalizione di centrosinistra e' chiamata a caratterizzarsi dal punto di vista programmatico e politico. Berlusconi e' ormai fuorigioco. Saranno i contenuti a fare la differenza nelle prossime elezioni (lavoro, crescita, equità, occupazione giovanile, Mezzogiorno, riforma e semplificazione istituzionale, politica industriale).

Il meccanismo elettorale e la individuazione dei candidati attraverso la suggestione del ricorso alle primarie diventerà sempre più marginale rispetto al livello dello scontro programmatico e di visione europea che la presenza di Monti determinerà. Il programma del Pd sarà un programma da sinistra europea o si tenterà di infilarvi dentro tutto e il suo contrario? All'agenda Monti il Pd e' in grado di rispondere con una agenda Paese? Ma di primarie purtroppo bisogna ancora parlare dal momento che il Pd e i suoi dirigenti ne hanno fatto elemento dirimente della sua esistenza. Al Pd non servono solo nuovi dirigenti e rappresentanti istituzionali; ha bisogno di chiare scelte programmatiche in sintonia con quelle della sinistra europea che sono alternative a quelle del Ppe della Merkel a cui Monti sembra richiamarsi.

Alle interessanti e condivisibili riflessioni sulle primarie che si svolgeranno domenica prossima per indicare i candidati del Pd per le elezioni politiche, fatte da Caldarola,da Orlandini e da Cariello su BrindisiReport.it, ne vorrei aggiungere altre di carattere tecnico e geografico che possono arricchire giudizi e valutazioni di quanti si apprestano a votare il 30 dicembre. Le faccio come conoscitore di uomini e di fatti e di procedure che in queste occasioni si sono determinati e si determineranno nella inconsapevolezza dei molti e con la furbizia di chi ha il pallino vero delle scelte.

E questo vale per qualsiasi tecnica elettorale, sia che si tratti di collegi uninominali, di proporzionale con le preferenze, di liste bloccate tipo porcellum. Innanzitutto è giusto che i candidati di partito siano individuati attraverso procedure democratiche e non rispondano solo alle pur legittime ambizioni dei singoli. Gli organismi dirigenti sono chiamati in questi passaggi a svolgere un ruolo delicato e paziente per poter garantire democrazia, partecipazione consapevole, rispetto delle legittime ambizioni dei singoli per la individuazione delle scelte da sottoporre al vaglio degli elettori.

Tutte le regole che si possono scegliere non possono sfuggire a questo ruolo e a questa responsabilità. Si tratta però di saperli esercitare per poi poter pesare nelle scelte che si determinano nella parte finale del processo decisionale. Su queste primarie, se pur importanti e innovative, qualche dubbio è sorto. Io ne ho esplicitati alcuni nel momento in cui sono state definite. Chi decide la composizione finale della lista regionale? Dovrebbe essere il livello regionale naturalmente, dal momento che si vota con il porcellum.

Come sono garantiti i territori e i candidati coinvolti con le primarie? La risposta dovrebbe scaturire da un giusto equilibrio, garantito dal lavoro paziente e leale di gruppi dirigenti provinciali e regionali, tra rappresentatività provinciale,numero di abitanti e risorse della società civile.

A quali risorse e competenze della società si fa ricorso? Si è letto sui giornali che la individuazione dei candidati per le primarie oltre che rispondere al principio della parità di genere sia stata fatta attraverso le correnti, le deroghe date a tutti i territori, tranne che a quello di Brindisi, con il solo intento di garantire altri candidati per le prossime elezioni regionali, le prepotenze e i ricatti per includere familiari o per escludere candidati più competitivi di tanti altri.

Si sono esclusi così dalla competizione elettorale delle primarie e di quella "vera", territori importanti, città capoluogo come Brindisi che continua così ad essere privata, unica città della Puglia, di una rappresentanza parlamentare dell'area di centrosinistra. Tutto questo a seguito di connivenze, di ignavia, di doppiezze e di macchinazioni, insite negli attuali gruppi dirigenti provinciali e regionali del Pd i quali, per non disturbare i manovratori, per non condizionare le aspettative di uscenti e le ambizioni dei singoli, per non mettere in discussione gli equilibri tra le correnti, che saranno noti solo al momento della definizione e della composizione della lista regionale, preferiscono rinunciare al ruolo responsabile di fare gli interessi del proprio territorio.

Il ricorso alle primarie, impostate così, rischia di vanificare la loro carica innovativa e democratica. I candidati tra l'altro hanno poco tempo per farsi conoscere e perchè se ne conoscano, da parte degli elettori delle primarie, radicamenti, collocazioni, visioni, capacità. In alcune realtà possono esaurirsi in una fiera delle vanità e della autoreferenzialità. Se si aggiungono poi le divisioni interne al Pd si raggiunge il capolavoro che puo' consistere nella perdita di peso ai livelli giusti. Non ci sono primarie in grado di dare peso, coraggio, autorevolezza a chi non ce l'ha.

Veniamo alle conseguenze per il Pd e i per suoi ignari elettori della provincia di Brindisi. Giornalisti informati hanno già riportato la ripartizione dei seggi che il Pd prevede di conquistare in Puglia: 14 alla Camera, 9 al Senato considerando il premio di maggioranza che, nel caso del Senato, viene assegnato a livello regionale. Tra quote riservate a Bersani e alla direzione nazionale, tra equilibri di genere e di correnti sarà decisa la graduatoria dei candidati del Pd in Puglia.

Quale spazio avrà la provincia di Brindisi? Si dice che gliene spetterebbero due, di parlamentari, una donna e un uomo,mentre a Bari ne spetterebbero 9 o 10,a Lecce 5. In base a quale matematica e logica si arriva a questi numeri? Non c'è proporzione almeno dal punto di vista del numero degli abitanti e quindi degli elettori. La provincia di Bari è solo tre volte più grande della provincia di Brindisi, e Lecce è il doppio. A Bari ne spetterebbero 6 e non 10, a Lecce 4 e non 5. Non c'è proporzione.

E se la giustificazione di questi numeri è perché sono comprensivi della quota riservata a Bersani per la società civile, perché si esclude a priori la possibilità di indicare da Brindisi eventuali competenze e personalità della società nella quota riservata, e quindi sicuramente eletta, con la lista regionale? E se attraverso le quote riservate si volessero invece contrabbandare scelte di territori che altrimenti non potrebbero passare al vaglio democratico e a quello di decisioni collettive? E se poi questi territori con la quota riservata devono essere solo Bari e Lecce anche per fare spazio ai tanti di quelle province da riconfermare e da promuovere?

E poi, le scelte dei candidati che verranno fuori dalle primarie saranno tutte rispettate anche a fronte di eventuali disequilibri di corrente e di sensibilità? A pensar male si fa peccato,ma ci si avvicina alla verità. Insomma il porcellum è talmente una porcata che neanche il ricorso alle primarie è in grado di correggerlo e di renderlo digeribile. Meno male che, come sostiene Caldarola, non c'è solo il Parlamento: fuori c'è un mondo che ha bisogno di impegno.

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