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Brindisi, la base Onu e ciò che non è stato possibile chiedere a Di Maio

Destinazione del laboratorio Until, la scuola europea, il ruolo futuro e quello del governo

BRINDISI – C’era attesa, tra i giornalisti, per porre alcune domande al ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, oggi a Brindisi per accogliere il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, giunto in visita alla base logistica dell’Onu, che – sue parole – è l'hub più importante del mondo e in questa direzione continuerà a crescere. Come spesso accade in eventi italiani ed esteri, ai rappresentanti del nostro governo vengono poste però solo domande sulle vicende politiche nazionali (un’anomalia tutta italiana), quindi esaurito questo compito con la stampa nazionale presente all’evento, Di Maio se ne è andato e le domande che la stampa locale avrebbe voluto porre circa il futuro di questa base, sono rimaste sui taccuini.

Cosa avremmo voluto chiedere a Di Maio. Una prima domanda riguarda il paragone tra ciò che fa il governo spagnolo per la base delle Nazioni Unite di Valencia (dove sono in fase di realizzazione nuove strutture), e ciò che fa quello italiano per quella di Brindisi, a partire dalle dotazioni e l’investimento sulla sede della scuola europea, elogiata dal Segretario generale, ma non certo priva di problemi malgrado l’impegno di dirigenza e docenti, sui cui forse si dovrebbe anche focalizzare maggiormente l’attenzione del Comune per ciò che è di sua competenza. Si sa, in questo genere di cose conta molto il tam-tam – internazionale, in questo caso - tra genitori, e se le valutazioni che circolano non sono lusinghiere, un funzionario che ha figli cercherà di non trasferirsi a Brindisi. Una verifica va fatta.

Altra domanda, quella sul laboratorio Until. Il sindaco Riccardo Rossi si augura che non ci siano problemi nella scelta di Brindisi come sede. Ma non è affatto scontato che vada a finire così, nella civile competizione con Torino. Tra l’altro, sembra che anche l’India possa avanzare la propria candidatura. Eppure (esclusa l’ipotetica opzione India che certamente non potrebbe restare inascoltata), non dovrebbero esserci dubbi sulla localizzazione di questo investimento in innovazione e ricerca. La base di Brindisi detiene il primato dei know-how nelle comunicazioni del network Onu, sarebbe una scelta ovvia portare qui il laboratorio Until. Pare che non sia così: il fatto che il ministro Di Maio abbia parlato di due laboratori, una a Brindisi e uno a Torino, è una sua idea, una decisione dell’Onu, o cos’altro?

Terza domanda, il futuro di questa base. Guterres vuole caratterizzare il proprio mandato puntando sull’efficienza, sull’innovazione, sull’attenzione alla spesa, e il governo italiano non è un fulmine di guerra. Inoltre non si può eternamente far conto sulla gratitudine per il comodato delle strutture attuali in concessione, nell’area di Brindisi, alle attività delle Nazioni Unite. Non è affatto il caso di guardare con sospetto la base di Valencia come potenziale competitor, con dietrologie tutte made in Italy, ma se nel futuro immediato conteranno sempre più costi, strutture e logistica, non si può stare certo alla finestra (Valencia dispone anche di un aeroporto internazionale, oltre che di un grande porto).

Ungsc Brindisi dispone di un organico di 400 unità circa, delle quali 300 italiane e il resto internazionali, cui vanno aggiunte le altre 200 unità delle due agenzie presenti, Unops e Unicc. Seicento posti di lavoro, più l’indotto. A Valencia si lavora attualmente con circa 30 unità e circa 300 contractor delle agenzie Unops e Unicc. Indiscutibile che le esigenze di governance dell’Onu abbiano la precedenza assoluta, tuttavia è necessario essere consapevoli che in gioco ci sono anche il prestigio dell’Italia nella qualità del supporto offerto alle Nazioni Unite, e a livello locale ciò di cui abbiamo appena scritto. Di questo avremmo voluto parlare con il ministro degli Affari esteri, se fosse stato possibile. 

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