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A cura di Blog Collettivo

Province, Comuni, geologi: gestire oggi la difesa del territorio

Il Brindisino non è esente dal rischio idrogeologico: da qualche tempo non siamo in presenza di gravi allagamenti, ma bisogna anche dire che non siamo stati colpiti ancora da fenomeni estremi

A fine novembre 2022 un ingegnere di Avellino, Modestino Ferraro, all’indomani della tragedia di Ischia ha rilanciato la proposta di un disegno di legge - tramite petizione popolare - per dotare ogni Comune italiano di un geologo. In questi giorni, da più parti, si parla della necessità di superare la legge Delrio per rilanciare il ruolo delle Province come enti intermedi tra Regioni ed amministrazioni locali. Qual è il nesso tra le predette questioni? La necessità di disporre da un lato delle risorse umane, e dall’altro del coordinamento per imprimere una svolta nelle azioni di studio dei rischi e della difesa del territorio.

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Ovviamente tutto ciò poco interessa, in loco, a chi fonda le proprie fortune politiche sulla permissività nei confronti dell’abusivismo, sullo sfruttamento dissennato del suolo e sulla speculazione edilizia. Ma per amministrazioni attente e lungimiranti, consapevoli della situazione idrogeologica sempre più precaria, colpita dai fenomeni legati al cambiamento climatico, avere a disposizione in organico o in convenzione una consulenza geologica, e poter contare per l’iter dei progetti sul ruolo dell’ente intermedio, piuttosto che far leva solo sulla piattaforma nazionale (come sollecitato recentemente dalla Regione Puglia), significherebbe poter lavorare meglio e più speditamente.

Il Canale Patri tracimato

Dell’istituzione negli organici degli uffici tecnici comunali della figura di un geologo si parla almeno dal 2013 per iniziativa dell’allora presidente dell’ordine nazionale della categoria, con tanto di presentazione della proposta di disegno di legge alla Camera dei Deputati. Poi la questione è stata positivamente ripresa in Emilia Romagna, dove nel 2016 fu siglato un accordo tra l’Ordine regionale dei geologi e l’Anci regionale, che aveva come obiettivo proprio la dotazione della figura di un geologo nelle amministrazioni maggiori tramite apposite convenzioni, o di zona per le associazioni dei Comuni più piccoli. L’Emilia Romagna usciva dalla terribile esperienza del sisma che aveva provocato vittime e gravi danni al patrimonio pubblico e alle imprese.

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Ma di ciò si è nuovamente riparlato, come sempre accade in Italia dopo le tragedie causate da frane, terremoti, alluvioni, esondazioni, solo a babbo morto, per poi ritornare all’oblio. Eppure difesa del suolo e lotta per fermare i cambiamenti climatici vanno di pari passo, ed è assurdo a mio avviso preoccuparsi di decarbonizzazione, best practice (migliori tecnologie), energie alternative senza occuparsi anche di quanto suolo consumiamo, di come e dove costruiamo, di come si può rallentare o fermare l’erosione costiera, di come tutelare le riserve idriche. Alla fine, paragonando i costi umani e strutturali causati dal dissesto idrogeologico a quelli delle misure di prevenzione, risulta che i primi superano di gran lunga i secondi. 

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Il Brindisino non è esente dal rischio idrogeologico. Il Pai approvato una decina di anni fa dal consiglio provinciale dell’epoca (è il Piano di assetto idrogeologico) lo evidenziava dettagliatamente, sia nei suoi aspetti collegati all’esposizione ai fenomeni atmosferici, che in quelli collegati all’erosione. Da qualche tempo non siamo in presenza di gravi allagamenti - grazie anche ad alcune opere idrauliche realizzate - ma bisogna anche dire che non siamo stati colpiti ancora da fenomeni estremi. In giro ci sono tuttavia esempi di abuso del territorio, come costruzioni realizzate addirittura sulle sponde, all’interno del corso delle lame, o addirittura alla loro foce. Si continuano a realizzare nelle campagne recinzioni in muratura che ostacolano il deflusso delle acque piovane, molte reti di fogna bianca sono inadeguate, ci sono sottopassi ad alto rischio, la falda costiera è sempre più infiltrata dal mare.

A dieci anni dall’approvazione, e a molti di più se si considera l’epoca in cui le carte idrogeologiche sono state realizzate dai servizi tecnici della Provincia (ora, se non erro, non c’è più un ufficio geologi), probabilmente quel Pai (e quel Piano territoriale di coordinamento provinciale) andrebbe aggiornato proprio alla luce dei cambiamenti climatici, e forse per i venti Comuni del Brindisino basterebbe una nuova indagine condotta dalla Provincia per individuare i progetti necessari. Tutto sarebbe molto più rapido, rispetto al poter contare solo sul coordinamento regionale e sui tempi della piattaforma nazionale. Quindi sì al “geologo per ogni Comune” e al ritorno delle Province come ente intermedio con compiti più specifici per la difesa del suolo, dotate dei necessari fondi. Peraltro oggi i Comuni che necessitano di relazioni idrogeologiche devono ricorrere ad affidamenti a società terze e studi professionali, che non costano poco, e spesso non dispongono delle risorse economiche per procedere efficacemente. 

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