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Giovedì, 27 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Considerazioni sul confronto tra aspiranti segretari provinciali del Pd

Pino De Luca ha assistito al confronto tra i tre aspiranti segretari provinciali del Pd. Tanta buona volontà, ma anche qualche paradosso. Ecco le sue considerazioni.

Gigi Rizzi sembra il nome di un personaggio dei fumetti, e lo sembra per davvero: alto, allampanato capelli sale e pepe e occhiali spessi, vestito elegante e sorriso franco. Gigi Rizzi è un personaggio impegnato in politica, dalla parte dei perdenti e già, solo per questo,  mi sta simpatico. E poi la curiosità di conoscerlo, vuoi mettere? Per questa ragione una sera di ottobre prendo la macchinina e vado a sentire i tre candidati alle primarie per la carica di Segretario Provinciale del PD a Brindisi.

Sala del Comune, la più grande, intitolata a Mario Marino Guadalupi. Tavolo per cinque: tre candidati e due giornalisti. Mi aspettavo le folle e invece siamo trenta in tutto, compreso un simpatico quattrozampe. Le domande scorrono in una atmosfera surreale, Fabio e Lucia, giornalisti veri, fanno domande vere mai con cattiveria.

I tre funamboli parlano in modo strano, sono volenterosi ma si trovano nella singolare situazione di volere chiedere consenso ad un partito che non c'è, almeno fisicamente. Si conta una manata di antichi, di quelli che la politica è il mio pane quotidiano ma che non hanno mai contato nulla anche quando portavano i gradi più alti. Personaggi che hanno sempre rispettato le "compatibilità" per un bene superrimo che non è mai arrivato. Ed eccoli i giovani virgulti a illustrare e promettere un distacco netto da un modello di sviluppo e da una politica. Parole che tutti sarebbero ben pronti a sposare.

Dimentichi però. Ma quel modello di sviluppo e quella linea politica a cui intendono opporsi non è quella di ieri e di adesso del Partito che vorrebbero dirigere in prima persona? Sono tenerissimi, sembra che chiedano al pubblico di fare qualcosa invece di dire cosa loro faranno per rimediare alla caterva di sciocchezze che il loro partito ha fatto nell'ultimo ventennio in questa terra. Tre possibili segretari provinciali o troppo astuti o i tipici sudari puliti. Da usare, inutilmente, per ricoprire salme ormai troppo marce, riconoscibili dall'insopportabile fetore che emanano ad ogni zaffata di vento.

Su Cdr e Tap si tocca il massimo. Sembrano arrivare da Marte, che pensino per davvero che le opere colossali come quelle energetiche siano cose che si progettino così, alla rinfusa, nella logica del "poi si vede". Incredibile che chiamino "disattenzione dei gruppi dirigenti" la distruzione di un territorio distrutto con l'assenso, la complicità e il protagonismo dei gruppi dirigenti, messi la a far da dirigenti proprio perché quelle politiche si attuassero. E costruendo redditi e carriere sul signorsì, la clientela e l'opportunismo.

E ancora a chiedere, non si sa bene a chi, di "guardare le proposte politiche senza chiedersi chi c'è dietro". L'unico, per ragioni forse di età o forse di vantaggio mediatico, ad avere parole di una certa credibilità è il Maurizio Bruno, renziano della prima ora. Anche lui costretto, non per propria sponte, all'abbraccio mortale di uno dei cadaveri politici più fatiscente che, da grande opportunista, è pronto a cambiar tutto perché nulla cambi.

Ci ha provato Maurizio Bruno a respingere la morsa ma, per davvero, è assai difficile che un Generale senza esercito riesca a scalzare dei capibastone di lunga pezza e applicare quello statuto che ha ingenuamente letto in pubblico. Quello statuto che non ha saputo render conto di alcuno dei 101 dalmata che affondarono Prodi alla Presidenza della Repubblica e ci regalarono il "Governo delle Larghe Intese" detto anche Alfetta.

I due ragazzi, il Cuperliano Giuseppe Tagliente e la Pittelliana Anna Maria Scalera, sembrano più dei giovani speranzosi che la politica dia delle risposte ai tanti perché delle loro personali domande, piuttosto che dei conducator capaci di dare una linea unitaria ad una provincia così articolata come quella di Brindisi. Si fossero fatti raccontare dai loro sostenitori che cosa è accaduto mentre crescevano, almeno sarebbero stati più informati. Messi così, con il culo a tramontana, hanno la credibilità del pupazzo che deve spaventare i passeri in mezzo al campo di grano. Mentre le faine fanno razzia nel pollaio.

E Gigi Rizzi se la ride, lui sostiene Civati e organizza i dibattiti in una provincia nella quale Civati non ha nessun candidato. In questo surreale gioco delle parti di un congresso a rovescio che prevede i segretari provinciali e non ci ha ancora detto, il PD, se le province intende mantenerle oppure no. Meno male che dopo, al Gruit, con Carlo, Francesco, Fabio, Salvatore e Francesca abbiamo avuto occasione di affrontare temi più concreti. E di chiudere con una eccellente Porter profumata di spezie e di caffé.

E la politica è come la birra. Ambedue sono belle storie. Ma c?è birra e birra, politica e politica. Se il pub è sempre pieno vuol dir che la birra è buona e di buona politica si discute. E se un circolo è vuoto? Sarà cattiva la politica e di cattiva birra si potrà parlare.

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