menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Capannone Montecatini tra vecchie e "nuove" ma inattuali idee

La storia dei progetti morti sul nascere e l'improduttivo rapporto tra arte e crociere: il gioco non vale la candela

Ho l’impressione che la comunicazione al posto del governo sia un male che sta toccando anche la periferia. Certo noi a Brindisi mica siamo dei pivelli alle prime armi, ed abbiamo anche avuto ben due giornalisti consecutivamente sulla poltrona di primo cittadino. D’altra parte si vive nell’era della comunicazione e non è possibile starne completamente fuori. L’importante è evitare gli inciampi, che non sono solo quelli delle modalità con cui ci si attrezza per stare in partita, ma soprattutto il linguaggio insieme alla concretezza degli atti e la memoria.

Solo qualche esempio (anche per evitare che qualche malpensante si convinca che siamo in pensione anche come cittadini…) che dimostra come la qualità della comunicazione (ovvero dell’annuncite, meno elegante ma più efficace) sia molto importante. L’attivissimo assessore alla Programmazione, Roberto Covolo, ad esempio, ha belle idee ed è giusto che le esprima, ma deve rendersi conto che a Brindisi non è arrivato nella Papuasia.

Certo siamo in una situazione di grave crisi, ma questo non significa che questa sia terra di nessuno, che prima di Covolo e Rossi a Brindisi non ci siano stati cultura, iniziative, progetti, dibattito. D’accordo, i disastri dei singoli fanno sì che con l’acqua sporca si getti anche il bambino, ma occorre sempre evitare che questo avvenga. Covolo conosce De Andrè e sa anche che dal letame nasce un fiore. Fatta la dovuta premessa, intendo scrivere della proposta di recupero e utilizzo del capannone ex Montecatini “annunciata” da Covolo.

Brindisi - L'ex capannone Montecatini, internoPersonalmente dovrei essere felice. A metà degli anni Ottanta, quando a Lecce dirigevo Quotidiano, commissionai alla bravissima Titti Pece un paginone del giornale per suggerire che quel monumento di archeologia industriale diventasse una sorta di Beaubourg del Mediterraneo. Era l’epoca dei grandi progetti Regione-Cassa del Mezzogiorno e ricordo che “litigai” con il mio amico architetto Tonino Bruno che, da assessore regionale, fece inserire invece del museo un progetto per una sorta di fiera-mercato “tran frontaliero” di frutta e ortaggi.

Insomma cocomeri e rape, al posto di opere d’arte moderna. Dopo più di trent’anni, cambiati radicalmente i contesti geopolitici ed economici, quell’idea ormai non è più, nonostante ciò che ne pensano Rossi e Covolo, realistica. Spiegherò più avanti le ragioni. All’epoca di Mimmo Consales sindaco, si stabilì – grazie alla collaborazione del prof. Giorgio Goggi - una proficua intesa tra la civica amministrazione e la Triennale di Milano. L’idea di trasferire nell’ex capannone una edizione meridionale della celebre rassegna piacque a milanesi e brindisini e venne abbozzato anche un protocollo d’intesa, propedeutico alla stesura di un vero e progetto esecutivo. Il sindaco Consales e l’assessore Luperti si recarono anche a Milano per incontrare presidente e direttore generale della Triennale.

L’iniziativa, la cui importanza era rilevante non solo per il destino del capannone ma anche perché la Triennale del Sud avrebbe sicuramente sprovincializzato e proiettato a ben altro ed alto livello le nostre attività culturali (anche in termini di ricadute d’immagine), improvvisamente s’inceppò. Comune e Autorità Portuale dovevano concorrere alle prime spese con cinquemila euro a testa, ma mentre l’Autorità deliberò a Palazzo di Città la procedura si bloccò. Poi in città accaddero tante altre cose, forse anche i noti fatti giudiziari e la storia finì nelle nebbie delle occasioni mancate.

Prima domanda: si è fatta una istruttoria approfondita su cosa è stato fatto nel passato per l’utilizzo dei capannoni? L’architetto Lacinio, ad esempio, ha tutti i documenti dell’epoca, gli sono stati chiesti e si è capito perché tutto si bloccò? E  ci si è posti la domanda se la Triennale sia ancora oggi interessata all’operazione? E’ vero che attualmente l’istituzione espositiva milanese ha nuovo presidente (ora è l’architetto Boeri) e direttore generale, ma può darsi che la ritengano anch’essi ancora interessante.

E nessuno mi venga a dire che un’anonima galleria d’arte moderna – come proposto da Covolo - sia migliore di una emanazione della Triennale! Basti solo pensare alle opere da esporre, quante, come acquisirle e chi le sceglie, al personale e alle spese correnti di gestione. Chi finanzia tutto ciò? Tutti i grandi musei, almeno in Italia, oggi sono in crisi per gli alti costi in primo luogo, perché dovrebbe funzionare proprio quello che si intenderebbe realizzare a Brindisi?

Seno di Levante, il capannone ex Montecatini

E la si smetta con questa storia dei crocieristi, che a Brindisi sono diventati come la pelle degli zebedei degli asini, è solo fumo agli occhi senza sostanza. Buono solo a sistemare partite di livello clientelare. Se si sommano tutti i soldi pubblici che si spendono (anche in servizi) per ospitarli, i crocieristi, ci si renderebbe conto che forse la spesa non vale la candela. Una permanenza di due giorni in banchina di nave Vespucci vale più di dieci approdi di navi da crociera.

A meno che la scelta della civica amministrazione non sia quella (molto datata in verità) di procurarsi comunque finanziamenti pubblici, a prescindere poi dall’effettivo utilizzo o necessità delle opere realizzate e di cui c’è larga testimonianza anche dalle nostre parti. Una ventina di anni fa, sempre per ricordare che Brindisi non è una terra di nessuno da colonizzare, fu organizzato un bel dibattito su quali “contenuti dare ai contenitori” che già in quegli anni si stavano recuperando.

Da allora non è successo niente, solo tanta confusione. Si vuole cambiare “cifra” e volto alla città anche con iniziative che riguardano gli aspetti architettonici e urbanistici che producono cultura? Allora si pensi al recupero e alla visibilità finalmente della cerchia muraria (tutta), si scopra dove è andato a finire il mitico Pozzo Traiano, riprendiamoci le vasche limarie, si restauri e si rifaccia funzionare la fontana di piazza Vittoria, si vincolino (se ce ne sono ancora!) gli antichi stabilimenti vinicoli, autentici modelli di archeologia industriale, si tuteli il Villaggio Pescatori, e tanto altro che pure esiste, ma lasciamo perdere oserei dire, e chiedo scusa, le minchiate dell’annuncite a tutti i costi.

L'ex capannone Montecatini

E teniamo lontani i grandi menestrelli del finanziamento pubblico “interessato”, che spesso serve prima a dispensare incarichi ben retribuiti agli amici-amiche degli amici, e mai all’effettivo utilizzo dei progetti, se mai realizzati. Ed a proposito, i lavori di restauro della biblioteca provinciale deliberati dalla Regione da molti mesi non sono  ancora cominciati. E chissà quando lo saranno, però ovviamente gli incarichi sono stati regolarmente assegnati.

Si faccia attenzione, quell’immobile da recuperare non l’ha fatto un architetto qualsiasi, è opera di Enrico Nespega (lo stesso progettista del Nuovo Teatro Verdi), a seguito di un concorso nazionale, e mi stupisco che la Sovrintendenza non vi abbia messo sopra un doveroso cappello. Si stia attenti prima di consentire pacchianerie o stravaganze architettoniche.  

      

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Lutto per l'arcivescovo Satriano, è deceduta la mamma Giovanna

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BrindisiReport è in caricamento