rotate-mobile
Opinioni

Opinioni

Opinioni

A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

Opinioni

Quella lungimiranza che tanto manca alla politica italiana e locale

Ho letto con interesse l'articolo pubblicato il 28 agosto su questa testata a firma di Carmine Dipietrangelo. La sostanza del contenuto era possibile evincerla chiaramente già dal titolo che non poteva essere più esplicativo: "Decreto Taglia Province: basta piagnistei, pensiamo alle proposte!". Il dibattito in corso, che dovrebbe fare scaturire proposte in merito all'accorpamento delle province italiane, mi convince sempre di più dell'incapacità sia dei governi locali sia di quello nazionale di produrre su tale materia idee efficaci e soprattutto lungimiranti.

Ho letto con interesse l'articolo pubblicato il 28 agosto su questa testata a firma di Carmine Dipietrangelo. La sostanza del contenuto era possibile evincerla chiaramente già dal titolo che non poteva essere più esplicativo: "Decreto Taglia Province: basta piagnistei, pensiamo alle proposte!". Il dibattito in corso, che dovrebbe fare scaturire proposte in merito all'accorpamento delle province italiane, mi convince sempre di più dell'incapacità sia dei governi locali sia di quello nazionale di produrre su tale materia idee efficaci e soprattutto lungimiranti.

Almeno all'attuale governo nazionale va dato il merito di avere dato un'accelerazione alla questione. Nell'articolo summenzionato Dipietrangelo, con indubbia efficacia, sostiene di non appassionarsi alle discussioni strumentali sui confini geografici o sui richiami storici di una provincia tutto sommato giovane. Proprio su questo aspetto sento di condividere le sue tesi: ho la netta impressione che gli unici elementi presi in considerazione per produrre proposte riguardino aspetti legati unicamente alla burocrazia. Non escludo una mia disattenzione ma fino ad ora non ho sentito, nel cercare tra i criteri necessari a valutare eventuali accorpamenti, discutere di aspetti quali ambiente, cultura, economia, turismo.

Ragionando in merito a questi aspetti, ho ricordato un mio articolo del 2010 (su TuttoBrindisi), che ritengo mostri ancora una sua attualità e che in parte vorrei di seguito riportare. Nell'articolo raccontavo come negli scorsi anni il lavoro mi obbligasse ad una riunione settimanale presso la sede di Milano dell'azienda per la quale lavoravo. In questi frequenti viaggi la presenza a Bologna di parte della mia famiglia mi convinceva a fare tappa nel capoluogo emiliano. Trascorrevo la notte a Bologna e di prima mattina partivo per Milano, dove spendevo l'intera giornata prima di far rientro nella città delle due torri o spostarmi verso altre sedi. Questa ed altre peregrinazioni professionali mi hanno dato nel tempo la consapevolezza che nella concezione della città moderna la rappresentazione mentale di spazio fisico è divenuta illusoria e persino fuorviante. La corretta misurazione non è più in chilometri, bensì in ore e minuti. L'arco temporale impiegato per recarsi in treno da Bologna a Milano non è dissimile dal tempo necessario in un grossa città per spostarsi dal centro verso la periferia estrema.

L'ambito metropolitano policentrico, come viene definito dagli studiosi del fenomeno, è un concetto sul quale la politica e l'economia hanno gettato in passato la loro attenzione. Diversi progetti e decreti legge hanno provato qualche anno addietro a delineare la costituzione e lo sviluppo di quelle che venivano definite chiamate le città metropolitane che, nella visione si sperava prospettica del legislatore, sarebbero dovute andare a sostituire le province come moderno ente territoriale di governo. Qualsiasi fosse la "perimetrazione" ipotizzata (si pensava ad esempio a Bologna e Firenze insieme), ogni progetto di innovazione ha vissuto uno stallo causato da una situazione socio-culturale ancora non matura. Tuttavia il principio sul quale faceva cardine questa nuova concezione del territorio resta valido.

Occorre comprendere che, nel doveroso rispetto delle identità di base, apparteniamo a comunità che spesso condividono problematiche di più ampia portata e quindi possono e devono essere più estese di quelle originarie. Bene stavano facendo le province di Brindisi, Lecce e Taranto, tra loro divise da una relativa distanza in minuti, a perseguire con decisione la strada del Grande Salento (si badi bene che non ho scritto Regione Salento). Tuttavia la mancanza di seguito avuto da quelle proposte ha chiaramente mostrato come le intenzioni fossero solo di facciata.

I fenomeni correlati alla globalizzazione hanno mutato i meccanismi che regolano l'economia, e la strutturazione non solo concettuale di una nuova macroarea in gran parte omogenea, come quella succitata, non potrebbe portare che benefici. Egoisticamente si potrebbe anche sottolineare che ad un ipotetico tavolo delle trattative Brindisi potrebbe sedersi con buone prospettive, essendo dotata di infrastrutture strategiche quali l'aeroporto ed un terminal portuale passeggeri che la porrebbero in una condizione privilegiata. Diversamente mi appare problematico e irto di difficoltà il percorso che vedrebbe la nostra città, accorpata ad altre secondo misteriosi criteri, affrontare gli scenari ipercompetitivi ai quali andiamo incontro e di cui già sentiamo gli effetti devastanti. Ambiente, cultura, economia, turismo, sono solo alcuni dei tavoli sui quali si gioca la partita del futuro. Il traguardo è complesso e impegnativo e potrà essere conseguibile solo attraverso un reale percorso culturale, sociale e politico.

Sempre in un mio articolo di un paio di anni fa, descrissi Brindisi come una città invisibile, un'incorporeità causata dalla mancanza di una visione prospettica e lungimirante. Quella che voleva essere solo una provocazione si sta trasformando (spero di sbagliarmi) molto più rapidamente di quanto io stesso immaginassi in una sorta di profezia.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Quella lungimiranza che tanto manca alla politica italiana e locale

BrindisiReport è in caricamento