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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Quelle dimissioni che delegittimano la politica e deludono le attese

Traggo spunto da una vicenda politica degli ultimi giorni che mi ha molto colpito: le dimissioni da Consigliere Comunale di Fasano della prof.ssa Carparelli, candidata Sindaco per il Centro Sinistra di quell’importante Comune della provincia di Brindisi. Non mi permetto alcuna considerazione sul merito, in verità ancora non molto chiaro, di quella decisione sicuramente sofferta ed assunta dopo una attenta valutazione.

Traggo spunto da una vicenda politica degli ultimi giorni che mi ha molto colpito: le dimissioni da Consigliere Comunale di Fasano della prof.ssa Carparelli, candidata Sindaco per il Centro Sinistra di quell'importante Comune della provincia di Brindisi. Non mi permetto alcuna considerazione sul merito, in verità ancora non molto chiaro, di quella decisione sicuramente sofferta ed assunta dopo una attenta valutazione.

E' il gesto che mi ha colpito in sé come quello dei Consiglieri comunali di Brindisi, eletti nella "Lista per cambiare Brindisi" a supporto della candidatura a Sindaco di Mimmo Consales. Prima ancora che si insediassero i rispettivi Consigli Comunali questi eletti, che assumo ad esempio per un ragionamento, hanno deciso di voltare le spalle ai loro elettori che avevano affidato loro un preciso mandato: guidare l'opposizione di Centro Sinistra a Fasano, supportare il Centro Sinistra vincente a Brindisi.

Mi riferisco alla recente attualità perché se dovessi rifarmi a cambi di casacca tra partiti e movimenti, tra diverse alleanze del più vicino e lontano passato(come per esempio quelli dei candidati Sindaci di Brindisi Di Donna e De Maria candidatisi contro Mennitti , passati poi nella maggioranza di quest'ultimo) ci sarebbe da scrivere un romanzo. Quindi tornando all'attualità mi chiedo e chiedo ai cittadini e concittadini che hanno messo la loro faccia, le loro energie, le loro risorse per un programma, per un impegno di governo acquisendo fiducia e voti da elettori che hanno creduto nelle loro persone, nelle loro idee come fanno a dimenticare dopo poche settimane tutto ciò?

Sicuramente si rendono conto di dare un'idea dell'Istituzione come di un "calesse" sul quale si sale e dal quale si scende a proprio libero arbitrio. Su quel "calesse" si era saliti firmando un contratto con i propri elettori e con tanti altri soggetti collettivi, come nel caso della prof.ssa Carparelli. Ed allora mi chiedo perché e me lo richiedo nuovamente: perché? Respingo in questo ragionamento pubblico le motivazioni che scaricano sulla irresponsabilità delle singole persone. Le respingo perché sarebbe semplicistico ed irrispettoso: sono convinto che vi è un travaglio interiore e vi sono motivazioni esterne che hanno il loro peso.

Ma non possono essere la risposta al mio perché. E, soprattutto, a quello di tanti cittadini, che trovano ulteriore delusione verso la Politica. Magari molti degli elettori delle persone cui mi riferisco hanno fatto una forzatura su sé stessi perché avevano deciso, come tanti (troppi!) nelle ultime elezioni, di non andare a votare, magari erano stati convinti dalla personalità degli eletti, dalle parole convincenti di amici e parenti, avevano affidato a quelle persone una speranza di cambiamento, una piccola luce per tornare a credere nella Rappresentanza. E quale è ora lo stato d'animo dei loro convinti supporters? Dove troveranno la coerenza tra il loro impegno in campagna elettorale ed il cambiamento così repentino rispetto alle responsabilità assunte dai loro eletti?

Possibile che queste persone, sicuramente responsabili nella loro vita professionale e sociale, non si rendano conto del danno che recano alla credibilità delle Istituzioni, delle Forze per cui si sono candidate, possibile che la prima difficoltà (o di alleanza o di mancato riconoscimento di alcune aspettative o quant'altro) possa aver determinato una svolta di 180 gradi? E per loro stessi, quale immagine di consistenza umana lasciano intorno a sé?

Ed i cittadini, impegnati quotidianamente a dover superare le difficoltà della vita, specie in questa lunga angosciante fase di crisi economica e sociale, sballottati tra l'ansia del lavoro per sé, la paura del futuro incerto per i propri figli, schiacciati da una burocrazia che appare un gigante d'acciaio insensibile ai tormenti degli utenti, inseguiti dalle scadenze delle tasse, delle assicurazioni, delle rate di debito da pagare, eccetera eccetera , eccetera cosa possono pensare se non aggiungere un altro pesante mattone al muro dell'indifferenza, dell'astio verso la Politica e tutto quello che ruota intorno ad essa?

Il danno recato, oggi più di ieri, al sentire collettivo è enorme. Possibile che con tutto quello che accade intorno a noi vi siano personalità (perché tali sono e devono essere quelli che si candidano a rappresentare) che non misurino la differenza abissale tra le tattiche e le tecniche della politica (che non sono un mostro orrendo quando restano nell'ambito delle fasi di passaggio verso la costruzione di un percorso condiviso nella risoluzione dei problemi) e le aspettative delle persone, quelle in carne ed ossa, quelle cui hanno stretto la mano durante la campagna elettorale, piccolo mare del grande oceano della collettività cittadina?

Angoscia l'indifferenza, il giustificazionismo intorno a questi fenomeni, sempre più vissuti come quotidianità di una politica in cui ognuno ha il suo orticello, in cui la coerenza, la dignità del ruolo assunto, il peso della rappresentanza di una collettività sembrano scomparse dal libro che dovrebbe guidare non solo l'impegno dell'uomo e della donna pubblici ma l'esistenza di ciascuno di noi nel momento in cui si accetta di non rappresentare più solo sé stessi.

Pensieri in libertà, ragionamento d'ancient regime? No, e lo urlo questo no, sono le fondamenta del vivere collettivo, della dignità di ciascuno di noi. Questi e gli altri episodi cui ognuno di noi potrebbe fare riferimento (purtroppo sono sempre di più, ad iniziare dal Parlamento) non possono passare sotto silenzio.

Le sedi dove il singolo cittadino può manifestare il proprio pensiero, il proprio fastidio sono tante ai tempi d'oggi. Ma la prima responsabilità è all'interno dei soggetti collettivi che sono a fondamento della vita politica: oggi non sono solo i Partiti, vi sono anche Associazioni e Liste. In quelle sedi deve essere sempre aperta e vigile la discussione sulla coerenza tra le idee e l'agire collettivo delle stesse nonché i comportamenti dei propri rappresentanti eletti.

In verità nelle Associazioni e nelle Liste albergano (è sempre più evidente) posizioni "dominanti" di chi le ha costituite o le guida, anzi talvolta sono esse stesse strumento di "giravolte" istituzionali . Sovente esse medesime sono il frutto della fuga dal confronto democratico (che può essere duro, che può determinare maggioranze e minoranze, che può non vedere pienamente considerate le proprie posizioni ) all'interno dei Partiti.

Questi ultimi restano - malgrado le debolezze, le distorsioni e quant'altro - le sedi naturali del confronto, della visione lunga del futuro e del governo delle comunità, della costruzione delle classi dirigenti. I diversi tentativi alternativi sino ad ora messi in campo non hanno prodotto "contenitori" più rappresentativi e più efficaci.

Pertanto è necessario che tornino assolutamente ed in tempi rapidi all'interno dei Partiti, per irradiarsi nelle Istituzioni: il valore della dignità dei ruoli pubblici, la coerenza dei comportamenti, la supremazia del confronto e delle scelte democratiche sulle posizioni personali nel rispetto di ognuno e delle regole di convivenza e di rappresentanza.

I Partiti devono tornare ad essere "polis" nelle quali cresce la coscienza e la responsabilità del vivere in una comunità, in cui ognuno è fondamentale nella costruzione di un cammino collettivo che guarda alla comunità più ampia in cui si è presenti. Scuole di democrazia e di responsabilità sociale, filtro genuino della complessità delle esigenze delle cittadine e dei cittadini, sedi di conoscenza e di proposta.

Il mio pensiero -ed il mio modesto personale impegno all'interno del PD insieme agli amici e compagni dell'Area della Sinistra - si fonda su questa convinzione, pur nella coscienza della difficoltà del cammino. Ma non vedo altre strade. E le vicende da cui sono partito sono una conferma dell'esigenza di ricostruire il senso della responsabilità nella collettività e per la collettività, in tutta la sua complessità. Come complessa è la società in cui viviamo. Nessuno di noi può illudersi di sfuggire costruendosi una nicchia su misura; quando lo tenta si ritrova, dopo poco tempo, disperso nel mare aperto delle difficoltà senza più alcun punto di riferimento.

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