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Uniti contro il virus, divisi su emergenza clima e boom demografico

La pandemia da Covid-19 non deve fare passare in secondo piano le altre grandi, incombenti minacce del secolo

Foto da archivio Ansa e Twitter

In tempi di isolamento forzato e di meditazione, come quelli che stiamo vivendo, si ha più possibilità di riflettere intorno agli eventi che ci coinvolgono e definire ogni giusto rapporto tra le situazioni sopraggiunte e le relative conseguenze. Appare manifesta a tutti, la rapidità con cui si diffonde in ogni angolo del mondo la pandemia da coronavirus e quanto il pianeta terra appaia troppo piccolo ed indifeso, per i suoi stessi abitanti.

A differenza del passato, quando gli eventi calamitosi restavano confinati in ambiti ristretti, le barriere di protezione elevate dai singoli Stati, oggi, non sono più sufficienti ad arrestare i contagi che senza distinzioni di razze, popolazioni e ceti sociali dilagano indifferenti. Le strutture sanitarie dei singoli Paesi, impegnate allo stremo per fronteggiare le emergenze, in assenza di un coordinamento sovranazionale a livello scientifico ed operativo, risultano inadeguate a fronteggiare le pandemie che colpiscono, senza distinzione, tutti gli abitanti del pianeta.

Risulta evidente, la stretta correlazione tra ogni evento calamitoso e la necessità di contrapporre un adeguato impegno solidale che coinvolga tutti gli Stati della Terra. Da qui tutti gli sforzi possibili, in campo sanitario ed economico, rivolti a superare l'emergenza in corso e salvaguardare la vita e la salute delle popolazioni colpite. Il pericolo imminente del contagio ha svegliato le coscienze e costretto gli Stati ad intervenire tempestivamente con misure drastiche che hanno modificato le abitudini, la vita e limitato la libertà delle persone, le stesse misure imposte in periodo di guerra.

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Ancor più marcata appare la correlazione tra evento e impegno solidale se si pensa alle altre emergenze vitali che affliggono il pianeta, quella del riscaldamento globale e quella della crescita sproporzionata della popolazione. La gravità di queste ultime due emergenze, pur apparendo in tutta la sua drammaticità al sopraggiungere della pandemia, non riesce a coinvolgere l'opinione pubblica che stenta a prenderne coscienza. La dolorosa constatazione posta dal dilagare del contagio fa emergere, “hic et nunc” (qui ed ora), il problema della sopravvivenza di ogni individuo in tutte le collettività.

Tuttavia, manca ancora la percezione del pericolo incombente e si continua a tergiversare intorno a pseudo soluzioni ispirate ad un liberismo senza limiti delle destre sovraniste mondiali che non mettono in discussione il processo produttivo e di sfruttamento delle limitate risorse naturali. Nell’illusione di fermare, con tali soluzioni, il corso inarrestabile del riscaldamento antropico del pianeta e l'esodo dei disperati, in fuga dalla fame e dalle guerre, si sacrifica la vita del pianeta Terra sull’altare del profitto. 

Il progresso scientifico e tecnologico degli ultimi tre secoli ha modificato profondamente assetti ed equilibri che si erano determinati nel corso di epoche millenarie e l'uomo, per la prima volta, si è assunto il compito e la responsabilità di governare le sorti del pianeta. Infatti, se è vero che le innovazioni scientifiche in campo medico finora hanno consentito all'umanità di affrancarsi dalle più gravi epidemie che con ripetitività si abbattono sulle popolazioni, è anche vero che, a seguito dell'incremento demografico si è verificato un grave squilibrio tra risorse naturali e popolazione, in particolare nei paesi meno sviluppati.

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Lo stesso dicasi per quanto riguarda l'ambiente, dove la avidità incontenibile dell'uomo nel consumare le fonti di ricchezza, esauribili del pianeta, per alimentare i propri bisogni e consumi crescenti, sta provocando sconvolgimenti irreparabili dell’equilibrio ambientale, attraverso la distruzione di foreste, l'inquinamento di terreni, di acque e dell'aria, il consumo incontenibile di fonti energetiche (carbone, petrolio, ecc.) principali responsabili dell'effetto serra. 

È chiaro come i problemi accennati siano di tale gravità e dimensione che non possono essere fronteggiati da parte dei singoli Paesi, con strutture inadeguate, quelle in dotazione dopo la formazione nei secoli scorsi degli stati nazionali, bensì da richiedere rimedi tempestivi ed interventi di più ampia portata. I processi di globalizzazione in corso non si sono limitati solo al crescente flusso di uomini, merci, mezzi finanziari, strutture produttive da un angolo all'altro del pianeta, ma hanno riguardato anche le conoscenze, tramite internet, con il risultato di giungere ad un'omologazione culturale a livello globale.

L’obiettivo che solo un unico governo a livello planetario possa tenere sotto controllo i processi globalizzati dando le risposte appropriate, non deve restare un'utopia, ma vedere il potenziamento delle strutture internazionali esistenti con poteri decisionali più ampi e mezzi finanziari adeguati, superando gli egoismi nazionali. 

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La “bomba demografica” del continente africano, che a fine secolo si prevede raggiungerà i quattro miliardi di abitanti, è un problema colossale che interessa da vicino tutti i paesi sviluppati a bassa natalità. Per non essere travolti da ondate migratorie imponenti, che nessun muro o filo spinato riuscirà a trattenere. È impensabile che i paesi occidentali, concordemente, non approntino misure eccezionali per aiutare i paesi africani 'a casa loro' finanziando grandi piani dello sviluppo economico e sociale in collaborazione con le forze locali, promuovendo una governance del controllo demografico, similmente a quanto la Cina ha fatto per oltre trent'anni, incentivando l'imposizione del figlio unico

La risposta delle destre sovraniste al problema dell’esodo dei popoli è stata ed è di netta chiusura, di elevazione dei muri di contenimento e di respingimento immotivato degli immigrati, dopo averne sfruttato la manodopera irregolare extra comunitaria a fini di maggior profitto.  La paura del diverso ha aperto le porte all’attuazione di politiche restrittive, scioviniste ed antidemocratiche (i “pieni poteri” richiesti da Salvini nell’estate scorsa, docet).

All’opposto, le forze democratiche e progressiste, partendo dalla complessità delle questioni sul tappeto, inedite rispetto al passato, hanno scelto di sviluppare politiche di collaborazione e di impegno solidale con gli altri stati, soprattutto in ambito Ue, per trovare insieme le difficili soluzioni agli eventi che ci sovrastano, modificando mentalità ed approccio. La drammatica vicenda della pandemia da coronavirus, che ci tocca da vicino in prima persona, ricorda a noi, abitanti del pianeta Terra, che “siamo tutti sulla stessa barca” in un destino comune che non fa sconti a nessuno. 

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