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Carmelo Molfetta

Carmelo Molfetta

Riforma della legge elettorale, diritti e partecipazione dei cittadini

La materia è sicuramente di competenza parlamentare. Al netto della naturale ovvietà, questa affermazione di principio, molte volte richiamata dal Presidente della Repubblica, contiene una implicita verità: la legge elettorale deve avere il massimo consenso delle forze parlamentari perché non deve soddisfare esigenze di bassa bottega elettorale, ma dovrà garantire il funzionamento di un meccanismo di scelta della rappresentanza politica dall’evidente interesse generale.

La materia è sicuramente di competenza parlamentare. Al netto della naturale ovvietà, questa affermazione di principio, molte volte richiamata dal Presidente della Repubblica, contiene una implicita verità: la legge elettorale deve avere il massimo consenso delle forze parlamentari perché non deve soddisfare esigenze di bassa bottega elettorale, ma dovrà garantire il funzionamento di un meccanismo di scelta della rappresentanza politica dall'evidente interesse generale.

Le forze politiche cominciano (così sembra) seriamente a discutere di una riforma della legge elettorale sotto la spinta, sappiamo, della dichiarata incostituzionalità di quella attuale. (Porcellum) Ancora pochi giorni e potremo leggerne le motivazioni. Ma il Paese come la pensa sul punto?

Il sistema dei partiti vigente in epoca di Prima Repubblica, consentiva una mobilitazione ed una partecipazione dei cittadini anche su temi lontani dalla loro immediata percezione. Molte battaglie civili, furono partecipate, combattute e vinte dal Paese politicamente organizzato. Il Parlamento non poté che prendere atto di una mobilitazione senza pari e legiferare di conseguenza.

La generazione dei giovani con "le magliette a strisce" contro il Governo Tambroni, la mobilitazione contro la Legge Truffa, i movimenti femministi che rivendicavano il diritto della autonomia decisionale delle donne nell'ambito delle scelte, dolorose, dell'aborto, il grande "cappotto" inflitto alle forze più conservatrici con la legge sul divorzio, le mobilitazioni oceaniche del movimento dei lavoratori, unito, sulle rivendicazioni del mondo del lavoro, furono tutti esempi di grande partecipazione diretta dei cittadini, attraverso i partiti politici di loro riferimento.

Ma oggi chi si preoccupa di sapere come la pensa il Paese su una riforma della legge elettorale? Chi organizza nella provincia Italiana, un minimo di partecipazione popolare ad un dibattito che porterà a scelte politiche di fondamentale importanza per il funzionamento della democrazia italiana per i prossimi decenni? Tra sezioni di partito chiuse, ove esistenti, o al meglio, ingabbiate su dibattiti spesso spoetizzanti, e disaffezione diffusa dei cittadini verso la politica, un confronto su questo tema centrale è davvero l'ultimo pensiero dei dirigenti locali.

Oltre ogni tecnicismo una legge elettorale dovrebbe soddisfare alcune esigenze basilari dei cittadini:

a) Per prima cosa dovrebbe consentire l'esercizio del voto. Non sembri una boutade, e lungi da me ogni idea di pensare che in Italia non sia consentito di votare. Consentire l'esercizio del diritto di voto significa che la Politica deve riacquistare una credibilità tale da dare al principio di rappresentanza una nuova dignità politica attualmente persa. Se la classe politica non mostra di avere come scopo essenziale della sua stessa esistenza l'interesse generale, nessuna legge elettorale, per quanto ben congegnata, porterà al voto gli elettori. La legge elettorale non è un esercizio di ingegneria politica, ma è lo strumento attraverso il quale si concretizza l'atto di fiducia dei cittadini nei confronti dei suoi rappresentanti.

b) Messo nelle condizioni di poter votare , il cittadino deve poter scegliere. Scegliere il proprio candidato, prima di tutto; del quale ne conosce le competenze, l'integrità morale, il legame al proprio territorio, il desiderio di rappresentarne interessi e di rendere conto assiduamente ai propri cittadini. La verifica politica del mandato parlamentare svolto dai cittadini che lo hanno votato, è l'unico strumento che consente di mantenere un saldo legame con il proprio territorio. Quando il rappresentante "prende penne", e di esempi è piena la storia anche locale, il parlamentare ha fallito il suo mandato.

c) L'esercizio consapevole dell'esercizio del diritto di voto, comprende anche il diritto del cittadino di conoscere, all'esito del voto, di sapere da chi sarà governato. Durante la Prima Repubblica, le maggioranze era costruite in Parlamento. La conventio ad escludendum del vecchio Pci che lo teneva fuori dai gioghi di governo, ma contava e come se contava, consentiva una governabilità ad alto tasso di instabilità vigendo il principio "del meno conti più conti". I piccoli partiti componenti la compagine governativa spesso ponevano aut aut nelle scelte di governo le quali, ove non soddisfatte, portavano alle numerosi crisi di governo che abbiamo conosciuto e, quando il contrasto risultava insanabile, ad elezioni anticipate.

In seguito, le leggi elettorali che sostituirono il sistema proporzionale, hanno provato a precostituire le maggioranze parlamentari, e dunque governative, prima del voto. Ma anche questo sistema non ha funzionato adeguatamente. Una volta che si è votato, ed ottenuto la rappresentanza parlamentare, spesso si è avuto un distacco dalla coalizione pre - elettorale. L'esempio corrente di Sel che disconosce il patto elettorale con il Pd, che a sua volta governa con una frangia fuoriuscita dal Pdl, suo avversario politico, ne è la prova lampante.

d) Infine, ma non per ultimo, la scelta di votare in modo consapevole, deve riguardare anche i contenuti. Votare chi senza sapere per cosa votare, consente un dimezzato esercizio del diritto di voto.

In quanto cittadino italiano vorrei che la nuova legge elettorale consentisse l'applicazione piena della Costituzione; e cioè che il mio voto fosse "segreto, libero ed eguale".

 

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