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"Giunta Rossi: quando il passato rischia di rientrare dalla finestra"

Si parla rimpasti per accontentare qualcuno: esattamente il contrario di ciò che dice il patto di maggioranza

Il sindaco Riccardo Rossi

Ho letto dei nuovi equilibri che la maggioranza che regge l’amministrazione intende tener conto. Ma i vecchi sono superati?  Leggendo di questi nuovi equilibri ho pensato a nuovi ingressi in maggioranza e, almeno per me ad un auspicabile suo allargamento al Movimento 5 Stelle che a Brindisi si sta qualificando come un’opposizione intelligente e competente, oltre che essere parte di un governo nazionale retto da una coalizione che lo vede assieme alle stesse forze che amministrano la città.

Oppure rispetto ai problemi presenti e futuri di una città in profonda sofferenza e che il Covid-19 ha aggravato e aggraverà ulteriormente, i nuovi equilibri si riferiscono a coinvolgimenti sociali e civili necessari ad avere più forza, autorevolezza e affidabilità per una resistenza e una rinascita della città rispetto al dramma della vecchia e futura disoccupazione? Insomma nuovi equilibri per fare cosa?

 Un’agenda di priorità, l’accelerazione e lo snellimento di tutti gli atti necessari a sbloccare lavori e investimenti, il lavoro che c’è e quello che è necessario, un nuovo programma, qualche autocritica per le inadempienze, per le ostentate e presuntuose autosufficienze e presunte superiorità morali, maggiore trasparenza e procedure certe per evitare il formarsi di “cerchi magici” extraterritoriali?

Oppure nuovi equilibri per una battaglia tutta da farsi per aiutare la città ad essere più pulita, più tranquilla, più efficace nella macchina amministrativa, ad avere una mobilità sostenibile e un trasporto pubblico degno di questo nome, un rigore nella gestione delle partecipate, un sistema di sanità pubblica meno subalterno al potere amministrativo sanitario e più radicato nel territorio al servizio dei più deboli e degli anziani?

 O nuovi equilibri, questi sì tutti da costruire, per l’autonomia di Brindisi da Bari e da Roma per ribaltare la logica del passato delle scelte calate dall'alto.  Tentazioni queste sempre presenti e “accompagnate” da ascari brindisini in servizio permanente effettivo. Mi riferisco anche alle scelte di politica industriale, al porto o al futuro dell’area dove insiste ancora il rudere della vecchia centrale Enel oggi di proprietà di A2A e che qualcuno invece di ridarla al porto e alla città manovra per un ulteriore suo asservimento ammantato da innovazioni.

Niente di tutto questo ma solo rivendicazioni di un mediocre ceto politico a cui dare spazio sacrificando, se si capisce, competenze e personalità a cui il sindaco chiese di diventare assessori in qualità di suoi collaboratori così come prevede la legge. Degli assessori infatti a risponderne è il sindaco. Sono curioso di conoscere il giudizio del sindaco sui suoi collaboratori.

Pensavo,parafrasando una indimenticabile Massimo Troisi, che  questa esperienza politica nata con la candidatura e la elezione di Rossi, fosse amore invece rischia di essere un  calesse (vecchio e scassato). Dire deluso è poco.

Dopo il passaggio ad altro gruppo dei consiglieri eletti nella lista di Liberi e Uguali non partecipo a riunioni di maggioranza e mi limito a dare solo qualche consiglio a chi me lo richiede, come quello quando fu prima imposta e poi fatta dimettere la dirigente scolastica Rita De Vito e parlai dei rischi incombenti sul Comune. O come quello chiestomi sulla candidatura di Carmelo Grassi al consiglio regionale come candidato espressione di questa amministrazione.

Non ho né incarichi e né responsabilità politiche e amministrative. Sono tornato ad essere un irregolare di sinistra che vuole bene a Brindisi e per valorizzarla faccio altro rispetto alla politica politicante. Vorrei dire come lo era il compianto Vittorio Stamerra, ma non ho la sua penna e il suo sarcasmo.

Sono stato tra i protagonisti dell’alleanza che si costruì attorno a Riccardo Rossi. Ho recuperato l’accordo politico e programmatico di quell’alleanza, ne fui uno degli estensori. L’ho riletto in queste ore e ho trovato in esso l’esatto contrario di quello che si sta facendo. Ne consiglio la lettura.

Molti insoddisfatti dell’andazzo politico e amministrativo mi rinfacciano per aver contribuito alla candidatura e alla elezione dell’attuale sindaco. Lo feci con disinteresse per dare una mano al rinnovamento della politica brindisina, alla rinascita della città consapevole del suo pesante retaggio, dei passaggi difficili che le stavano e stanno di fronte e con la consapevolezza di aiutare la crescita di una nuova classe dirigente. Era anche il mio contributo alla formazione di una sinistra capace di unirsi e di unire.

A quella alleanza detti il mio modesto sostegno anche organizzativo mettendo assieme ad altri una lista che raccolse il 4% su quel 23% che prese la coalizione. Era una alleanza politica che si dichiarava di sinistra-centro e di profondo cambiamento. Anche qui mi ha confortato la lettura del documento politico con cui Pd, Leu e Bbc indicarono Rossi come candidato sindaco.

Nacque per rompere con il passato per ricostruire fiducia e speranza di cambiamento. Una alleanza spostata a sinistra e chiara la cui collocazione politica era affidata a Rossi come sintesi e garanzia di cambiamento. Tra gli impegni politici c’era quello di chiudere con le pratiche dei consiglieri in continua transumanza e abituati a ricattare l’amministrazione di turno.

Fu una delle prime discussioni con Rossi e il Pd quella che di far uscire dalla porta principale della politica brindisina il trasformismo e il condizionamento dei singoli singoli consiglieri che si mettono assieme per rivendicare spazi e richieste. Fu detto che chi passava da un gruppo ad un altro o chi costitutiva gruppi diversi dalle liste con cui si era presentato non sarebbe stato preso  in considerazione.

Altro che nuovi equilibri politici di cui si sta parlando in questi giorni che altro non sono che nuovi assetti di giunta! Si sta facendo rientrare dalla finestra quello che si era deciso mettere alla porta con impegno solenne da parte del candidato sindaco. Si è snaturata non solo la caratteristica politica di questa esperienza ma si rischia di farla diventare molto simile alle altre che l’hanno preceduta.

Si stanno ripristinando dinamiche e rituali di una pratica che nelle mani dei vecchi politici almeno qualche risultato riusciva a dare anche se sempre a nocumento della città. Leggere che anche il sindaco e il segretario del Pd propongono nuovi equilibri e verifiche politiche finalizzate ad accontentare qualcuno pur di sopravvivere, conferma la mia delusione e non solo la mia.

E poi tutto questo a due mesi dalle elezioni regionali?

Se fate in tempo fermatevi con il gioco delle figurine e pensate di dare risposte alle sofferenze della città e a non mortificare le sue potenzialità. Non tradite le speranze di cambiamento di due anni fa.

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