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A cura di Blog Collettivo

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Caro Saviano, il potere maschile non si spiega solo con Amina e la mafia

Caro Roberto, abbiamo letto quanto hai scritto sulle donne di mafia, denunciando un sistema patriarcale che si fonda su complesse strutture familiari e tribali dove l’appartenenza all’altro coincide con l’esproprio di sé: “La donna esiste solo in relazione all’uomo […] Senza, è come un essere inanimato. Un essere a metà”.

Caro Roberto, abbiamo letto quanto hai scritto sulle donne di mafia, denunciando un sistema patriarcale che si fonda su complesse strutture familiari e tribali dove l'appartenenza all'altro coincide con l'esproprio di sé: "La donna esiste solo in relazione all'uomo [?] Senza, è come un essere inanimato. Un essere a metà".

Abbiamo letto i tuoi commenti su Amina: "È libera l'idea che lei incarna: quella dell'emancipazione della donna in un territorio dove la donna è percepita come proprietà privata. Decine di poliziotti per arrestare una donna sola, Amina. Il suo corpo nudo mette paura alle istituzioni islamiche più di un esercito".

E sul caso delle due ragazze pakistane: "Loro sono per strada e iniziano a ballare sotto la pioggia. Un cellulare le riprende? Il fratellastro vede il video, per la legge islamica danzare e farsi riprendere sono disonorevole. Lo scorso 23 giugno, per lavare l'onore della famiglia, il fratellastro ha ucciso le sorellastre e la loro madre. Le ragazze avevano solo danzato sotto la pioggia. Non osserverò mai più la pioggia con gli stessi occhi".

Abbiamo cercato una tua opinione sul femminicidio in Italia, ma salvo errore, non abbiamo trovato nulla, come se la violenza sulle donne appartenesse solo al mondo della mafia e al mondo islamico. Pensiamo che questo atteggiamento legittimi una presunta superiorità del pensiero occidentale che esporta la democrazia con le guerre umanitarie, dove si parla di autodeterminazione solo per giustificare un'azione politica contro un popolo. Ma le primavere arabe sostenute dagli occidentali hanno portato di cinquant'anni indietro l'emancipazione delle donne, come ha denunciato in un'intervista Amina per la Tunisia e alcune associazioni femministe per la Libia.

Dice Monica Lanfranco: "E' la vita vera, dove le donne e le bambine sono picchiate, mutilate, uccise, ad ogni latitudine, nelle case ricche come nelle favelas. Le donne si possono vendere e comprare, ma non possono decidere per sé". Anche in Italia il gruppo delle Femen, le femministe ucraine che come Amina si sono mostrate a torso nudo, sono state portate via con estrema violenza e una signora, poveretta, lei si vittima di una cultura sessista e maschilista, ha cercato di bastonarne una con l'ombrello. Se le donne si spogliano perché lo decide il pappone, il mercato e/o la pubblicità, ovviamente non provocano la stessa reazione indignata, questo succede perché le donne sono trattate come cose o merce e non c'entra nulla la libertà di costume.

Spulciando tra le tante cose interessanti che scrivi, non abbiamo trovato nulla d'incisivo sull'autodeterminazione di una persona, di una comunità, di un popolo. Siamo convinte che dalla violenza e dalla guerra non se ne esca se l'autodeterminazione non è messa come punto fondante per la crescita dell'umanità. L'autodeterminazione mette insieme libertà e responsabilità, la libertà si mette in relazione con il resto del mondo.

Le donne non sono vittime e/o prede e indicarle così precarizza ancora di più la loro soggettività, per cui da sinistra a destra si chiede solo tutela, è come fare la carità per purificarsi la coscienza. Ma ancora più vergognoso è trattare il problema come un emergenza per far passare leggi con scopi securitari (contro i No Tav). Non si cercano altre soluzioni perché questa condizione di soggettività subalterna è ritenuta naturale ma sopratutto funzionale al sistema dominante.

Questa condizione di "debolezza storicizzata" di un genere rispetto ad un altro, ovviamente non è naturale ma voluta, è l'espansione del potere in tutte le sue forme, legittimato da chiunque non lo mette in discussione. Noi pensiamo che l'umanità debba basarsi sulla reciprocità di esseri liberi, senza alcun tipo di subordinazione e/o condizionamento, senza nessuno che determini nessuno, un umanità di esseri autodeterminati può essere secondo noi la via d uscita.

E qui cerchiamo un confronto con lo scrittore Saviano per com'è conosciuto e per ciò che ha fatto mettendo a rischio la sua vita intera, spiegando che è necessario che i messaggi culturali siano ben diversi dai soliti. Non bastano denuncia, indignazione, biasimo, pietà, costernazione. Bisogna scavare nella storia e andare fino in fondo senza pregiudizi per "de-costruire il potere maschile" e recuperare le "macerie femminili", bisogna ricostruire la storia per toccare il cuore di una questione culturale che il sistema dominante non vuole mettere in discussione ed è per questo che non se ne esce.

Non c'è scienza, religione, cultura e filosofia che non abbia, legittimato, ratificato, passato alla storia la subalternità della donna: denigrando, rubando, tacendo, negando, ignorando i ruoli importanti che ha avuto nel mondo. Ti riportiamo questa considerazione di Lidia Falcón, femminista, filosofa e giornalista, spagnola:

"Diplomati e laureati ottengono i loro titoli senza sapere chi fossero Olimpia de Gouges, Flora Tristán, Alejandra Kollöntai, Louise Michel, Emma Goldman, Victoria Kent, Simone de Beauvoir, Federica Montseny, Carmen de Burgos, Margarita Nelken, Victoria Kent, ecc. ecc., ignorando alla grande, perché si celebra l'otto marzo in tutto il mondo occidentale e quali lotte hanno segnato i duecento anni del Movimento Femminista.

I professori e molte professoresse sono convinti di aver insegnato bene la materia nella quale sono specializzati/te; gli scrittori dei libri di testo dimenticano di fare riferimento al femminismo e gli storici, politologi e commentatori d'istruzione, tra i quali i cospicui rappresentanti dell'Accademia, non si degnano di parlare del ruolo delle donne nella lotta di classe, nelle rivoluzioni che hanno cambiato il mondo, nella letteratura, nelle arti, nelle scienze".

Il femminicidio è per noi questione maschile e questione culturale: è necessario assumersi come genere maschile la responsabilità del proprio genere che esercita dominio e violenza anche con la complicità di molte donne. Il genere è la più importante delle questioni, non può essere derubricata a una questione di civiltà e di tutela, è una questione di libertà, di democrazia , di vita e di morte, è un enorme ingiustizia storica, culturale e umana.

Pensiamo che una storia riscritta renderebbe libere donne e uomini da tutte le forme di discriminazioni esistenti perché si ragionerebbe sulla parzialità dell'essere umano. Da parte nostra lotteremo perché' il nostro destino sia esclusivamente nelle nostre mani, perché' la libertà non può essere una concessione, sarebbe una "libertà condizionata". Le donne prima citate da Lidia Falcon non l'hanno domandata, l'hanno creata, si sono rese indipendenti. Essere autonome significa rimodulare i rapporti a cominciare da quelli familiari, con il tuo datore di lavoro, con la società intera, con il proprio scrittore /scrittrice preferito/a. Insomma ognuno in questa faccenda deve fare la sua parte, tutt@, nessun@ esclus@.

Collettivo femminista maistarezitte Brindisi

 

 

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