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Sfratti delle scuole e crisi di Cittadella: cambiare la storia a questa partita

Leggo la nota diramata attraverso il sito web dal dirigente scolastico del Liceo scientifico Fermi di Brindisi, scuola sfrattata dalle logiche della spending review, che dovrà traslocare entro l’avvio del nuovo anno scolastico (13 settembre, campanella alle 8) dall’edificio in cui è praticamente nato e cresciuto questo istituto, in piazza Sapri, alla palazzina al Casale dell’Istituto tecnico per geometri “Belluzzi”, da tempo in forte crisi di iscrizioni.

Leggo la nota diramata attraverso il sito web dal dirigente scolastico del Liceo scientifico Fermi di Brindisi, scuola sfrattata dalle logiche della spending review, che dovrà traslocare entro l'avvio del nuovo anno scolastico (13 settembre, campanella alle 8) dall'edificio in cui è praticamente nato e cresciuto questo istituto, in piazza Sapri, alla palazzina al Casale dell'Istituto tecnico per geometri "Belluzzi", da tempo in forte crisi di iscrizioni. Leggo e penso alle preoccupazioni del corpo docente di poter proseguire con le stesse attrezzature e gli stessi standard di qualità.

Penso all'Itis Majorana, che nella sede attuale che la Provincia non si può più permettere di mantenere in affitto, ha dato vita a profonde innovazioni della didattica che hanno fatto da apripista in Italia (Book in progress, Net in Progress), e ha costruito laboratori e la sua prima aula multimediale. Penso ad un istituto storico come il Nautico in cammino verso un orizzonte incerto. Io vedo colpita la scuola a Brindisi. Vedo colpita l'istruzione superiore e vedo colpita l'università. Crollano le finzioni di alcuni e resta solo la contabilità della gestione commissariale.

Trovo strano che il Centro scolastico amministrativo mantenga un basso profilo al cospetto di questo terremoto, forse perché alla fine un banco per tutti si troverà. Ma sono ragionamenti di retroguardia. Assistiamo a nuovi tagli sulla scuola, dopo quelli nazionali all'istruzione, anche alla base. Si arretra dalle posizioni raggiunte, e non c'è nessun progetto di fondo. Solo uno spostamento di pedine, una quadratura dei conti. L'importante è che alla riapertura tutti siano in aula, dove, come e in quali condizioni è un problema che a quanto pare è non è stato risolto.

Non sappiamo quando saranno sciolti gli enti Provincia, ed esattamente quando saranno attribuite a nuovi soggetti le competenze sulle strutture scolastiche di secondo grado. Ma questo, alla luce dello sfratto di importanti istituti brindisini, dovrebbe sollecitare la ricerca non solo di nuovi domicili per licei e istituti tecnici, ma di progetti innovativi e delle risorse per sostenerli. La prima ed unica domanda è questa: quale tipo di formazione la città del futuro intende garantire ai propri giovani?

L'altro giorno riflettevo sulle macerie lasciate in Cittadella della Ricerca dall'ultima amministrazione provinciale, sul ricorso alla procedura di liquidazione della precedente società consortile per azioni che la commissione d'inchiesta del consiglio provinciale definì non necessaria, sulle carenze del parco scientifico-tecnologico (infrastrutture primarie, bisogno di banda larga e fonti di approvvigionamento energetico rinnovabili), sul millantare la capacità di trasferire innovazione e cultura della ricerca di alcuni che approfittano della vacanza del ruolo che Cittadella stessa svolgeva ed avrebbe potuto svolgere; sulla mancanza di qualsiasi traccia del famoso nuovo soggetto che avrebbe dovuto sostituire la Scpa mandata al macero.

Eppure tutto ciò che sopravvive in Cittadella, dai corsi universitari ancora insediati ai centri ed ai consorzi di ricerca pubblici e privati, potrebbe uscire dall'attuale fase di pesante incertezza quando arriverà il momento di stabilire chi subentrerà alla proprietà del patrimonio immobiliare con lo scioglimento delle Province. Quel luogo, per riprendere il filo del discorso sugli istituti superiori sfrattati dalla spending review applicata dal commissario straordinario Cesare Castelli, racchiude una possibilità pressoché unica in Puglia: ospitare accanto alla ricerca e all'alta formazione anche l'istruzione secondaria.

Ci sono strutture vuote per uffici e laboratori, un vasto terreno edificabile per costruire la sede di almeno due scuole superiori, ci sono i servizi per la sperimentazione, se il Miur volesse sostenerla, di una sorta di tempo pieno frutto dell'integrazione tra offerta formativa ordinaria e attività integrative concertate con i soggetti di ricerca e l'università. Bisognerebbe coinvolgere il Miur, bisognerebbe avere nella Regione la forza trainante per collegare a un progetto di questo genere il rilancio di Cittadella della Ricerca come grande risorsa per la sue politiche a favore dell'innovazione e della formazione, bisognerebbe chiamare all'azione le università e i soggetti di ricerca.

Il comprensorio ha il servizio mensa, ha grandi spazi, bisognerebbe attivare la già finanziata ma non ancora realizzata fermata del treno regionale, coinvolgere nella concertazione come attore primario anche la Stp. Cittadella è un campus. Chi può promuovere un brain-storming su una ipotesi come questa? Il Comune di Brindisi? Left? Uno o più sindacati confederali, chiamando Regione, Ministero, amministrazioni locali a ragionare su come invertire un processo di perdite gravi in un processo virtuoso?

Ma questa politica e questa società civile possono benissimo continuare ad occuparsi, invece, di piccoli affari e di piccole carriere personali, se non hanno voglia di fermare l'effetto-domino che colpisce scuola, università e ricerca nel territorio brindisino. Ma a questo punto, i giovani fanno benissimo ad andare via e a non consumare qui tempo ed opportunità oltre il diciottesimo anno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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