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Giorgio Sciarra

Giorgio Sciarra

Sindaco-Perrino, rispondere con giustificazioni non coglie il disagio

Intervengo in punta di piedi tra la disputa sollevata da Francesco Perrino ed il sindaco Mimmo Consales, ho sperato che altri lo facessero. Io non sono un imprenditore o un politico, né di professione né di mestiere, ma un cittadino spettatore, e quando assisti ad uno spettacolo, è difficile fare a meno di dire la tua, visto che il “biglietto” lo paghi, ed anche salato. Perrino, come imprenditore, manifesta un malessere diffuso.

Intervengo in punta di piedi tra la disputa sollevata da Francesco Perrino ed il sindaco Mimmo Consales, ho sperato che altri lo facessero. Io non sono un imprenditore o un politico, né di professione né di mestiere, ma un cittadino spettatore, e quando assisti ad uno spettacolo, è difficile fare a meno di dire la tua, visto che il "biglietto" lo paghi, ed anche salato.

Perrino, come imprenditore, manifesta un malessere diffuso. In tutto il territorio nazionale le piccole e medie imprese, che sono (o forse erano) la spina dorsale della nostra economia, lamentano da anni una situazione di pesante crisi causata da molteplici motivi e aggravata da quella globale. A ciò la politica ha risposto in maniera inadeguata, tanto inadeguata che le difficoltà sono aumentate e questo non lo dico io ma i numeri: migliaia di aziende (imprese e negozi) che chiudono, migliaia di disoccupati, migliaia di precari, migliaia di nuovi poveri. E ci avviciniamo di più alla realtà se aumentiamo l'unità di misura.

Ora, la cosa meno utile è rispondere a questo disagio con delle giustificazioni anche quando si è intimamente convinti di avere la coscienza a posto, perché ciò esprime il non sapere o voler cogliere le difficoltà denunciate e, quindi, aumentare la sfiducia della gente, ravvisando in quelle proteste solo una critica gratuita e ingiusta. Non si può pretendere che chi vive delle difficoltà debba stare zitto per la presunta teoria che il farlo serve ad aggravare la crisi.

È come nascondere la polvere sotto il tappeto: se c'è criminalità (e c'è) va denunciata e combattuta, non taciuta perché altrimenti si nuocerebbe al territorio; se vi sono problemi ambientali (e ci sono pure grossi) vanno denunciati e risolti e non taciuti per non ledere l'immagine di una città che si vuole rappresentare in modo non realistico. I sepolcri imbiancati non servono a nessuno, le "anomalie" vanno rese pubbliche affinché i cittadini che non sanno possano venirne a conoscenza e comportarsi come la coscienza suggerisce.

Vogliamo fare un piccolo esempio? Nel 1994 si chiedeva la chiusura della centrale elettrica Brindisi Nord (oggi Edipower), tutte le forze politiche erano contrarie, oggi alcune di queste hanno cambiato idea ma sono passati vent'anni (di ricatti occupazionali, di conflitti sociali, di inquinamento ed anche di illeciti).

La corruzione in Italia vale quanto una manovra lacrime e sangue, circa 70 miliardi. Combatterla è un'impresa ardua e complessa ma necessaria. Corrotto e corruttore, per me, sono sullo stesso piano e pensare che il primo esista a causa del secondo è riduttivo perché potrebbe essere benissimo il contrario, anche se cambierebbe il nome del reato. È vero, per combattere questo vorace mostro ci vuole la collaborazione di tutti soprattutto degli imprenditori e, in genere, della gente onesta, ma è anche l'amministrazione che deve mettere in atto tutti gli strumenti (compresa la massima trasparenza) per evitare che si verifichino episodi di corruzione.

Se si conosce la macchina amministrativa si sa benissimo dove si annidano le criticità, e se si è convinti che questa è inefficiente occorre prendere subito provvedimenti e non dico che bisogna fare ricorso al modus operandi dei maoisti che in Cina esponevano al pubblico ludibrio i cattivi funzionari e amministratori mettendo loro un cappello con appiccicate orecchie da somaro. Bisognerebbe aprire porte e finestre alle professionalità e competenze esterne.

È anche vero che a Brindisi la grande industria ha forgiato, per lo più, una classe imprenditoriale plasmandola e rendendola succube ai propri bisogni, riducendone per questo la capacità di iniziativa. Se si guarda con fastidio alle critiche sollevate (spesso rese drastiche dall'esasperazione) si dimostra di aver compreso poco di quanto sta accadendo in Italia dove il M5S ha raccolto a piene mani in tutte le categorie sociali (movimenti, lavoratori, imprenditori, ecc.) stanchi di essere inascoltati da chi difende, a prescindere, un apparato e un modo di fare politica che necessita di profondi e radicali cambiamenti.

È ovvio che non è giusto fare di tutta l'erba un fascio, ma le critiche che vengono da troppo tempo rivolte alla classe politica oggi coinvolgono tutti, anche quei politici seri che pagano per colpe non da loro direttamente commesse, ma per l'immagine che i partiti e la politica hanno "guadagnato" in anni di autoreferenzialità. Bersani, pur essendo considerata una persona seria, oggi paga soprattutto per questo. Si impone una mutazione genetica più che generazionale.

Ciò non per muovere critiche ad alcuno ma semplicemente perché, come molti sperano, il bene collettivo ritorni ad essere il primo dei pensieri e non l'ultimo. Per questo ci vuole modestia e umiltà, orecchie e cuore aperti.

 

 

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