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Martedì, 28 Maggio 2024
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A cura di Blog Collettivo

Stop alla pesca dei ricci di mare in Puglia: un primo passo per evitarne l'estinzione

L'analisi di Marcello Orlandini: rischio dettato anche dal cambiamento climatico e da specie aliene come l'alga Ostreopsis ovata

Dalla Sardegna arrivano ancora gli echi della polemica tra ambientalisti e consiglio regionale (maggioranza di centrodestra), dopo il dietrofront a dicembre sulla legge del 2021 che introduceva una moratoria di tre anni per la pesca di ricci di mare, fino al 2024, mossa che ora invece ne autorizza il prelievo e la vendita fino al 30 aprile 2023. Si spera che non faccia la stessa fine la norma appena varata dalla Regione Puglia, che dovrà tutelare i ricci per tre anni lungo tutte le nostre coste, autorizzando solo la commercializzazione e il consumo del prodotto importato dall’estero o da altre regioni italiane.

La grande razzia 

Bisognerà vigilare, anche perché questi echinodermi (come altre specie marine mediterranee) sono minacciati non solo dalla pesca di frodo, ma anche dal cambiamento climatico e da specie aliene come l’alga Ostreopsis ovata. Il rischio di estinzione nei nostri mari delle specie di riccio commestibili come il Paracentrus lividus (il cosiddetto riccio femmina) e lo Sphaerechinus granularis (riccio regina) è ormai molto alto, in Sardegna persino nelle quattro aree marine protette dell’isola. La pressione congiunta attuata dal prelievo, soprattutto di frodo, e dagli altri citati fattori che influiscono direttamente o sugli habitat, non lascerà scampo se non si giungerà ad una inversione di tendenza. 

Ricci di mare

Purtroppo, e parliamo della Puglia e della provincia di Brindisi, gli apprezzabili sforzi congiunti di Guardia Costiera e delle forze dell’ordine non sono bastati ad azzerare la pesca di frodo per così dire “organizzata”, e quella di fatto. Nel primo caso si tratta di soggetti che agiscono consapevolmente attuando una forma di pesca professionale, ma privi della prescritta licenza e con prelievi di molto superiori al limite giornaliero di legge fissato in mille ricci. Esauriti e rastrellati per decenni i fondali di casa, queste persone sono giunte ad operare sino alle coste lucane, calabresi, molisane ed anche oltre. Ma la richiesta dei ristoranti e dei privati era ed è talmente alta che ormai da tempo si ricorre al prodotto importato soprattutto dalla Grecia e dall’Albania. Ma è anche pesca illegale quella occasionalmente attuata da cittadini che ignorano il limite stabilito di 50 ricci al giorno. Alla fine il risultato è la desertificazione dei fondali.

Mutamenti ambientali e specie aliene

I ricci di mare sono le prime vittime assieme ai cefalopodi nelle aree costiere pugliesi, per fortuna non estese e costantemente monitorate dall’agenzia ambientale regionale, infestate nei mesi caldi dall’Ostreopsis ovata, alga “importata” dai mari tropicali tramite le acque di zavorra scaricate dalle navi cargo oceaniche che entrano in Mediterraneo. L’Ostreopsis, divenuta endemica, è nociva anche per la salute umana se la sua tossina viene ingerita attraverso il consumo di ricci o specie ittiche contaminate, o anche solo attraverso l’aerosol marino.

Ma a sua volta la rarefazione dei ricci innesca una reazione a catena: la segnalata scomparsa o diminuzione dei saraghi dai bassi fondali, ad esempio, è legata in parte alla sparizione degli echinodermi. La presenza della maggior parte delle specie di sarago, tranne quelle che si alimentano soprattutto di alghe, era collegata alla possibilità di consumo dei ricci. E se si vuole estendere il quadro delle minacce ambientali e degli squilibri, vanno aggiunti altri fenomeni in atto da qualche tempo (oltre un decennio). Quelli collegati ancora alla pesca di frodo, che si è orientata sul business illegale, e grave per le conseguenze, della pesca delle oloturie, che sta alterando gli equilibri dei fondali nel Mediterraneo, Puglia compresa, e che ha alle spalle la domanda dei mercati orientali, Cina soprattutto, per impieghi gastronomici. La razzia di oloturie ne ha già causato la quasi estinzione nell'Oceano Indiano.

Un sarago maggiore

E tra le minacce aliene c’è anche un’altra alga giunta anni fa nelle acque del Mare Nostrum: la Caulerpa taxifolia, o cylindracea, che ha innescato il fenomeno del cosiddetto “sarago di gomma”, un’alterazione grave della struttura organica di questa specie ittica pregiata segnalata dai pescatori professionali e sportivi dai primi anni del Duemila. Non solo la Caulerpa provoca mutazioni genetiche nei saraghi che se ne alimentano, ma anche la sovrapposizione e l’occupazione delle praterie di Posidonia oceanica, un organismo di vitale importanza, come dovrebbe essere ormai noto a molti, per gli equilibri ambientali marini. E non esiste al momento una contromisura applicabile su larga scala, obiettivo cui sono dedicate varie ricerche in corso.

Conclusioni

Insomma, cominciare dalla tutela dei ricci, dando tre anni di respiro alla loro riproduzione nelle acque pugliesi, è un passo importante, ma proprio perché introduce la consapevolezza del livello dei rischi raggiunto nelle nostre amate acque di casa, valeva la pena ricordare l’intero, spiacevole quadro della situazione. Cui, non dimentichiamolo, bisogna aggiungere l’inquinamento da plastiche. In chiusura, tornando ai ricci di mare, un piccolo esempio degli effetti collaterali dei nostri sfizi alimentari: per mettere insieme un chilo di polpa di ricci in un ristorante, sono necessari dai 300 ai 1.200 esemplari, a seconda delle loro dimensioni. 

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