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"La storia non si dimentica, ma adesso trovare una nuova sede"

Le vicende della storica sede del Partito comunista italiano di via Osanna a Brindisi e le soluzioni che servono oggi

La sede del Pd in via Osanna a Brindisi

A leggere certe notizie come quella dello sfratto per mancato pagamento del fitto dei locali dove il Pd ha la sua sede e già di proprietà del Pci, Pds e Ds, uno dei partiti costituenti di quel partito, spingono uno come me non solo a considerazioni amare ma anche a dare un contribuito di testimonianza e di verità. In quei locali ho lavorato per anni e contribuii, assieme a tanti altri, ad acquistarli e poi anche ad arredarli. La sede di cui si è parlato in questi giorni anche sui giornali è stata la sede storica e di proprietà del Pci e poi del Pds e dei Ds fino allo scioglimento. Non è mai stata di proprietà del Pd.

E per essere ancora più chiari, quegli immobili erano di proprietà della società denominata Brileta cui venivano trasferite negli anni 70-80 gran parte delle sedi delle federazioni provinciali e di quelle comunali del Pci, ed era amministrata da dirigenti di Brindisi, di Lecce e di Taranto di quel partito. Al momento della costituzione del Pd e dello scioglimento dei Ds e della Margherita il rispettivo patrimonio immobiliare non confluì in quello del nuovo partito. Quello dei Ds passò alla fondazione nazionale che si costituì anche per salvaguardare un patrimonio e una storia come quella dei comunisti italiani oltreché a copertura dei pesanti debiti accumulati dal giornale del partito l’Unità.

La sede della Margherita

La sede della Democrazia Cristiana

A Brindisi, però, oltre alla sede dei Ds c’era anche quella, anch’essa storica e centrale, della Dc. Si trovava nel palazzo dove si trova il Bar Rosso e Nero e vicino al Teatro Verdi (nella foto sopra). Quei locali furono divisi tra gli eredi della Dc e una parte andò anche alla Margherita. Quale fine abbiano fatto quei locali è difficile saperlo. Anche quelli forse sono stati venduti.

Non risulta che le vecchie sedi della Dc siano state utilizzate dal Pd.  Ma si parla solo di quelli di proprietà degli ex comunisti dove il Pd è stato ospitato sin dalla sua nascita. Locali questi ultimi venduti a seguito anche di procedure fallimentari e ridati in affitto al Pd.

Un grosso problema da risolvere

Mi auguro che il nuovo e giovane segretario del Pd non sia lasciato solo a fronteggiare i debiti trovati e risolva al più presto e con dignità lo sfratto pervenuto. Forse sarebbe saggio e opportuno pensare di abbandonare quei locali, oggi di proprietà di un privato. Non dovrebbe essere difficile trovare una nuova sede in affitto. Si chiuderebbe così definitivamente con un passato che crea ancora equivoci e interpretazioni malevole su una storia, per molti di noi, gloriosa e di cui essere fieri e che non appartiene al presente.

E vengo alle amare considerazioni, ad alcuni ricordi personali che leggendo di questa vicenda si sono imposti alla mia memoria e alla mia passione politica. Orlandini che prima di diventare il bravo giornalista che conosciamo fu uno dei giovani funzionari del Pci e prima ancora e dopo di me segretario provinciale dei giovani comunisti ha fatto una ricostruzione di quella sede non solo corretta della sua storia, dalla inaugurazione a luogo di confronto politico e culturale dei comunisti brindisini, ma anche carica di passione e di sentimenti senza scadere in nessuna forma di nostalgia.

 Ricordi personali

A quella storia voglio aggiungere qualche altro ricordo. Sono stato l’ultimo segretario provinciale del Pci e ho lasciato la direzione di quel partito nel momento in cui stava per diventare Pds. Nella sede di via Osanna ho diretto il Pci dall’85 al 1990.  Ne vado fiero e considero quegli anni i più importanti della mia esperienza e della mia formazione politica.

Ereditai un patrimonio umano, politico, culturale, elettorale e anche immobiliare consistente e che cercai assieme ai gruppi dirigenti di allora (tutti giovani e che senza rottamazione erano espressione di quello che veniva definito rinnovamento nella continuità) di conservare, difendere ed estendere.

Era il compito di ogni dirigente, che oltre a garantire iniziativa e direzione politica, a consolidare e qualificare le sue funzioni e i suoi rapporti con la società per aumentarne il consenso, doveva dotare il partito di strumenti, di risorse e sedi autonome e diffuse in ogni comune. Avere una propria sede era non solo un modo per non dipendere da altri, per evitare sfratti e rimanere senza sedi, ma ti dava un senso di autonomia, di indipendenza e anche di forza.

Le sedi acquistate con l’autofinanziamento

La sede provinciale e le tante sedi comunali di proprietà venivano acquistate con piani di autofinanziamento, con i ricavi delle tante e molto partecipate feste de l’Unità, con le sottoscrizioni ordinarie e straordinarie, con le quote del tesseramento una volta versate quelle dovute al partito nazionale. E per le sedi così come per le attività si chiedevano contributi a tutti, agli iscritti, agli elettori ma anche agli avversari e agli imprenditori.

Era un’altra epoca. Allora i partiti non solo avevano un ruolo, ne era riconosciuta la funzione democratica, erano rispettati. Ai partiti ma soprattutto al Pci si apparteneva e appartenendo si sceglieva e si sapeva da che parte stare sempre e comunque. E l’appartenenza creava comunità e non ti faceva sentire solo.

Al Pci si aderiva per convinzioni profonde e non per convenienza così come non ci si iscriveva per avere incarichi, prebende o lavoro. Anzi c’è stato un tempo in cui dichiararsi comunista ed essere iscritto al Pci si rischiava la discriminazione sul lavoro e si comprometteva la carriera.

La mensa per gli albanesi in fuga

Ma torniamo alla sede di via Osanna. Era all’inizio una grande sede e non era come quella attuale e conosciuta dal Pd. Aveva un un salone  di 300 posti e qualche stanza in più. In quel salone fu organizzata per giorni l’accoglienza e la mensa per centinaia di albanesi in occasione del loro sbarco in città nel 1991.

Erano spazi frequentati e vissuti da donne, da giovani, da operai, da intellettuali. Ogni responsabile di commissione di lavoro aveva la propria stanza. Lasciai la direzione del Partito nel 1990 e la sede era così. Il mio successore per difficoltà finanziarie vendette salone e qualche stanza.

Orlandini nel suo articolo di qualche giorno fa ha ricordato che fu l’allora segretario nazionale Enrico Berlinguer il 29 aprile del 1979 ad inaugurarla. Era una domenica e Berlinguer oltre ad inaugurare la nuova sede della federazione provinciale tenne, a seguire, un comizio in piazza Santa Teresa, a mia memoria mai piena così. Una manifestazione memorabile.

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Quella domenica del 1979 con Berlinguer

C’ero alla inaugurazione e alla manifestazione (foto sopra). Allora ero un giovane dirigente della Cgil, ero il segretario generale aggiunto di quella brindisina e in quanto tale mi toccava essere sul palco dove Berlinguer teneva il comizio. Fu una giornata memorabile per molti di noi, sentivamo l’appartenenza e avevamo l’orgoglio per aver dato il nostro contributo per dotare il Pci di una nuova e grande sede e per aver concorso alla riuscita di una grande manifestazione.

Allora si era felici così e ci si sentiva importanti e considerati anche in questo modo. Ora quella sede non c’è più. Ci vogliono un partito nuovo e una nuova sede. E come dico da tempo, non si fanno cose nuove facendo le stesse cose e, in questa occasione, nello stesso luogo.

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