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Sabato, 27 Novembre 2021
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Fuori sede: anche decidere di ritornare può diventare una sfida

Finito il liceo sono mille i pensieri che passano nelle menti di tutti gli studenti che non sanno ancora cosa sarà del proprio futuro. Continuare a studiare, eventualmente dove e cosa? Questo passaggio è un vero momento di transito rivoluzionario

Finito il liceo sono mille i pensieri che passano nelle menti di tutti gli studenti che non sanno ancora cosa sarà del proprio futuro. Continuare a studiare, eventualmente dove e cosa? Questo passaggio è un vero momento di transito rivoluzionario, sia dal punto di vista scolastico che emotivo. Ci si sente grandi e con la voglia di esserlo ancora di più diventando autonomi, facendo scelte che catapultano a volte in città molto lontane dalla propria.

È il momento di mettersi in gioco completamente di provare a vivere da “fuori sede”. L’ansia, la paura, l’adrenalina della novità, i timori dovuti anche alle mille raccomandazioni sono un mix di emozioni che si confondono e riempiono il giovane. Alla ricerca forse di quel sé ancora da costruire, della sfida per dimostrarsi e dimostrare di essere coraggiosi, si parte carichi di energie e buoni propositi.

Si atterra in un paese sconosciuto, dispersivo, nuovo, confusionario. I ritmi dettati dalla città sono incalzanti, le lezioni all’università piene, interessanti e faticose, lo stradario è da imparare a memoria per evitare di perdersi, ci sono nuovi amici, una nuova casa, una nuova vita. La ricerca di una stanza è una delle prime prove che il giovane deve fronteggiare con la testa di un adulto: l’affitto, le offerte migliori, l’idea di dover condividere spazi e concordare tempi (le pulizie) con i coinquilini sono una novità meravigliosa e contemporaneamente difficile.

Superato questo momento, poi si scopre l’altra faccia della medaglia, non ci sono regole per mangiare, per rientrare la sera, per scegliersi il vestito, per sistemare il proprio letto. E piano piano inizia anche ad arricchirsi la rete di amicizie con altri studenti fuori sede con i quali si condivide tutto, dalla partenza alle mille problematiche della casa, dall’università alla spesa quando il frigo è vuoto, dai week end in giro per la nuova città ai momenti di solitudine.

Gli amici diventano lo scoglio sicuro: i momenti di sconforto, di solitudine dalla famiglia, dalla routine della vecchia vita, si alleviano condividendoli con altri studenti che vivono la medesima situazione di malinconia. Non sempre l’amico è più forte e sa consolare, ma l’idea di non essere soli in questo voragine che a volte assale, riscalda i pensieri e fa tornare un po’ il sorriso.

L’idea di potercela fare a riconsolarsi è importante perché quella sfida del coraggio possa essere compiuta. E ci si accorge lentamente che non è poi così traumatico. Ci si improvvisa cuochi, maghi del bucato ed esperti delle pulizie. Si è protagonisti in toto della propria vita sia nella libertà che nei doveri domestici necessari per sopravvivere. Si cresce velocemente in pochi mesi.

Finita l’università, poi sussiste il grande problema del lavoro, che ormai va inseguito nella città che offre di più. Non si può scegliere. Spesso il fuori sede si trova anche nella condizione di chiedersi se rientrare nel proprio paese, perché quell’esperienza ha già formato il nostro io tanto da non avere bisogno di dimostrare nient’altro, o continuare quella vita già collaudata. L’aggroviglio di idee, emozioni, decisioni davanti a questo bivio diventa un tormento, che spesso perdura anche dopo aver scelto di rimanere o tornare.

Come sarebbe stato se avessi scelto l’altra strada? Ci si chiede. Questo perché ci si sente combattuti tra le radici tanto amate e la nuova vita tutta costruita da soli. Per chi torna poi nel paese spesso c’è l’emozione del sentirsi un pesce fuor d’acqua, i tanti anni fuori ha cambiato se stessi e gli altri, ha modificato l’ambiente, il modo di vedere le cose. Il percorso di crescita, di costruzione della propria identità è stato sicuramente diverso.

Non sempre si riesce a riabituarsi a quel mondo che un tempo era anche il proprio, ai quei ritmi; non sempre quelle amicizie rimangono invariate nel tempo. Ricostruire nuovamente tutto daccapo è un’altra sfida possibile con la consapevolezza di aver percorso un pezzo di vita importante, meraviglioso e a volte irto di difficoltà superate brillantemente anche da soli.

La mescolanza tra vecchio, nuovo e ritrovato dev’essere una ricchezza da concretizzare nel quotidiano, nella passione del lavoro e del proprio modo di sentirsi soddisfatti. Tornare, rimanere potrà essere sempre un interrogativo anche dopo aver scelto, sicuri che l’amore per le proprie radici, il sapore della propria terra, i ricordi dell’esperienza fuori sede possano riscaldare sempre ovunque andremo. (rita.verardi@libero.it)

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