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Domenica, 23 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Sud indietro di 400 anni rispetto al Nord. Subito un piano per i giovani

Alcuni giorni fa è stato presentato il rapporto Svimez sul Mezzogiorno i cui dati sono, a dir poco, allarmanti e impietosi. Il Sud e' indietro di 400 anni rispetto al Nord, cioè ci vogliono 4 secoli per recuperare il gap che divide il nostro Mezzogiorno dal Settentrione secondo il trend attuale di sviluppo. Già questo dato avrebbe dovuto aprire quantomeno un dibattito, avviare una riflessione sulle politiche di questi anni e sulle politiche future. Invece dopo la notizia della presentazione di questo rapporto è calato il silenzio.

Alcuni giorni fa e' stato presentato il rapporto Svimez sul Mezzogiorno i cui dati sono, a dir poco, allarmanti e impietosi. Il Sud è indietro di 400 anni rispetto al Nord, cioè ci vogliono 4 secoli per recuperare il gap che divide il nostro Mezzogiorno dal Settentrione secondo il trend attuale di sviluppo. Già questo dato avrebbe dovuto aprire quantomeno un dibattito, avviare una riflessione sulle politiche di questi anni e sulle politiche future. Invece dopo la notizia della presentazione di questo rapporto è calato il silenzio.

Così come sono passate quasi inosservate le riflessioni e le iniziative della Cgil sviluppate a Napoli qualche settimana fa e quella più recente del Pd a Lamezia Terme. La stampa, l'informazione e' più interessata alle primarie, al Monti bis, a Montezemolo, a Casini, allo scontro tra Renzi e Bersani, ai mercati finanziari e ai loro condizionamenti sulle economie occidentali, ai presunti salvifici piani di austerità. Il Mezzogiorno, con i suoi drammi socioeconomici, non fa notizia.

Ma che cosa dice questo rapporto? Parla innanzitutto di disertificazione industriale, di disoccupazione che tocca il 25%, più del doppio rispetto a quella del Centro-Nord. Un processo di deindustrializzazione fatto di imprese che chiudono e del lento esaurimento della vecchia industrializzazione. E ancora: nel 2012, il Pil e' sceso di un altro 3,5%, i consumi del 3,8%, gli investimenti del 13,5%. Negli ultimi quattro anni, dal 2007 al 2011, sono 147.000 i posti persi al Sud, il triplo dei dati del Centro-Nord. In questa situazione dal 2000 al 2010 oltre un milione e 350 mila persone, e di queste un buon 70% giovani, hanno abbandonato il nostro Mezzogiorno, aggravandone l'impoverimento.

Emerge chiaramente da questi dati che se l'Italia fatica ad andare avanti, il Sud va indietro in maniera impressionante. Il Mezzogiorno si sta avvitando in una spirale spaventosa: calano il Pil e la ricchezza pro capite, chiudono e falliscono le imprese e aumenta la disoccupazione, specialmente dei giovani e delle donne, e di conseguenza cresce la emigrazione a ritmi qualche tempo fa impensabili. I nostri figli che hanno avuto la fortuna e la possibilità di studiare fuori non tornano più privando così di intelligenza e di talento territori che avrebbero invece tanto bisogno della loro intelligenza e del loro sapere per aiutarne la crescita e lo sviluppo.

Il loro inserimento nel mercato del lavoro puo' favorire innovazione e sviluppo. Il tasso di occupazione nella fascia tra 25-34 anni al Sud e' appena del 47,6%, ovvero meno di un giovane su due ha un lavoro, mentre al Centro Nord e' al 75% (3 su 4). Le giovani donne impiegate sono addirittura la metà dei maschi (24%), ovvero una su 4. Tutto questo obbliga di nuovo i meridionali a cercare fortuna e lavoro altrove. Nel 2011 dei 140.000 emigranti meridionali 39.000 erano laureati.

La crisi e le manovre di tagli e di blocco indiscriminato della spesa pubblica, la politica recessiva del governo Monti aumentano il divario tra il Centro-Nord che e' fermo e un Sud che sprofonda. Da tutto questo ho tratto alcune considerazioni che mi auguro possano aprire un confronto anche nel nostro territorio dove invece ristagnano eccentrici dibattiti sul nulla. BrindisiReport.it potrebbe, anche per il suo target di riferimento, aiutare una riflessione e sostenere un confronto in grado di coinvolgere innanzitutto le nuove generazioni.

Mi chiedo perché questi dati che tratteggiano un quadro a tinte fosche, non creano reazioni, mobilitazioni, progettualità? Perché le nuove generazioni non reagiscono? Non si vedono infatti nè luoghi dove si possa discutere non genericamente di futuro, ma di proposte concrete,di rivendicazioni, di diritto al lavoro. Non si vedono piazze piene per rivendicare da giovani quelli che altre generazioni chiamano diritti sociali. Eppure i sussulti studenteschi che periodicamente si manifestano fanno sempre ben sperare per poi ricominciare daccapo.

Purtroppo si tratta solo di sussulti e non di movimenti organizzati. Si ha l'impressione che i giovani si sono tristemente assuefatti alla loro condizione di svantaggiati anche perché la politica da tempo ha finito per sottorappresentare la questione giovanile meridionale. E' senza dubbio necessario e salutare battersi per favorire un ricambio ai vertici della politica, delle professioni, delle imprese, dei giornali, ma e' altrettanto giusto e urgente coinvolgere o saper coinvolgere la grande massa dei tanti giovani che chiedono semplicemente opportunità e condizioni di poter vivere la vita che desidererebbero realizzare, per usare le parole di Amartya Sen.

Penso che la stessa sinistra riformista se non parte dal Sud, dai giovani, non credo riuscirà ad avere un futuro. Dai dati del rapporto Svimez emerge con una certa drammaticità la questione giovanile meridionale che non mi sembra sia all'attenzione dell'attuale dibattito politico. E per essere credibili, la sinistra riformista, il movimento sindacale, i movimenti e le organizzazioni giovanili, se esistono, dovrebbero avere il coraggio di cimentarsi su una piattaforma incisiva e attraverso un movimento organizzato di rottura rispetto alle politiche recessive del governo Monti.

Il fondamento di questa piattaforma non può che essere la questione giovanile meridionale alla quale per esempio si può rispondere nell'immediato con un piano straordinario per l'occupazione giovanile nel Sud, in attesa delle nuove politiche industriali, della riorganizzazione statuale, eccetera eccetera.

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