Martedì, 18 Maggio 2021
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A cura di Blog Collettivo

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“Suicidio dopo il video sul web, si è superato il limite del ragionevole”

La riflessione di Vito Brugnola sulla tragedia di Tiziana: “La realtà virtuale non perdona, ferisce implacabilmente in un circolo vizioso azionato dal comportamento vigliacco di un webete”

“Stai facendo un video? Bravoh!”

Sino a ieri in pochi associavano questa esclamazione a un video porno amatoriale che, a quanto pare, da parecchio tempo fa il giro del web fino a quando la ragazza protagonista del suddetto file multimediale, si è suicidata nel suo appartamento nel Napoletano.

A quanto pare la povera Tiziana già in passato aveva provato a togliersi la vita e recentemente era riuscita ad ottenere il cambio d'identità, soffocata ormai da tempo dal peso di un'etichetta poco nobile dovuta alla diffusione sul web di un momento d'intimità.

Che sia chiaro, non può essere la rete, lo strumento di condivisione per eccellenza, il male di questa vicenda: uno strumento è tale a se stesso, tutto dipende dal modo in cui viene utilizzato. A volte tramite internet si diffondono straordinari messaggi di solidarietà, a volte diventa la panacea di tutte le frustrazioni e le piccolezze dell'essere umano, pronto a distruggere una persona solo per vendetta.

Possiamo discutere sull'ingenuità con cui la vittima si sia concessa alle riprese del suo ex fidanzato, possiamo discutere sul bisogno di riprendere ogni istante della nostra vita, persino nei rapporti sessuali, ebbene, da questa analisi possiamo dire che si è oltrepassato il limite del ragionevole.

Già la soubrette Belen Rodriguez, che con la bellezza e il suo corpo nasconde limiti recitativi, era incappata nella diffusione di un video girato quando era minorenne, come se l'ostentazione (inopportuna) della farfalla, durante un festival di Sanremo, autorizzasse automaticamente a conoscerla intimamente a causa della viltà di un suo ex compagno. La soubrette argentina è riuscita a superare questo atroce affronto, Tiziana no.

Molteplici erano stati i suoi tentativi di cambiare vita e di limitare la diffusione dei video, però la realtà virtuale non perdona: è astratta ma ferisce implacabilmente.

A quanto pare i commenti denigratori, gli insulti e il disprezzo la raggiungevano anche nei rifugi che si costruiva ed una volta distrutta l'identità di una persona è facile perdere anche la percezione della dignità propria vita sino ad odiarla e volerla spazzare via.

Da questa tragedia emergono due elementi degni di riflessione che dovrebbero entrare in tutte le case e nell'educazione dei propri figli, futuri adulti internauti e utilizzatori di cellulari.

Il primo riporta all'equilibrio. Una tastiera fa di una persona poco avveduta un webete, non un leone. Insultare è sin troppo facile, specialmente quando si è al sicuro dietro un Pc o smartphone, ma è giusto che si sappia che sono comportamenti vigliacchi.

La seconda riflessione riporta all'impellente bisogno di esperire la propria vita sotto la lente del proprio cellulare, alla voglia di essere protagonisti di una ripresa, come se la nostra esistenza trovasse valore aggiunto nell'imitare gesta televisive. La tv del trash, della spettacolarizzazione e delle sagome di cartone, ci sta facendo perdere di vista che tutto ciò che avviene dietro alla telecamera è pura finzione, così come l'aurea di chi raccoglie l'attenzione di milioni di spettatori vendendo il nulla. La dignità però non si basa sulla finzione, è tangibile quando ci guardiamo allo specchio e le nostre emozioni non su nutrono del nulla ma si illudono di trovare pienezza nella fisicità evanescente.

Proprio questo circolo vizioso basato sulla soddisfazione degli impulsi ha generato la produzione di quel video porno e la successiva condivisione sulla rete a opera dell'ex fidanzato (ed “amici”) di Tiziana.

La pochezza dei commenti di centinaia di internauti ha fatto il resto, in un Paese dove si può impunemente equiparare il Presidente della Camera ad una bambola gonfiabile, dove la bellezza conta più della competenza e dove ancora troppe persone commentano “se l’è cercata”.

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