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Tra Miccichè, rivolte e neo-borbonici: nel Sud in fermento manca la voce della sinistra

La nascita del partito del Sud fondato da un ex luogotenente di Silvio Berlusconi, Gianfranco Miccicchè, potrebbe essere catalogata fra i fenomeni ricorrenti del sicilianismo. Oppure potrebbe essere scelto come sintomo del processo di decomposizione del “partito del predellino”. Tuttavia molti segnali spingono a non sottovalutare non già questa nuova formazione politica ma soprattutto il clima che rivela e che può creare. Sulla destra dello schieramento politico stanno crescendo negli ultimi anni molte formazioni che si ispirano a tematiche localistiche ovvero a suggestione neo-meridionaliste. Queste nuove formazioni ricorrono a narrazioni anti-risorgimentali talvolta in modo esplicito altre volte in modo più sottile. C’è un gran fermento in questo campo.

La nascita del partito del Sud fondato da un ex luogotenente di Silvio Berlusconi, Gianfranco Miccicchè, potrebbe essere catalogata fra i fenomeni ricorrenti del sicilianismo. Oppure potrebbe essere scelto come sintomo del processo di decomposizione del "partito del predellino". Tuttavia molti segnali spingono a non sottovalutare non già questa nuova formazione politica ma soprattutto il clima che rivela e che può creare. Sulla destra dello schieramento politico stanno crescendo negli ultimi anni molte formazioni che si ispirano a tematiche localistiche ovvero a suggestione neo-meridionaliste. Queste nuove formazioni ricorrono a narrazioni anti-risorgimentali talvolta in modo esplicito altre volte in modo più sottile. C'è un gran fermento in questo campo.

E' capitato anche a me di segnalare il travolgente successo del libro "Terroni" del nostro conterraneo Pino Aprile oltre che film di successo pieno di stereotipi positivi sulla gente del Sud. Durante la rivolta di Terzigno hanno bruciato la bandiera italiana, non era mai successo prima. Una parte della stampa nazionale si sta scandalizzando e grida al ritorno dei neo-borbonici contro cui scendono in campo con nuovi libri anche giornalisti di successo come Aldo Cazzullo. Intanto dobbiamo misurarci con realtà ormai consolidate come il movimento di Lombardo che ha addirittura ribaltato il quadro politico siciliano e tiene in scacco con i suoi voti il governo nazionale e in Puglia con il protagonismo della Poli Bortone che ha già rivelato la sua influenza sullo scacchiere politico. Il panorama meridionale è interamente scosso.

Il mio lamento è che in tutto questo fiorire confuso di dibattiti attorno a film, a libri, a celebrazioni (il 150 dell'Unità che ha spinto due storici diversi, Emilio Gentile e Paul Ginsborg, a porsi le stesse domande sull' esistenza dello spirito nazionale degli italiani), manca quasi completamente la voce della sinistra. Ci sono ragioni gigantesche per spingere la sinistra ad impadronirsi di questi argomenti. Ma una su tutte. Qualunque possa essere il giudizio sulla vecchia politica meridionalista della sinistra, è un dato incontrovertibile che da quando questo tema è scomparso dall'orizzonte il paese si è infragilito, si sono accresciuti i divari (lo dimostra bene nei suoi libri Gianfranco Viesti), sono aumentate le spinte secessioniste e, in conseguenza di queste, si stanno affacciando spinte separatiste al Sud.

Non voglio sopravvalutare fenomeni diversi ma credo che siamo di fronte a una congiuntura in cui potremmo trovarci a fare i conti con una nuova frattura fra italiani. Credo che una forza politica di sinistra nel Sud ha di fronte a sé alcuni compiti ineludibili. Deve innanzitutto difendere il Mezzogiorno. Non tutto e non tutti, ma quella specie di connivenza con i denigratori del Mezzogiorno deve finire. Né è accettabile che il Sud sia apprezzato come "natura" e rifiutato come comunità umana e civile. Questo richiede anche una rilettura della nostra storia patria in cui senza rigurgiti neo-borbonici potremmo tornare a spiegare ai più giovani, con le parole di Gramsci, di Giustino Fortunato e di tanti altri, come l'Unità d' Italia abbia tradito una parte del paese.

Un 150esimo senza le ragioni delle vittime e le colpe dei vincitori non ha senso. Infatti è necessaria una battaglia culturale per ridare spina dorsale al Mezzogiorno. Al tempo stesso si apre uno spazio inedito, nella crisi politica nazionale, per piattaforme meridionaliste in grado di sintonizzarsi sulle domande poste dalla crisi. Non vi sembra assordante, per usare una vecchia metafora, questo silenzio rivendicativo del Mezzogiorno? In Campania c'è un governatore abbastanza imbranato, in Calabria ce ne è un altro che dovrebbe rispondere della bancarotta della città che ha appena finito di amministrare, Reggio Calabria, Lombardo sembra tutto chiacchiere e distintivo. Chi può parlare per svegliare il Mezzogiorno? Insisto ancora una volta su un tema che ho già sollevato: perchè la Puglia, un luogo in cui la sinistra è al governo, non prende la guida della ribellione del Sud? Una ribellione del "fare", piena di idee e di proposte, ma anche piena di cultura e di sentimenti. Spero che qualcuno si faccia avanti.

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