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A cura di Blog Collettivo

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Turismo: a Brindisi senza idee e progetti solo un milione su 113

In questi giorni d'estate si è sviluppato in Puglia un dibattito molto interessante sul turismo nella nostra regione, sul futuro di un settore che in termine di sviluppo socio-economico potrà fare la differenza nei prossimi anni. Un dibattito che vede contrapposti i fautori di un turismo fatto di vacanze di poche settimane, di divertimentificio, di sagre, di eventi canori e musicali e i sostenitori di un turismo alto, culturale.

In questi giorni d'estate si è sviluppato in Puglia un dibattito molto interessante sul turismo nella nostra regione, sul futuro di un settore che in termine di sviluppo socio-economico potrà fare la differenza nei prossimi anni. Un dibattito che vede contrapposti i fautori di un turismo fatto di vacanze di poche settimane, di divertimentificio, di sagre, di eventi canori e musicali e i sostenitori di un turismo alto, culturale. Una contrapposizione, secondo me, non solo mal posta ma soprattutto fuorviante. La Puglia deve riflettere sul suo potenziale turistico, valorizzando tutte le potenzialità, ma deve mettere ordine per evitare che il boom di questi ultimi anni si esaurisca, diventando una bolla.

Il mare, il paesaggio, i beni culturali, l'enogastronomia, l'agroalimentare, devono diventare un "unicum" da cui partire per ogni riflessione e per dare sostanza e continuità alla loro conoscenza,valorizzazione e fruizione. Mai come in questa stagione estiva si sono sviluppate tante iniziative di incontro, di eventi, di sagre. In ogni comune della regione e della nostra provincia si sono programmate però le stesse occasioni a tal punto da far perdere le specificità territoriali, le identità culturali, produttive e paesaggistiche. Le sagre, gli eventi enogastronomici, sono tutti uguali in ogni realtà. Rischiano di diventare dei mercati settimanali dove i venditori ambulanti sono sempre gli stessi.

Si vendono, si offrono gli stessi prodotti in ogni dove anche se i nomi delle sagre e degli eventi cambiano sui manifesti di promozione. L'affluenza e la partecipazione sono certamente garantite ma con il rischio di far disperdere e di abbassare il valore e la qualità di ciò che si offre. Si rischia la massificazione indistinta e di pregiudicare lo sforzo fatto in questi anni da operatori lungimiranti e da amministratori avveduti che hanno puntato su questo settore. Il contributo determinante delle amministrazioni locali che sembrano aver trovato in questo filone la principale ragione della loro stessa esistenza non può piu' procedere però così.

Bisogna cominciare a mettere ordine, a coordinarsi a livelli territoriali più ampi per evitare sovrapposizioni ripetitive e per meglio valorizzare specificità e identità, mettendo assieme esperienze locali e consolidando il meglio delle buone pratiche in un rapporto virtuoso tra operatori privati,organizzazioni locali e amministrazioni pubbliche. Il turismo per diventare settore produttivo e organizzato ha bisogno di essere ripensato per evitare l'offerta indistinta e per periodi brevi. Bisogna trovare e insistere su ciò che può dare stabilità e attrattività' ai territori. Possono essere garantite e consolidate non solo dalle sagre e dagli eventi che si consumano in alcune settimane ma anche da ciò che la storia degli uomini ha prodotto nei secoli, in termini paesaggistici, culturali, architettonici nei nostri centri urbani, nei nostri borghi, nelle nostre campagne.

La cultura, i beni culturali laici e religiosi, il paesaggio, l'enogastronomia,la tipicità e l'artigianalità' dei prodotti sono gli elementi che possano dare continuità al settore e attrattività' permanente al di là del periodo estivo. Queste affermazioni possono apparire scontate o essere considerate come "la scoperta dell'acqua calda". E' così, ma non ci siamo ancora, soprattutto nel nostro territorio brindisino anch'esso ricco in queste settimane estive di tante iniziative ma gran parte delle quali ripetitive e tutte uguali. E c'è un evidente spreco di risorse pubbliche.

Mancano il nesso, il coordinamento, ma soprattutto la consapevolezza del valore aggiunto che possono dare i nostri beni culturali, la loro valorizzazione e fruizione. Il nuovo ministro Bray sta cercando di far diventare "la scoperta dell'acqua calda" prassi e programma del suo ministero, impegnato, come è, a rilanciare il settore tenendo assieme turismo, cultura, beni culturali. Questa impostazione, fatta anche di progetti e di finanziamenti rappresenta una sfida per tutti i livelli istituzionali e amministrativi, per gli amministratori pubblici, per i privati,che sono chiamati a cogliere e sviluppare opportunità e condizioni nuove anche per ripensare lo sviluppo dei nostri territori e per valorizzarne tutte le potenzialità turistiche e culturali.

In Puglia il ministro Bray e' impegnato a sostenere lo sforzo di quanti, a partire dalla regione e degli enti locali, si sono già caratterizzati in questa nuova visione del turismo. Con il decreto del 2 agosto ha finanziato in Puglia 54 progetti con 113 milioni di euro a valere sull'accordo operativo di attuazione per attrattori culturali, naturali e turismo. Di questi quasi la metà sono stati destinati in provincia di Lecce, un solo milione al territorio brindisino (al museo di Egnazia). Non penso che ci sia stata una distribuzione di queste risorse in maniera discriminata o secondo logiche di pressioni territoriali e clientelari. Si tratta di risorse per progetti presentati e cantierabili.

Mi sono chiesto se dalla nostra provincia siano pervenuti al ministero altri progetti oltre quello per il museo di Egnazia. E se no, perché tanta scarsa progettualità da parte di un territorio ricco di beni culturali e di vocazioni turistiche? E' possibile che nessun amministratore , funzionario comunale o provinciale in questi anni non abbia pensato o provato di presentare progetti su questo accordo operativo per i beni culturali, naturali e per il turismo? Il silenzio, l'assenza di qualsiasi valutazione e di reazione da parte di tutti (rappresentanti politici, amministratori, operatori) sul fatto che su 113 milioni di euro un solo milione sia stato destinato al nostro territorio, è certamente la conferma di una visione miope, di disinteresse con cui la pubblica amministrazione di questo territorio e i suoi rappresentanti affrontano il ricorso ai finanziamenti statali ed europei.

Denota una scarsa sensibilità a progettualità di questo tipo oltre che una preoccupante ignoranza. Si preferisce forse dedicarsi più alle sagre e agli spettacoli, certamente utili, ma molte volte effimeri, che impegnarsi per la valorizzazione e la fruizione dei tanti beni culturali di cui il territorio e' ricco. Un tempo non era così e non c'erano tanti turisti in giro. Non intendo assolutamente negare lo sforzo che si sta facendo per dotare i nostri territori di tutto quello che sono le sagre e gli eventi estivi, anzi. Quello che voglio sottolineare e' che sarebbe opportuno pensare ancora più in grande attraverso un coordinamento e una programmazione territoriale e intercomunale in un rapporto più funzionale con la informazione, la conoscenza, la valorizzazione e fruizione dei tanti beni culturali,museali, archeologici da mettere a disposizione dei tanti turisti estivi e di tanti altri potenziali turisti anche locali e regionali.

Ci vogliono idee, progettualità, disponibilità a superare i campanilismi oltre che conoscenza anche storica e scientifica di tutto il nostro patrimonio storico e culturale. Ci sono già alcune buone pratiche che potrebbero fare da traino anche nella nostra provincia,come quelle del Parco delle Dune costiere o del Consorzio della riserva marina e terrestre di Torre Guaceto almeno sul versante paesaggistico e sul patrimonio rurale, o come il Festival della Valle d'Itria o il Festival dei Sensi. Ripensiamo al turismo partendo dalla valorizzazione della cultura,della storia, dei beni culturali e pensiamoli tutti assieme anche dal punto di vista del ritorno economico e occupazionale.

Il turismo culturale, quello paesaggistico e ambientale si deve integrare meglio con quello dei divertimenti, del mare e delle spiagge, con quello enogastronomico e non è alternativo a quello delle sagre o delle discoteche in riva al mare. Bisogna crederci e costruire una progettualità per valorizzare e far fruire i nostri beni culturali e paesaggistici in maniera integrata e non solo ai turisti che vengono da fuori ma anche a tutti quanti noi che pur vivendo in questi territori non ne conosciamo tutta la loro ricchezza. E' l'unico modo per non perdere altre risorse destinate al turismo e alla cultura e per creare le condizioni di un nuovo e più sostenibile sviluppo.

 

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