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Ecco come la crisi siriana sta allontanando la Turchia dall'Occidente

La Siria è oramai devastata da una delle peggiori guerre civili del nuovo millennio. Un massacro che dura ormai da più di cinque anni. Impossibile avere un numero preciso delle vittime, dato che quando si tratta di una guerra in molti sono pronti a sparare numeri come se fossero caramelle

La Siria è oramai devastata da una delle peggiori guerre civili del nuovo millennio. Un massacro che dura ormai da più di cinque anni. Impossibile avere un numero preciso delle vittime, dato che quando si tratta di una guerra in molti sono pronti a sparare numeri come se fossero caramelle, anche se tutte le cifre disponibili parlano di oltre 350.000 morti. In questi giorni la carneficina si è fatta maggiormente cruenta, dato che il regime di Assad ha riconquistato terreno e sta facendo piazza pulita di chiunque , per lungo tempo, si sia messo di traverso al suo dominio.

E’ bene ricordare che Damasco, sino ad oggi, ha dovuto fronteggiare diversi tipi di milizie ribelli, non affatto alleate  e spesso anche in contrasto tra loro. Un conto era l’  Esercito Siriano Libero, composto in maggioranza da disertori siriani, ora in preda all’ anarchia totale dato che non ha più un suo comando coordinato ed organizzato. Altra cosa sono, ancora oggi,  i gruppi legati al fondamentalismo islamico, come Jabath Al Nusra (sino a poco tempo fa costola di Al Qaeda) e il famigerato Daesh, meglio conosciuto come Isis la cui barbarie assassina è ben nota a tutto il mondo.

Questa totale disomogeneità di chi si è ribellato ad Assad in questi anni ha fatto si che il Rais di Damasco, forte anche dei supporti mai venuti a mancare dalla Russia e dall’ Iran, restasse al suo posto senza che nessuno potesse neanche torcergli un capello. Ma quello che sta succedendo in questi giorni, se guardiamo a quello che avviene in Turchia, sta mettendo il sigillo sul potere di Assad. Tra le nazioni che più di tutte  in questi anni, avevano dato supporto alla ribellione, sia laica quanto anche fondamentalista, era stata proprio la Turchia.

Non solo per consolidare la sua alleanza con il Qatar e con il progetto dei Fratelli Musulmani di spazzare via un governo filo–iraniano come è sempre stato quello degli Assad a Damasco (oltre 40 anni tra il padre Hafiz e il figlio Bashar). Ma anche perché controllare la Siria poteva significare chiudere i conti definitivamente con la questione curda, da sempre una vena aperta nella politica territoriale turca. Erdogan per tutto questo tempo ci ha messo non solo la faccia, ma anche tutto l’apporto necessario per sostenere la guerra in Siria. Ma sia gli Stati Uniti quanto tutte le nazioni occidentali non hanno poi garantito l’apporto militare necessario affinché Assad crollasse, dato che la Nato non è voluta intervenire in prima persona nel conflitto.

Un atteggiamento che il sultano di Ankara non ha gradito, e che è alla base delle frizioni sempre più forti e pesanti in atto in questi giorni tra la Turchia e tutto l’Occidente. Se, come alcune indiscrezioni affermano, Erdogan sarebbe stato salvato nientemeno che da una soffiata dei servizi segreti russi, significherebbe che ora deve la sua salvezza al principale alleato di ferro di Assad. Una mossa intelligente da parte di Putin, quindi, che ha fatto totalmente capovolgere la posizioni turche sulla Siria, ora più che mai nelle mani di Bashar Assad.

E potrebbe anche significare che la Turchia stia seriamente pensando di riposizionarsi a livello geopolitico mondiale, voltandosi verso Mosca e dando le spalle all’ Occidente. Se fosse cosi, prepariamoci ad un ulteriore lungo, lunghissimo periodo di instabilità politica in tutto il Medio Oriente. Gli occidentali sono avvisati.

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