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Anche l'Occidente abbandona Aleppo, senza pace e speranza

Ormai la bellissima città di Aleppo è ridotta peggio di Stalingrado nel 1943. Secondo l’Onu sarebbero circa due milioni le persone intrappolate in quella che potremmo definire la nuova “ sacca di Aleppo”

Ormai la bellissima città di Aleppo è ridotta peggio di Stalingrado nel 1943. Secondo l’Onu sarebbero circa due milioni le persone intrappolate in quella che potremmo definire la nuova “ sacca di Aleppo”. La popolazione è ora priva di acqua, luce, viveri e medicinali. La Russia si era messa a disposizione per garantire una tregua di 3 ore per far giungere aiuti di ogni genere ai civili. Ma per Staffan de Mistura, inviato speciale dell’ Onu per la Siria, 3 ore non bastano.

Per il sempre chiaro e cristallino diplomatico italo-svedese per soccorrere Aleppo ci vogliono almeno 48 ore. Ma cosa sta succedendo esattamente in quella che sino a pochi anni fa era la seconda città della Siria? In questi giorni quella che poteva essere definita la “capitale dei ribelli” è sottoposta ad un durissimo attacco aereo da parte dell’ esercito fedele al regime di Bashar Assad (da sempre appoggiato dalla Russia).

Ribelli che hanno denunciato di essere stati bersagliati da  bombardamenti con ordigni al cloro, estremamente pericolosi per la popolazione. In passato le truppe lealiste non avevano neanche disdegnato di utilizzare i cosiddetti “barili bomba”. Si tratta di contenitori ripieni di benzina e liquidi infiammabili, che sganciati ad una certa altezza da un aereo hanno la stessa potenza distruttiva di una qualsiasi bomba convenzionale.

Assad ha capito benissimo che espugnare e riconquistare Aleppo sarebbe il colpo di bastone decisivo da dare  in testa alla ribellione. La città è stata sino ad ora controllata a macchia di leopardo un po’ da tutti: alcune zone in mano a quello che resta dell’ Esercito Libero Siriano, altre controllate invece dalla Jabhat Al Nusra (sino a pochi giorni fa la costola siriana di Al Qaeda) e da altre milizie jihadiste e fondamentaliste.

Dell’ Isis ad Aleppo non vi è più traccia dal 2014, mentre il regime è riuscito a mantenere, ogni tanto, una piccola porzione della città sotto il proprio controllo. Sino ad ora i ribelli si erano abbeverati di armi e supporti di ogni tipo dalla Turchia, la nazione che aveva avuto un ruolo di prima fila nel sostegno alla guerra al regime siriano. Ma la stretta di mano tra Vladirmi Putin , la “badante di Assad”, ed Erdogan avvenuta pochi giorni fa a Mosca ha avuto un significato preciso: ormai per Ankara è finito il tempo di supportare qualsiasi opposizione al regime di Damasco.

Chi sta continuando a volere la guerra sul territorio siriano è ora solo l’Arabia Saudita, da dove sono partiti finanziamenti ed appoggi a tutti i gruppi più fondamentalisti, Al Qaeda in testa. Sauditi che si sono imbattuti anche nella guerra in Yemen contro i filo-iraniani aprendo un fronte che al momento li vede in grande difficoltà, come del resto lo sono ora anche in Siria.

Anche per gli Stati Uniti e per tutto l’Occidente il disimpegno nella questione siriana è sotto gli occhi di tutti. Chi si era opposto al rais di Damasco, ormai, non solo non ha più una seria organizzazione interna. E’ anche privo dell’appoggio di tutti i soggetti che , negli ultimi cinque anni, gli avevano dato il necessario supporto internazionale. La repressione quindi avanza, ma chi sta pagando davvero le conseguenze di  questa sciagurata guerra sono ora solo i civili. Aleppo, per ora, resta ancora una città senza pace e senza speranza avvolta nel profumo della morte. Il suo bellissimo suq, patrimonio dell’ umanità, è ora solo la carcassa di una follia infinita.

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