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Lunedì, 17 Gennaio 2022
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A cura di Blog Collettivo

Ospitiamo in questo Blog opinioni di alcuni cittadini Brindisini

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Un Sud frammentato dagli umori volubili di piccole bande

Chi vive una vita dinamica e, per ragioni contingenti, è costretto alla clausura ha, per fortuna, la finestra telematica attraverso la quale affacciarsi sul mondo. Non si può violentare la propria natura, se sei abituato a correre fermarti è una sofferenza, se hai respirato la politica non puoi più far finta di non conoscerla. Non è necessario praticarla ma ti basta osservarla e raccontarla, a volte azzeccandoci e a volte sbagliando. Quanto è vera questa riflessione che ho letto su BrindisiReport. Peppino Caldarola lo seguo sempre, qualche volta condivido le sue riflessioni spesso son dissenziente. Ma scrive bene, seriamente e non è mai banale nelle sue riflessioni.

Chi vive una vita dinamica e, per ragioni contingenti, è costretto alla clausura ha, per fortuna, la finestra telematica attraverso la quale affacciarsi sul mondo. Non si può violentare la propria natura, se sei abituato a correre fermarti è una sofferenza, se hai respirato la politica non puoi più far finta di non conoscerla. Non è necessario praticarla ma ti basta osservarla e raccontarla, a volte azzeccandoci e a volte sbagliando. Quanto è vera questa riflessione che ho letto su BrindisiReport. Peppino Caldarola lo seguo sempre, qualche volta condivido le sue riflessioni spesso son dissenziente. Ma scrive bene, seriamente e non è mai banale nelle sue riflessioni.

L'ultima è particolarmente stimolante: ripropone, ahimé, la "questione meridionale" non già al Paese ma agli aspiranti leader del Meridione che, in Puglia, hanno avuto da sempre luogo, se non di nascita almeno di esercizio. Di Vittorio, Moro, Tatarella e financo D'Alema se volessimo fare alcuni nomi importanti nella storia del paese. Tra il disperante e il disperato Caldarola chiede a Sergio Blasi, persona della quale anche io ho grande stima, risposte che Sergio Blasi probabilmente non può dare.

I segretari del PD, qualunque livello occupino, oscillano tra due estremi: capi di una tribù maggioritaria che fa strame del dissenso oppure eroici sintetizzatori vocali di mille posizioni inconciliabili che imparano a raccontare il nulla con il maggior numero di parole possibili. Non è più il tempo dei partiti, bambini buttati via con l'acqua fetida per lasciare il catino a chi si manifesta sempre più super partes vantando, ed è la cosa peggiore, d'esser gradito a destra e a sinistra.

E allora in ordine sparso, ordine di piccole bande alleate per fare una grande banda e un territorio diventa dominio degli ambientalisti più ferrei se li comanda l'amico ambientalista, reame di campi coltivati a fotovoltaico se il capozona ha interessi sui pannelli, porto energetico se il carbone viene a favore, costa protetta se è fedele il capo dei diportisti e così via.

Si frantuma la questione meridionale in questione regionale, provinciale, locale e di quartiere e la medesima leadership che si batte perché s'incrementi tutela ambientale e turismo in un comune è foriera di un termovalorizzatore nel comune confinante. I partiti eran costretti ad un minimo di coerenza, ad una visione di sistema e, per un partito, doversi smentire era tanto raro quanto disdicevole. Per un leader, carismatico o presunto tale, la smentita viaggia con twitter alla medesima velocità della dichiarazione, fa parte del personaggio o almeno del sua avatar.

Con il passar degli anni, saranno sempre meno quelli che ricorderanno il progetto di società e sempre più quelli che vedranno la politica come "uno dei pochi ascensori sociali a disposizione di giovani intraprendenti e con molto pelo sullo stomaco". A noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscere entrambe le versioni non resta che farne racconto.

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